Risposte nei forum create
-
AutorePost
-
soledamore
PartecipanteNon capisco poi tutto questo astio nei confronti della mia traduzione, che non è per nulla omofobica ma anzi, getta una nuova luce sull’omofilia che legò i due mitici guerrieri.
Certe volte mi sembrate degli etero isterici! Non capite che il legame tra Achille e Patroclo era molto più complesso di quanto voglia far credere la classica riduzione gaysta, che vorrebbe trasformarli in due precursori del coming out? Come se nell’accampamento dei Greci invece che splendere le insegne achee garrissero le bandiere arcobaleno!
Nessuno riuscirà mai a convincermi di tacere il disgusto nei confronti di espressioni del tipo “Achille era la più femmina di tutta l’Iliade”, un falso storico che nessun letterato, nemmeno il più partigiano, potrebbe mai sostenere, per quanto possa essere intellettualmente disonesto.
E poi, che prosopopea: gli stessi Greci erano in disaccordo sul tipo di legame fra i due eroi, non capisco come dei contemporanei possano pretendere di detenere la verità ultima sulla questione. Imparate a ragionare con le vostre teste e a rispettare le opinioni altrui.soledamore
PartecipanteIl paragone è calzante invece. L’escissione non è l’equivalente della castrazione, nell’ordine sessuale simbolico. L’equivalente della castrazione è invece la chiusura della vagina.
Non potevi fare un esempio peggiore con Gian Gastone de’ Medici: un laido pederasta che saziava le sue brame sessuali con una guarnigione di trecentocinquanta marchette ruspanti. Gli piacevano giovanissimi, biondi e nerboruti.
Trasformò Palazzo Pitti prima in un postribolo, macchiando d’ignominia il nome della nobile casata alla quale apparteneva, e poi in un porcilaio, dove riceveva disteso nel suo letto, tra il lezzo del suo vomito di ubriacone e gli umori dei ragazzi che si prestavano alle sue manustuprazioni in cambio di denaro, gli ospiti che si avventuravano a fargli visita.Nella sua vita riusci ad amare solo Giuliano Dami, uno staffiere di cui s’invaghì e che divenne poi il suo prosseneta, organizzandogli i festini omosessuali a palazzo.
Gian Gastone, quando cominciò a perdersi nei vizi e nei bagordi, divenne incapace di amare altro che la più sfrenata lussuria e – anche sessualmente – di un castrato non avrebbe saputo che farsene. Quella sul Caffarelli era solo una diceria che gli fu accreditata a causa della sua esuberante omosessualità.
soledamore
PartecipanteTipica rhetorica almadelliensis: quando viene messo in luce un difetto o una mancanza dei gay, fa’ subito il paragone con gli etero, e dì che sono peggio 😆
Donne senza vagina non esistono, se non nella tua fantasia misogina. Gli uomini senza pene o testicoli esistono invece da sempre: sono i castrati o gli evirati.
Ma al di là del bruto dato reale, mentre per l’etero sarebbe naturale rifiutare una fantasmatica donna senza vagina, se la sua intenzione fosse quella di procreare (ma se l’interesse fosse esclusivamente sessuale questo non vieterebbe all’etero di adoperare altri orifizi…), per un gay non è altrettanto naturale desiderare un uomo che non abbia il pene o i testicoli. Non credo che esista un solo esempio al mondo, in ogni epoca, di un gay che abbia amato un evirato o un castrato. Mentre ad esempio le donne sono capaci di farlo (cito qui la prima storia che mi viene in mente, quella fra il monaco Abelardo ed Eloisa).
Esistono splendidi esempi di sublimazione omosessuale, a cominciare di quella agita da Socrate nei confronti di Alcibiade secondo la testimonianza di Platone. Ma non mi risulta che Alcibiade fosse sprovvisto degli organi riproduttivi.
Insomma, è un dato di fatto: l’attrazione omosessuale è più difficile da sublimare, rispetto a quella etrosessuale. Un gay, in media, ha maggiore difficoltà a scindere l’ eros dalla filìa. Attenzione, non sto dicendo che un gay sia incapace di compiere questa scissione, ovvero che sia totalmente incapace di sublimare l’attrazione che prova per persone del suo stesso sesso biologico per un qualche problema fisiologico. Anche in questo caso, la spiegazione è fondamentalmente culturale: l’identità dei gay, infatti, è stata fondata, nell’età comtemporanea, su una prospettiva esclusivamente sessuale. A mio giudizio, un grave errore strategico. C’è poi anche un fattore meramente sessuale. Il significante dispotico è dotato di una maggiore carica erotica simbolica, per cui si hanno maggiori difficoltà di sublimazione. L’evirazione, in quanto annullamento del significante dispotico, rappresenta la negazione della sessualità par excellence. Cosa che non avverrebbe se ipoteticamente si suturasse, per simmetria, la ferita vaginale, nel tentativo insano di privare la donna dell’organo riproduttivo. La vagina, in sé, dal punto di vista sessuale, assume un significato solo in virtù della presenza del Fallo, in quanto no ha un significante sessuale autonomo. La stessa clitoride non è altro che un Fallo devirilizzato, e introflesso, che permette alla vagina di avere una parvenza di significante autonomo nelle pratiche tribadiche, ma non nell’economia sessuale generale. Questo spiegherebbe perché per le lesbiche sia più facile fuggire la catena fallocentrica e designificare il significante dispotico e quindi la stessa sessualità.
P.s.
