Risposte nei forum create
-
AutorePost
-
22 Marzo 2015 alle 14:41 in risposta a: E’ vero quando dicono di noi che siamo "donnette mancate"? #972764
soledamore
Partecipante@Ecclesiologo wrote:
Ti fa così paura accettarti come uomo che ama un altro uomo?
Tutt’altro! Io mi accetto anche come donna, forse per questo sono il tipico omosessuale insospettabile! Non c’è nessun surplus di energia libidica repressa che si tramuta in strillo, mosettina, spasmo muscolare involontario etc. La mia libido femminile è totalmente realizzata e non lascia residui. Il transito psicologico l’ho compiuto e mi abbandono serenamente al godimento nella corncie del rapporto d’amore.
Per la maggior parte dei gay il problema è proprio accettare di amare un altro uomo, invece, mentre non si ha nessuna difficoltà ad adoperarlo come oggetto sessuale! Salvo poi non riuscirne a godere. Questa energia libidica che non viene adeguatamente canalizzata si tramuta così in femminilità esteriore, la cui sindrome corrisponde al classico quadro della “donna mancata”.22 Marzo 2015 alle 14:24 in risposta a: E’ vero quando dicono di noi che siamo "donnette mancate"? #972766soledamore
Partecipante@perfomance2 wrote:
Ovviamente intendevo gay=donna mancata, per il resto non condivido la tua analisi, specie su almadell che si è svelato più di altri: potrei anche errare ma non trovo in lui niente che mi ricordi la femminilità e neanche penso che dissimuli alcunché
I’m sorry 🙁Credo tu sia l’unico a non vedere questa femminilità! Probabilmente deve farti da specchio, ed evitando di vedere la sua femminilità, rimuovi la tua 😉
Ma non c’è niente di male , suvvia! Poi nessuno ha parlato di dissimulazione, ma semplicemente si è parlato di rifiuto inconscio! Vi fa così paura accettarvi come donne?22 Marzo 2015 alle 13:43 in risposta a: E’ vero quando dicono di noi che siamo "donnette mancate"? #972770soledamore
Partecipante@perfomance wrote:
veramente penso che i modelli avuti nell’adolescenza contribuiscano alla definizione della personalità, quindi POTENZIALMENTE influenzino tutta la vita,
ritengo che anche questa equazione gay = donna, lo dimostriL’equazione non è gay=donna, ma gay=donna mancata. La femminilità di un gay non corrisponde a quella di una donna autentica perché non è legata alla fertilità, ma sostanzialmente al ruolo sessuale (passivo). Per questo almadell non riesce a vedere un legame tra la sua femminilità di gay e la femminilità di una donna autentica. Ma altri gay però la notano subito. Bisogna accettare serenamente questa femminilità per liberarsene (femminilità che corrisponde alla virilità di certe lesbiche, diversa dalla virilità degli uomini biologici). E’ una questione psicologica: su questo punto l’intelligenza di molti si blocca. E’ qualcosa di completamente diverso dalla femminilità del trans che si percepisce come donna biologica. L’essere donna del gay è una questione di ruolo, non di biologia. Per questo un gay non rinuncerà mai al suo sesso biologico. Ma non rinuncerà nemmeno alla sua femminilità. E’ straordinario notare come i gay che si credono più emancipati in realtà spesso siano i più irrsolti e misogini! Rifiutare la femminilità infatti è una conseguenza della misoginia interiorizzata. Ed è completamente inutile, perché quanto più la si reprime tanto più essa emerge. Per questo ritengo che primadonna sia in realtà, all’occhio dell’altro, molto meno effeminato di quanto presuma: proprio perché il suo sguardo è libero, individua l’elemento femminile che ha in sé, e lo supera, dopo averlo accettato serenamente. Almadel invece, per il motivo inverso, appare ad altri gay molto più effeminato di quanto lui non si consideri, credendo che la corazza del ruolo attivo lo protegga dalle performance passivanti. HugeUnicum, dal poco che si è visto, è un altro caso di persona che non accetta la propria femminilità che ad altri gay invece è molto evidente, sia nel tono della voce che nelle movenze e persino nel modo di pensare. Ovviamente tutti questi sono dei riscontri oggettivi: per non urtare il fantasma della virilità di qualcuno, meglio sempre sottolineare che la gaia femminilità è un valore! A patto che non se ne sia vittime, ma la si agisca con consapevolezza! 😉
22 Marzo 2015 alle 13:23 in risposta a: E’ vero quando dicono di noi che siamo "donnette mancate"? #972771soledamore
Partecipante@HugeUnicum wrote:
Fra l’altro, ed in questo ha ragione Almadell, la cultura occidentale, penso all’arte ad esempio, non ha mai esaltato la femminilita’.