Mi dispiace deluderti ma io ho un solo nick. E quello adopero per scrivere. Potrebbe confermartelo anche un qualsiasi moderatore, confrontando gli i.p.
soledamore
PartecipanteLa mia traduzione seria del frammento di Eschilo è la migliore di sempre. E’ l’unica che getta una luce di verità sull’eros dorico che legò i due guerrieri.
Le altre traduzioni scolastiche, che vi siete prodigati di copiare passivamente, secondo la vostra natura, sono obsolete e viziate da omofobia introiettata.
Secondo queste traduzioni Achille e Patroclo sarebbero due femminielli che giocavano all’ incularella mentre Troia veniva espugnata.
Non posso che compatirvi e lasciarvi ai vostri pregiudizi.
Non siete degni di essere illuminati dalla luce della verità.Un saluto ad Ecclesiologo, noto clone di Frustadeglistupidi, in gran rispolvero per l’occasione

soledamore
Partecipante@Frustadeglistupidi wrote:
@soledamore wrote:
Del tuo, come al solito, inutile, causidico sproloquio, lascio generosamente solo questa parte: “sebas agnon” è proprio ciò che io traduco con “sacro rispetto”, “sacro rispetto” che è già incorporato nel verbo “epaideomai”! Lo espungo dunque dalla traduzione semantica letterale del verbo per non essere tautologico! Il verbo e il suo oggetto costituiscono una locuzione intraducibile in lingue altre, io ho cercato di ridare semplicemente il senso originale in un italiano decente.
Infatti, non ho capito un cazzo e continuo a confermare di non aver capito un cazzo!!!! Hai espunto 😯 😯 (lo confermi anche tu stesso, ma l’avevo già detto io!!!!!!) una parte della frase, cioè come se fosse superflua poeta???)
SI’! Ho espunto, per fare una traduzione letteraria, bestia! La traduzione letterale è quella che ho fatto nell’analisi grammaticale, ma tu, ciuccia recidiva autodissimulantesi, hai finto di non recepirla. E so che fingi, perché persino una bestia come te ci arriverebbe!
@Frustadeglistupidi wrote:
Comunque sia, dopo averti letto tutto (purtroppo!!!!) e non solo quanto hai scritto in questo thread, sono in dubbio solo su questo:
se tu sia un genio colossale oppure se tu sia un buffone che si diverte ( 🙄 ) a fare il coglione colossale.
Ma in entrambi i casi è fatica sprecata tentare di spiegarti l’errore:
se sei un genio colossale, perché non lo capiresti mai, se non sei genio colossale, ma fai il genio per divertimento, perché sai benissimo che sbagli, ma non puoi venir meno alla tua posa buffonesca.Quindi levo le tende dal tuo thread
Saluti e baci (si fa per dire…. :oops:).Ti risolvo il dubbio: sono un piccolo genio (che volgarità l’espressione “genio colossale” 😛 .). Modestamente, non sono Dio. Sono solo quello che ho detto, forse. Meno di un Padreterno, comunque… Non ho dubbi sul fatto che tu abbia letto tutto quello che ho scritto qui. Hai fatto anche di peggio (ti ho visto quando sei venuta a farmi la serenata sotto casa, pazza! non sai nemmeno cosa hai rischiato 😈 . ). Il problema è se hai capito. Saluti e baci (alla prossima, se fai per dire… 😳 .). statt’accort’ 😉
soledamore
Partecipante@Frustadeglistupidi wrote:
La tua traduzione invece è PROFONDAMENTE ED EVIDENTEMENTE SBAGLIATA indipendentemente da chi sia il soggetto parlante, perché appunto hai soppresso il vero oggetto del verbo , che non è , ma ed hai preso come se fosse l’oggetto del verbo, mentre le cosce sono l’oggetto della santa venerazione del soggetto, il quale si lamenta che la sua santa venerazione (delle cosce altrui) non sia stata adeguatamente onorata (rispettata) dal proprietario delle cosce!!!! 😯
Del tuo, come al solito, inutile, causidico sproloquio, lascio generosamente solo questa parte: “sebas agnon” è proprio ciò che io traduco con “sacro rispetto”, “sacro rispetto” che è già incorporato nel verbo “epaideomai”! Lo espungo dunque dalla traduzione semantica letterale del verbo per non essere tautologico! Il verbo e il suo oggetto costituiscono una locuzione intraducibile in lingue altre, io ho cercato di ridare semplicemente il senso originale in un italiano decente. Il senso di quello che voleva esprimere il poeta tragico, oggettivamente, senza sovrastrutture gayste. Dunque, l’amante rimprovera al suo amato [o viceversa, non è possibile appurarlo millenni dopo – ma forse i termini amante/amato ricalcano troppo eroomenos ed erastees, quindi sono inadeguati: io direi meglio: un amico (in senso etimologico) rimprovera all’altro]: ” ho cercato di nascondere la natura erotica del nostro rapporto agli altri, per questo i miei baci sono stati accorti. Ma tu non hai saputo seguire la (mia) linea e ad un certo punto sei voluto andare oltre, e per andare oltre non hai mostrato nessun segno di rispetto per la parte più sacra di un uomo, ovvero le cosce” [precisamente, la parte superiore, quella più carnosa, secondo quanto significa il greco meeros: ovvero non UNA parte (meros) ma QUELLA parte (meeros). Capisci finalmente perché è così importante distinguere l’epsilon dall’eta con la trascrizione adeguata (la mia)]?
Insomma, un amante rimprovera l’altro di aver abusato delle sue “cosce” (…) contro la sua volontà, almeno inizialmente. Bando al pudore, e senza infiorettare sul dubbio se sia trattato di un coito intercrurale (cosa che tenderei ad escludere perchè non si tratta di un rapporto pederastico attico, ma di un rapporto omoerotico di tipo dorico, quindi paritario), o di una vera e propria penetrazione (a priori o a posteriori) – ma non è questa la traduzione più bella in una lingua moderna dell’amore che ci fu tra Achille e Patroclo? Realistica, non idealizzata, persino sentimentale. Soprattutto romantica. Possibile che non ci arriviate? Possibile che la vostra omofobia interiorizzata vi costringa a cristallizzare in categorie già date quanto di meglio ha prodotto la cultura occidentale? Possibile che paradossalmente, siate più sessuofobici di me, che pur son cattolico dissidente? Solo perché non volete ammettere che fu una santa violenza a dare la svolta a quella casta amicizia e accorta, fatta di baci scaltri in un contesto militaresco, ovvero in ambiente bellico, durante la guerra di Troia, come presumo sappiate, dove anche la persona meno avvertita capirebbe l’inopportunità di certi atteggiamenti in due guerrieri, il cui compito è combattere e uccidere? Credete che Agamennone e Menelao avrebbero benedetto l’amicizia omosessuale di Achille e Patroclo, quando bisognava sconfiggere Ettore, vendicare l’affronto di Paride? E Ulisse che avrebbe detto, lui che aspettava la sua Penelope ad Itaca, se avesse scoperto che il più valoroso dei guerrieri greci, un semidio, aveva concesso le sue grazie ad un altro guerriero, e aveva fatto uso di lui come fosse una donna o si era fatto usare da lui come tale; donna il cui destino, in quel contesto, non dimentichiamolo, era quello di essere stuprata e uccisa, una volta sconfitta? Quale esempio bellico avrebbero rappresentato Achille e Patroclo che sperimentavano la sodomia nella loro tenda, per il resto dell’esercito greco? Stiamo parlando di guerra, non degli amori di Dafne e Cloe, ricordatelo!
Il primo Tersite invidioso si sarebbe sentito autorizzato a dire che mentre lui dava il suo (turpe) culo per l’onore di Menelao e la gloria di Agamennone, il più valoroso dei guerrieri giuocava il gioco del katapygos, non si sa in che ruolo, con il suo amico…Tuttavia la passione ci fu. Ed ebbe risvolti erotici. L’amicizia fra i due guerrieri andò oltre e divenne rapporto omoerotico e omosessuale, oltre che omoaffettivo. Però i baci dovettero essere accorti, come ben mi premuro di tradurre. E non dovette essere facile sessualizzare in quel contesto l’amicizia fra i due guerrieri. Ma ad un certo punto, uno dei due, preso da divina follia, perse ogni sentimento di verecondia e rispetto (al quale si riferisce il verbo epaideomai), per il corpo dell’altro e per il suo, ovvero per il tempio di Dio – di questo il pius Aeschilus ne era certamente consapevole, ante litteram e ante historiam.
Si aprì la faglia beante. E Achille divenne mortale, dopo aver reso immortale lo stesso Patroclo. Con il suo seme.soledamore
Partecipante@Frustadeglistupidi wrote:
Non allargarti troppo: già fatichi a gestire decentemente quei tre o quattro che hai correntemente…. infatti ti fai riconoscere benissimo…. 8)
Io non ho proprio nulla da gestire, a tua differenza. A te fa comodo pensare che observe, anonimopadovano78 e tanti altri (cambiano sempre a seconda delle discussioni, la regola è semplice: chiunque condivida anche solo parzialmente una mia idea è un mio clone, quindi chiunque in questo sito è stato almeno una volta o molte volte mio clone 😆 ) siano quello che sostieni, ma ciò non ha alcuna attinenza con la realtà. Infatti non hai uno straccio di prova per sostenere la tua tesi fallace. E se anche consultassi un moderatore (sleale come sei non mi meraviglio che tu possa arrivare ad una bassezza del genere, è successo già altre volte in passato, a quanto dicono) per conoscere gli ip, il moderatore non potrebbe che confermarti che ad ognuno di questi nick fa riferimento ad un id diverso, o almeno che l’id di soledamore non corrisponde a quello di observe, anonimopadovano78, frustadeglisciocchi, frustacleglistupidi, mentre, in verità, sul fatto che quello delle varie fruste non sia lo stesso non posso mettere la mano sul fuoco, anzi tenderei a ritenere il contrario…
@soledamore wrote:
Qui vorrei solo specificare che dalla mia traduzione si evince benissimo che si tratta di un indicativo, cosa che ho dato per scontata e che tu hai compreso benissimo, conoscendo il greco a differenza di Frustastupida.
@Frustadeglistupidi wrote:
Observe ha invece rimproverato me (ed Anakreon) di non aver fatto l’analisi grammaticale del verbo e dele altre parole, quasi che questa non fosse necessariamente presupposta dalla loro traduzione corretta in italiano, e si è fatto bello di dimostrare quanto tu sia bravo in greco , non accorgendosi però che ti eri dimenticato l’essenziale in un’analisi grammaticale d’un verbo, cioè l’indicazione del modo, che nel caso specifico dell’aoristo de quo è il modo indicativo!!!!