Ma che dici? E’ vero il contrario: dal Medio Evo in poi l’arte occidentale è stata tutta un’esaltatazione della figura femminile, nella pittura e nella scultura, mentre la figura maschile, dopo la classicità, è stata decisamente negletta o mortificata! L’unica eccezione è stata forse nel Rinascimento, dove, sulla scorta della lezione classicista, si è recuperata la bellezza della figura maschile. Ma si è continuato a tenere in considerazione la figura femminile. Poi bisognerà aspettare il neoclassicismo. Oggi prevale universalmente il modello di bellezza femmineo, perché siamo in una società neomatriarcale che si regge su strutture patriarcali di facciata.
22 Marzo 2015 alle 12:27 in risposta a: E’ vero quando dicono di noi che siamo "donnette mancate"? #972778soledamore
PartecipanteL’effeminatezza fa paura soprattutto a quei gay che non hanno il coraggio di riconoscerla come proprio tratto distintivo. Ci vuole infatti molto coraggio a prendere consapevolezza della donna che si ha in sé. L’omofobia interiorizzata e la misoginia che ci hanno inculcato sin dall’infanzia ci fanno rifuggire ancora, in età adulta, dal modello femminile. E gli uomini da cui siamo attratti sono quelli in cui l’elemento femminile è ridotto ai minimi termini, giacché la virilità è questo: rifiuto della femminilità; ovvero della dolcezza sia psicologica che fisica, della tenerezza, di quel senso di protezione tipicamente materno. La femmina è una curva, con un inizio ed una fine, là dove il maschio è una linea retta che si slancia nell’infinito.
Mi ritrovo nella maggior parte delle parole di invidiato_speciale, l’unico che sia stato in grado, qui, di fare un’autoanalisi sincera e che abbia saputo guardarsi nel suo specchio interiore con grande determinazione, libero dalle tante sovrastrutture della vulgata gaysta. L’unico gay risolto davvero, insomma. Per essere un gay risolto, infatti, il coming out o il fare il pavone sul carro del gay pride spesso non conta nulla.
L’elemento determinante è la sincerità del proprio sguardo, essendo consapevoli che dove non ci sia questa sincerità, sarà il riflesso dello sguardo dell’altro a dirci la verità. Facendoci più male. Inoltre il gay più effeminato spesso è proprio quello che rifiuta o non vuole vedere la sua femminilità. Spesso è anche analmente frigido, e sforzandosi di assumere un ruolo esclusivamente attivo, crede di recuperare quella virilità fantasmatica derivantegli dalla ferita narcisistica in suppurazione. Il complesso che ho definito, in altro l’uogo, dell’eunuca maschio.soledamore
PartecipanteQuesto è uno di quei thread che definisco rivelatori. Il fallocentrismo alla base del vissuto dell’omosessualità della stragrande maggioranza dei gay emerge in tutta la sua conturbante chiarezza. Si ha voglia di sublimare, alla base dell’omosessualità c’è questa attrazione per un oggetto parziale del maschio: il pene. Non saremmo gaiamente corretti se definissimo questa sorta di feticismo una perversione. Ma se riflettiamo riguardo al fatto che questa attrazione per il pene resta il fondamento, consapevole o no, dell’attrazione di un gay per un maschio, ci spieghiamo parecchie cose: i numerosi fallimenti degli investimenti sentimentali, l’attrazione per gli etero, la passività e persino la credenza nell’efficacia delle terapie riabilitative. Dopotutto, se si tratta di attrazione per il pene, per lo sviluppo di una personalità armonica teoricamente sarà sufficiente indagare sull’origine di questa libido che investe l’oggetto parziale, alla base della quale c’è quasi sempre la madre della nursery (Bergler), un Edipo problematico (Freud) un problemino con l’ oggetto a (Lacan) e via psicoaanalizzando…
21 Marzo 2015 alle 15:25 in risposta a: E’ vero quando dicono di noi che siamo "donnette mancate"? #972787soledamore