Observe ha detto il vero: l’unico a fare l’analisi grammaticale sono stato io, e questa è anche la prova che sono stato l’unico a dare la traduzione personale del frammento, mentre gli altri l’hanno copiata tutti da una fonte “altra” (tu l’hai copiata da Anakreon per tua esplicita ammissione, Anakreon l’ha copiata dal Cambiano, secondo observe e anonimopadovano78. Appigliarti sull’omissione del modo indicativo, per inficiare l’unica analisi grammaticale che è stata fatta (la mia), modo che era palese e che poteva evincersi anche dalla mia traduzione senza difficoltà, è il tipico gesto sleale da femminella astiosa che si arrampica sugli specchi e non sa più a cosa appigliarsi.
@soledamore wrote:
Riguardo alle distinzioni tra vocali brevi e lunghe nella trascrizione italiana, non ha null’altro d’aggiungere. Chiunque conosca le lingue classiche capisce che solo un(‘) idiota potrebbe pretendere di trascrivere le vocali lunghe latine in italiano perché altrimenti si creerebbero confusioni. Quindi non mi dilungherò oltre sulla noiosa questione.
@Frustadeglistupidi wrote:
A parte che spesso nella stampa del latino, soprattutto quando c’è ambiguità, si usa il segno _ per la lunga e U per la breve, comunque sia se il raddoppiamento della vocale per indicarne la lunghezza causa ambiguità, è più facile che la causi in greco, che in latino, dato che in greco non sono rare le parole con due vocali uguali adiacenti ma costituenti sillabe separate (ad esempio . Del resto io non ho mai visto un tale modo di trascrivere il greco, raddoppiando le vocali lunghe: evidentemente i problemi di cognizione li hai solo tu…. 8)
Amore, sai benissimo che nei testi in latino non è indicata mai la lunghezza delle vocali per distinguere i casi. Le indicazioni di lunghezza li trovi esclusivamente negli schemi delle declinazioni sulle grammatiche o forse nei sussidiari che portano gli esercizi sulla prima declinazione per venire incontro a chi è totalmente digiuno della lingua.
Il problema con il greco, è che esso usa caratteri diversi da quelli latini. E se volessi andare ancora più nello specifico, dovrei insegnarti che in attico la differenza di lunghezza tra epsilon ed eta e fra omicron ed omega fu influenzata dalla diversa apertura con cui i due gruppi di vocali venivano pronunciate. In attico infatti, la pronunzia di epsilon ed omicron era più stretta e questa determinò una differenza di timbro, cioè non più di quantità, ma di qualità. In poche parole eta ed omega divennero due vocali diverse da epsilon ed omicron, anche se leggermente diverse.
Quindi, non si tratta semplicemente di distinguere fra brevi e lunghe come in latino: la distinzione da quantitativa divenne qualitativa, a differenza del latino. Il fatto che eta ed omega siano considerate epsilon ed omicron lunghe è solo una semplificazione scolastica. che faccio mia unicamente per avere un metodo pratico e semplice di trascrizione senza ambiguità, date le circostanze (la scrittura in questo forum). Infatti si potrebbe trascrivere mettendo semplicemente una lineetta sopra la e o la o, come per il latino, ma dato che non è possibile fare nemmeno questo, la convenzione di raddoppiare la e e la o per trascrivere eta ed omega, è la soluzione più veloce.
Non so se sarai in grado di comprendere questa ulteriore lezione (questa volta di fonetica greca) : sfortunatamente non la trovi sul Liddell Scott, ma solo su una buona grammatica moderna e aggiornata del greco antico
@Frustadeglistupidi wrote:
PS: Aspetto ancora ( e mi sa che aspetterò per molto tempo…. 8) ) la giustificazione della tua traduzione, specificamente di quella di invece di e di quella, ancor più sconvolgente del senso dei versi, di invece di , che trasforma (disastrosamente per chi conosca la civiltà greca classica 😥 ) l’eromenos nell’erastes!!!! 😯
Ti abbuono invece la giustificazione di invece di , perché la tua è una traduzione possibile, anche se insensibile, e la sensibilità uno, se non ce l’ha, non se la può procurare…. 🙁Te l’ho spiegata almeno tre volte la mia traduzione. Mi scoccio ora di ripeterla la quarta volta. Rileggi i post precedenti! Ancora una volta la questione dell’eroomenos e dell’erastees? Non è possibile stabilire quale fosse il ruolo preciso dei due nel rapporto, lo vuoi capire, sì o no? Già i tragici e Platone non erano d’accordo su questo punto, come può averne contezza un lettore contemporaneo? Tutte le traduzioni di questo frammento ( e degli altri) si basano su un pregiudizio ideologico: che quello fra Achille e Patroclo fosse un rapporto fra erastees ed eroomenos, ma questo è un falso letterario! Non c’entra nulla la sessuofobia: non escludo che ad un certo punto i due abbiano sessualizzato la loro amicizia, io dico solo che non è possibile stabilire con sicurezza chi fece il primo passo. E inoltre dico che gli aspetti sessuali di questa amicizia facevano riferimento non alla paideia, ma ad un eros militaresco di tipo dorico.
Naturalmente questa interpretazione è personale, ma fatta sulla scorta dei testi e dell’analisi dei documenti, quindi seria e possibile. Puoi non essere d’accordo con essa, devi tener presente una cosa però: la tua opinione, se non fossi d’accordo, combacerebbe con quella che ti è stata preconfezionata da una certa tradizione letteraria, che poi è stata fatta propria da alcuni gaysti. La mia opinione invece è esclusivamente mia, filologicamente argomentata e frutto unicamente del mio rapporto con il frammento – e degli strumenti culturali che possiedo per rapportarmi alla cultura classica. Una differenza non di poco conto.soledamore
Partecipante@Frustadeglistupidi wrote:
Frammento 135 di Eschilo nell’edizione Nauck:
<sebas de meron hagnon ouk epeideso,
o dyskhariste ton pyknon philematon>.Metto anche la traslitterazione stravagante di Soledamore per non far torto a nessuno:
<sebas de meeroon hagnon ouk epeeidesoo,
oo dyskhariste toon pyknoon phileematoon>.E’ grazie a questa trascrizione “stravagante” che sei riuscita a distinguere tra “meros” ( parte ) e “meeros”(coscia), quando hai scopiazzato la pessima traduzione di Anakreon che pare sia stata a sua volta copiata dal testo di Cambiano, come sostiene anonimopadovano78, il quale deve saperla lunga…
Traduzione riferita da Isherwood che l’attribuì a Giuseppe Cambiano:
<E quell'uso di stare santamente
Fra le tue cosce io piango!>.Traduzione di Anakreon:
<non onorasti la santa venerazione delle cosce,
o ingratissimo a frequenti baci>.Traduzione di Soledamore:
<O ingratissimo per gli accorti baci
non provasti alcun sentimento di sacro rispetto per le cosce>.Quella riferita da Isherwood è però una traduzione d’un altro frammento di Eschilo, il 136, che Cambiano per errore cita come 135.
Ripeto quanto scritto nel mio primo post.
1) I baci non possono essere (traduzione per sé possibile di pyknos), ma cioè : non vedo che senso abbia che un amante pianga i baci dati all’amato perduto definendoli e non invece intensamente !!!!
Finalmente hai cacciato il Liddell Scott da sotto la gonnella e hai scoperto che “pyknos” può significare anche “accorto”. Il senso te l’ho spiegato nel post in causa, ma forse non sei riuscito a recepirlo
Se proprio si volesse rimanere nell’area semantica di , allora sarebbe meglio dire
, che sanno cioè dove e come far fremere l’amato!!!
Ma francamente la frequenza dei baci mi sembra l’interpretazione migliore.Decisamente, no! I baci furono “accorti”, non “sapienti”: il vizio di trasformare un rapporto particolare tra due maschi in una barzelletta pornografica sembra essere connaturato in certe categorie di gay! Stiamo parlando di Achille e Patroclo, non di Emanuelle. Sono due protagonisti del poema epico chiamato Iliade, non di un fumetto di Tom of Finland. Vergognati!
2) L’amato perduto, appunto perché perduto, non può essere all’amante, come traduce Soledamore, ma al contrario è ricevuti dall’amante.
L’amante è ingrato per i baci, perché erano, appunto “baci accorti” che servivano a non rendere di pubblico dominio il loro rapporto particolare, che era di eros militaresco, non pederastico, come vorrebbero far credere i gaysti. La sua ingratitudine consiste nel sessualizzare un po’ troppo l’amicizia fondamentalmente cameratesca, cercando un vero e proprio rapporto sodomitico, probabilmente. Non sappiamo però chi dei due intraprese il salto qualitativo, e quanto potesse contare, almeno inizialmente, la condiscendenza dell’altro, dato che non è possibile stabilire, come ho già spiegato, chi sia l’erastees e chi sia l’eroomenos, anche se alcuni gay ne sono sicurissimi, più di Eschilo, Sofocle o dello stesso Platone 😆 Ovvio, devono adattare Achille e Patroclo a quella immagine pregiudiziale che serve a farne icone classiciste della loro ideologia: due gay ante litteram, che però grazie a questa improvvida, ingiusta, ridicola trasformazione, diventano due personaggi nemmeno da commedia, ma da farsa. Sicché un Isherwood qualsiasi può sentirsi autorizzato ad affermare, nella sua uranica prosopopea, che “Achille era la più femmina di tutta l’Iliade”. E a riscuotere il plauso delle oche starnazzanti, incolte e maleducate come Frustadeglisciocchi, che con il suo esercito di cloni vorrebbe poi far credere di rappresentare l’idea di chi sa quanti altri gay, ma in realtà rappresenta solo se stessa. La solita oca suina del gregge di Epicuro, anzi di Epicura(ti) 😀 fastidioso e lascivo mostriciattolo che pu di dare una giustificazione ideologica al fallocentrismo da cui è affetta, sarebbe capace di sostenere che l’Iliade l’ha scritta lei stessa
3) Infine c’è l’errore d’interpretazione dei sentimenti dell’amante che abbia perduto l’uomo amato, sentimenti che Eschilo vuole rappresentare.
Errata ed assurda quindi la traduzione di Soledamore:
,
perché, traducendo così, Achille si lamenterebbe che morendo Patroclo non abbia più rispetto per le cosce…. d’Achille!!!!!, lasciandole quindi fisicamente insaziate!!!!
Nella traduzione corretta di Anakreon infatti Achille desidera la fisicità di Patroclo, l’amato perduto, mentre in quella scorretta di Soledamore Achille si lamenta che il morto Patroclo non abbia più rispetto delle sue (d’Achille) cosce!!!
Soledamore quindi commette l’errore di invertire erastes (Achille) con eromenos (Patroclo): Eschilo infatti presenta Achille come erastes e Patroclo come eromenos, e così facendo Soledamore riduce Patroclo a dildo d’Achille!!![…]
Ma comunque sia tale traduzione è semanticamente sbagliata, perché nell’area dei significati di non c’è nel senso di , ma derivando da , , , c’è il significato della venerazione, dell’onore dovuto a ciò che lo merita ed è riferita al contraccambio che Patroclo non potrà più dare come amato, essendo morto, alla venerazione dell’amante Achille.A parte il fatto che non è possibile stabilire chi fosse dei due l’erastees e chi l’eroomenos, lo ripeto per l’ennesima volta, ciuccia pervicace e stupidamente arrogante: persino gli Antichi avevano opinioni divergenti, come può una checca contemporanea pretendere di stabilirlo in base alle sue proiezioni da filmaccio di serie b anni ’70? A questa cosa ci sono arrivate persino il tuo clone Ankreon e le altre.
Inoltre in “epaideomai” c’è decisamente il significato di “provare sentimento di rispetto per”, con questo significato regge l’accusativo, ed è uno dei due significati fondamentali. L’altro significato invece è quello di “vergognarsi, “adirarsi”, e in questo caso regge il dativo (oppure di può costruire con l’infinito od “ei”). Il significato dlel'”onore dovuto a ciò che merita” è una pura invenzione, inesistente nella semantica del verbo greco e che tu proponi solo perché devi giustificare la cattiva interpretazione (copiata) da Anacreonte (e questa è un’ulteriore prova che è stata copiata, che si aggiunge alla testimonianza di anonimo padovano78). Zitta e ciuccia!
soledamore
Partecipante@observe wrote:
E’ evidente che l’unica analisi grammaticale dei due versi, in tutta questa discussione, è stata fatta da Soledamore. E’ evidente che è stato l’unico ad individuare che il verbo era un aoristo di seconda persona singolare medio sigmatico, e che Frustadeglistupidi copia l’informazione (basta controllare data e orario dei post, quello di Frustadeglistupidi è successivo).
Inoltre il copione Frustadeglistupidi è anche rozzo, e omette di specificare, come aveva fatto Soledamore nel post precedente, che oltre ad essere un aoristo di seconda persona singolare, è anche un aoristo medio sigmatico.
Aggiungo anche che Anakreon ebbe gioco facile a scoprire che la traduzione di Soledamore in gay-forum era una traduzione fantasiosa, ma non fece mai l’analisi grammaticale del testo, come ha fatto Soledamore. Scoprì che non si trattava di un imperativo aoristo, solo perché non risultava tale nella traduzione italiana del frammento che lui aveva a disposizione. Ma non capì mai di che modo e tempo si trattasse in realtà, perché copiò pari pari la traduzione italiana, come ha ben riferito anonimopadovano78. Chiunque può verificare leggendo quella discussione (il titolo è “Il discepolo prediletto di Gesù”, o qualcosa del genere – non mi chiedete come da Gesù siano finiti ad Achille e patroclo perché sarebbe troppo lungo da spiegare). Non c’è nessuna analisi grammaticale del testo greco, da parte di Anakreon, nè in quella discussione, né in questa. Analisi che è stata fatta unicamente da Soledamore.Questo dimostra che Anakreon non ha mai tradotto il frammento, ma si è servito di una nota traduzione italiana preesistente, come ha scoperto anonimopadovano78.Sulla trascrizione dei caratteri greci in lettere latine, il criterio di Soledamore mi sembra molto pertinente. Non occorre applicare lo stesso criterio alle trascrizioni di parole latine, come sostiene la demente Frustadeglistupidi (senza offesa, ma fare un paragone del genere oltre che da ignoranti è anche da dementi), perché appunto le lettere greche, sono lettere greche, le lettere latine sono lettere latine, ovvero coincidono quasi completamente con quelle dell’alfabeto italiano! E’ veramente ridicolo dovere specificare questa cosa, se si ha a che fare con chi abbia una conoscenza elementare delle lingue classiche! In latino non ci sono due segni differenti per trascrivere la “e” breve o la “e” lunga, quindi non occorre raddoppiare le vocali, tutto qui!
Ancora una volta gli attacchi del clone Frustadeglistupidi a Soledamore sono pretestuosi, volgari, inconcludenti, ridicoli e quindi inefficaci. Dimostrano l’idiozia del soggetto: Frustadeglistupidi, un tipico esempio di gay frustato, culturalmente molto deficiente, per questo pieno di risentimento, con grandi complessi d’inferiorità, privo dei requisiti minimi per affrontare una discussione del genere e capace solo di diffondere negatività con il suo esercito di cloni e assolutamente non all’altezza di affrontare simili questioni.
Confesso che anche io avevo dei pregiudizi nei confronti di Soledamore. Ma adesso che mi rendo conto dell’imbecillità di coloro che lo denigrano, rileggendo la sua traduzione mi convinco sempre più che sia quella giusta e che gli altri abbiano preso un granchio colossale. Con questa importante differenza, però: Soledamore ha tradotto personalmente il testo ( e la sua analisi grammaticale allegata è la prova decisiva). Gli altri (ovvero l’altro: Frustadeglistupidi con i suoi cloni) hanno solo riportato traduzioni in italiano fatte da terzi e presenti in note antologie scolastiche. Ancora adesso Frustadeglistupidi non avrebbe capito niente senza l’analisi grammaticale di Soledamore. Probabilmente non sa nemmeno che cosa signfica “aoristo medio sigmatico”. Un velo pietoso.Grazie, observe. Almeno chi ha un minimo di conoscenza del greco antico non trova peregrini i miei discorsi. E magari fossero tutti miei cloni come te! 😆 Riuscirebbero a distinguermi dai volgari imitatori e dalle checche rozze e attaccabrighe, oltre che profondamente ignoranti, come Frustadeglistupidi e i suoi troll.
10, 100, 1000 cloni come observe!Qui vorrei solo specificare che dalla mia traduzione si evince benissimo che si tratta di un indicativo, cosa che ho dato per scontata e che tu hai compreso benissimo, conoscendo il greco a differenza di Frustastupida.
Riguardo alle distinzioni tra vocali brevi e lunghe nella trascrizione italiana, non ha null’altro d’aggiungere. Chiunque conosca le lingue classiche capisce che solo un(‘) idiota potrebbe pretendere di trascrivere le vocali lunghe latine in italiano perché altrimenti si creerebbero confusioni. Quindi non mi dilungherò oltre sulla noiosa questione.
Ah, l’imbecillità maldicente delle checche invidiose! Non solo si offre un aiuto linguistico, ma lo si deve anche veder rifiutare con contestazioni pretestuose solo per basse gelosie culturali. Non c’è limite alla meschinità di certi individui 😥soledamore
PartecipanteQueste tue attribuzioni di cloni cominciano a stancarmi. Ritengo che il tuo equilibrio psicologico cominci a mostrare la corda. Non è tanto triste il fatto che tu non faccia altro nella vita che leggere quello che io scrivo in questo forum. Analizzando ogni parola scritta, e persino la punteggiatura, per cercarvi il refuso nel tentativo inutile di screditarmi. E’ triste il fatto che tu attribuisci a me anche i post di chiunque scriva in questo forum! Facendo delle ricerche nevrotiche sulle date, sulle iscrizioni, sui contenuti, confrontandoli minuziosamente fra di loro.
Questa si chiama: paranoia.
Non basta. Sei così vittima del complesso d’inferiorità che hai nei miei confronti, che non puoi fare a meno d’insultarmi: tu, viscido verme che strisci tra il fango e la merda, sperando di essere schiacciato dal mio calcagno, nella speranza di avere un futuro migliore che non sia questa tua squallida vita d’invidia e risentimento. Mi fai ribrezzo. Sta’ lontano da me. Anche le mie scarpe hanno una loro dignità.soledamore
Partecipante@Frustadeglistupidi wrote:
@soledamore wrote:
Un piccolo refuso, che mi ha fatto notare frustadeglisciocchi. Ho rimediato. Grazie.
Con queste finte confusioni tra me ed il tuo clone Frustadeglisciocchi pensi forse di poter convincere che questi non sia tuo clone??? 🙄
Le tue identità sono molteplici, come quelle di Satana. La mia confusione, se tale è, come tu dici, è opera del Diavolo: quindi non voglio convincere nessuno, ma solo sfuggire alle sue lusinghe.
soledamore
Partecipante@soledamore wrote:
Visto che Frustadeglisciocchi mette in dubbio la mia conoscenza del greco classico, nel patetico tentativo di screditarmi come pensatore cattolico queer, posto qui la mia traduzione corretta – ovviamente completamente diversa da quella “queer” (e dichiarata come tale, è importante precisarlo) che postai per sublime burla intellettuale sul gay forum – del frammento 135 del Nauck, il quale riporta un passo tratto da una tragedia di Eschilo, “I Mirmidoni”. Un passo che i gaysti cattofobi tra l’altro prendono come punto di riferimento per avallare la tesi del rapporto gay fra Achille e Patroclo, tesi che ho completamente decostruito sullo stesso gay forum e che mi riservo di divulgare anche qui, prima o poi, perché merita di essere diffusa anche tra il pubblico dei non specialisti.
Prima della mia traduzione riporto quella del forumista Anakreon, con la sua trascrizione (scorretta) in caratteri latini :
Scrive Anakreon:
“Trascrivo anche in lettere latine, per chi ignori quelle greche:
“sebas de meron hagnon ouk epeideso,
o dyskhariste ton pyknon philematon.”.Mia versione:
“non onorasti la santa venerazione delle cosce,
o ingratissimo a frequenti baci.” “La trascrizione, sia detto per inciso, è scorretta perché, per quanto l’assenza di accenti e altri accidenti ortografici sia comprensibile, data la difficoltà di riportarli con una tastiera comune, o in certi casi persino con le opzioni “speciali” del Word, non è ammissibile trascrivere parole greche senza indicare la lunghezza delle vocali. Una epsilon non può equivalere ad una eta. “Meros” (con l’epsilon) non è eguale a “meeros” (con l’eta), per riprendere uno dei vocaboli del frammento. Nel primo caso significa infatti “parte”, nel secondo “coscia”.
Quindi, in generale, nella trascrizione di parole greche, suggerisco di indicare sempre la lunghezza di una vocale, raddoppiandola, per evitare equivoci.Ecco dunque la trascrizione giusta:
“sebas de meeroon hagnon ouk epeeidesoo,
oo dyskhariste toon pyknoon phileematoon.”.In questo modo si capisce anche subito, al primo sguardo, che abbiamo dei genitivi plurali (-oon) e non un accusativo singolare (- on), il che semplifica anche la comprensione del testo, per chi non conosca la versione originale o non abbia presente il significato dei vocaboli.
Fatte queste doverose precisazioni, la mia traduzione è questa:
“O ingratissimo per gli accorti baci
non provasti alcun sentimento di sacro rispetto per le cosce”E il senso è il seguente: uno dei due amici, per quanto l’altro si sia sforzato di baciarlo in modo accorto, probabilmente per non far capire agli altri la natura della loro relazione, ad un certo punto va oltre e decide di passare dai baci all’azione (un coito intercrurale, probabilmente, giusto le modalità della pederastìa greca e il suo ordine paideutico, secondo l’interpretazione comune della relazione sessuale fra i due. Ma anche no, essendo il loro eros “militaresco”, quindi diverso da quello pederastico classico…) Invece di essere riconoscente perché l’altro ha saputo baciarlo in modo accorto, si prende il dito…con tutta la mano, e decide di andare oltre, violando in modo spregiudicato quelle cosce che meritavano religioso rispetto. E’ stupefacente trovare in un frammento greco scritto molti secoli fa questa considerazione religiosa del corpo maschile, molto prima dell’avvento del Cristianesimo. Anche per i Greci il corpo in qualche modo era ritenuto sacro. O almeno così la pensava Eschilo…
La mia è una traduzione personale di un frammento decontestualizzato. Non ci è dato di sapere con certezza se sia Achille a parlare o Patroclo. Non sappiamo nemmeno se la “mancanza di rispetto” sia andata a buon fine, a voler essere pignoli. Potrebbe anche essersi trattata di una violenza, che si stemperò nella sublime amicizia che legava i due e che fu perdonata.
Dal punto di vista grammaticale, epeeidesoo è un aoristo primo medio sigmatico, seconda persona singolare e viene dal verbo epaideomai. Regge gli accusativi neutri sebas e agnon. Pyknoon e fileematoon sono dei genitivi plurali, meeroon (le famose cosce) è un altro genitivo plurale.
Una piccola chicca: meeros (= coscia, anca, per lo più di uomini) è legato alla radice indeuropea mes, che a sua volta rimanda al latino membrum…
Certo, quando ho tradotto meeros con “pene”, la mia intenzione era quella di fare uno scherzo, perciò ho cercato di dare alla parola un significato molto gay, di tradurla insomma come l’avrebbe tradotta un gay con la passione per i classici, per mettere alla berlina le interpretazioni fuorvianti e talvolta troppo parziali di certi omosessuali classicisti.
Ora mi rendo conto che la mia traduzione “queer” non era nemmeno così campata in aria 😛P.s.
Ad ogni buon conto, la traduzione di Anakreon (ironia – socratica? – della sorte), è molto più ostativa della mia, rispetto ad un’evoluzione sessuale dell’amicizia fra Achille e Patroclo. Con buona pace di Isher, che sosteneva, troppo gaiamente, che Achille fosse “la più femmina di tutta l’Iliade” [sic]. affermazione che non sta né in cielo né in terra, come dimostrai in quella famosa discussione. Ma di ciò parlerò altrove, se volete 😀Un piccolo refuso, che mi ha fatto notare frustadeglisciocchi. Ho rimediato. Grazie.
12 Aprile 2016 alle 16:01 in risposta a: omosessuali che sembrano uomini a tutti gli effetti #988703soledamore
PartecipanteUn sospetto totalmente infondato, che forse è stato insinuato nel tuo semplice cervello di bipede piumata dalle pic di perfy2. Ultimamente però la Pinturicchia si sforza di rendermi esteticamente più accattivante, se pur si ostina vedermi in vesti muliebri, devo riconoscerlo. 🙄
Per me i mostri sono quelli che, anzichè analizzare serenamente la propria dipendenza fallocentrica, la mettono in pratica senza porsi tanti perché. Credo che anche tu rientri nella categoria, anche se temo che tu sia più al livello “vorrei ma non posso”… 😆
Un fallocentrismo tutto mentale insomma, che per ragioni di forza maggiore non può essere messo in pratica
12 Aprile 2016 alle 11:14 in risposta a: omosessuali che sembrano uomini a tutti gli effetti #988701soledamore
PartecipanteLa mia è fallologia, non è la banale “fallolalìa” della repressa, come a molti farebbe piacere pensare (ne parla sempre perché non lo ha) 😀
Sfuggendo alla triangolazione edipica, su di me la castrazione narcisistica non ha presa.
Il mio corpo senza organi di queer non ha bisogno del Fallo. Nel mio ordine simbolico non c’è un signficante dispotico. Proprio perché non ragiono né sento in termini di oggetti parziali.
Maschio non è pene.
La mia fallologia è perciò una critica di costume, quindi una denuncia microsociale. Del resto, parlo del Fallo sempre in rapporto al fallocentrismo come nevrotica coazione a ripetere, non ne faccio certo l’apologia! Se ne parlo spesso è perché dall’osservazione della realtà gay riconosco come sia il centro di tutta la meccanica desiderante. Quando perderà l’importanza che gli è attribuita non ne parlerò più. Ma temo che ciò non avverrà mai: essendo infatti l’omosessualità un fatto culturale totale, fin quando ci sarà umanità, ci sarà omosessualità e fin quando ci sarà l’omosessualità, sarà sempre il Fallo il significante dispotico della sessualità umana. Per la stragrande maggioranza degli omosessuali. Non è facile sfuggire alla triangolazione edipica e alla castrazione narcisistica. Soprattutto quando la Fede è assente.soledamore
PartecipanteTi sbagli, Frusta: mi sono liberato dalla dipendenza fallocentrica da tempo, ormai. Proprio perché l’ho vissuta personalmente, posso parlarne con cognizione di causa, però.
Per questo ritengo che il destino di un omosessuale risolto sia la coppia monogamica chiusa. Per me il gay fallocentrico è un irrisolto, che trasforma in volgare feticismo un’inclinazione che Dio ha concesso esclusivamente per fini di elevazione spirituale. L’idiosincrasia della Chiesa nei confronti del peccato di sodomia serve proprio a metterci in guarda da questo feticismo. -
AutorePost