PartecipanteCredo che i gay che si percepiscono come donne mancate (in maniera inconscia o inconsapevole) siano i gay non risolti, ovvero i gay che non hanno completato la transizione psicologica. Un gay risolto si sente donna dentro, riuscendo a conservare fuori la propria virilità, in certi casi; in altri (la maggior parte) soccombe alla castrazione narcisistica e diventa donna anche fuori (ovvero negli atteggiamenti esteriori). Sono i gay risolti naturalmente effeminati che tendono a sentirsi donne dentro e fuori, esasperando il transito fino a coinvolgere l’identità di genere. E si differenziano dai trans perché, nonostante siano donne dentro e fuori, al loro sesso biologico non rinunciano. La castrazione narcisistica viene relegata nei campi del simbolico e dell’ummaginario, ma non tracima mai nel campo del reale., questa è la differenza fondamentale tra la più sfranta delle checche e il transessuale. Il godimento anale passivo è il punto di non ritorno di questa transizione. Sembrerà strano, ma vi sono gay non risolti che rifiutano il godimento anale, sforzandosi di rivestire sempre un ruolo attivo. Il loro meccanismo di difesa dalla passività è talmente forte, che analmente spesso diventano frigidi, e quella che era una scelta coatta (ruolo attivo esclusivo) diventa una seconda natura (castrante, perché la prostata viene desessualizzata). La misoginia, il terrore di “diventare donna”, li trasforma così in “donne mancate”: esseri che comunque hanno bisogno del Fallo simbolico per godere, ma che si vietano il pene reale insertivo per conservare un minimo di virilità. L’omofobia è stata così violentemente interiorizzata che il ruolo passivo è rifiutato con tutte le forze. Quindi si è effettivamente una “donna mancata”, là dove il gay risolto è sempre una donna realizzata (e ciò può essere visibile nella maggioranza dei gay, ma anche no: il mio concetto di gay risolto infatti, è quello di un gay che attraverso il godimento anale ha completato la passivizzazione accettando il transito psicologico che essa comporta, e l’immagine di sé che offre agli altri può coincidere o no con quella femminile della transizione psicologica completata. Nella maggior parte dei casi coincide e questo crea grandi equivoci, anche perché i media propalano quella del gay effeminato come immagine standard, perché è più rassicurante per il pubblico etero).
soledamore
PartecipanteSemplice: gli effeminati in genere tendono ad essere passivi. La figura rarissima dell’effeminato attivo è l’eccezione che conferma la regola. Chiaramente non deve essere eccessivamente effeminato, per essere attivo. Diciamo una effeminatezza che non si nota al primo sguardo. Gli effeminati sono purtroppo i più esibizionisti e determinano l’immagine complessiva di tutti gli omosessuali grazie ai mass media in cui sono la quasi totalità. Esistono omosessuali attivi, ma non sono visibili.
soledamore
Partecipante@gepo56 wrote:
Adoro essere riempito di sperma, spesso dimenticando che potrei anche correre rischi non indifferenti ma quando uso la bocca o è dentro di me che si muove perdo la testa.
Eppure non mi sento assolutamente effeminato.
Nessun effeminato si sente tale. Spesso quando vede che le persone normali ammiccano fra di loro quando cammina per strada, crede che sia perchè lo ammirano

soledamore
Partecipante@FIPPO wrote:
ma che belle risposte alla mia modesta domanda…grazie!
soledamore: sono d’accordo con te ma non al 100%. Si ho subito un processo di “passivizzazione” , forse con l’età ho vissuto in modo più tranquillo la mia omossesualità non so. Ma questo non è sfociato, almeno non mi sembra, in una femmilizzazione del mio essere esterno. Certo è che per cultura, per condizionamenti etc etc sin da giovane pensavo che fare il passivo fosse in qualche modo connesso con atteggiamenti “femminili” tipo scheccheggiamenti per intenderci, attengiamenti in cui non mi riconoscevo per nulla.
Premesso che non c’è nulla di male nello “scheccheggiare”, a patto che non si pretendi di rappresentare scheccheggiando tutto l’universo glbtq. Del resto è un atteggiamento molto comune nel mondo gay, quindi inutile far finta di non vedere quanto sia radicato nella comunità stessa lo stereotipo al quale i non diversamente sessuali vorrebbero crocifiggerci volentieri per placare la loro ansia fallofoba. D’altra parte, non è che si diventa donne dopo il primo orgasmo anale, come se il membro passivizzante fosse una sorta di bacchetta magica 😀 E’ vero anche però che il rifiutare di sentirsi donna dentro può sfociare in una femminilizzazione esteriore che funge da compensazione psicologica 😮 L’importante è gestire con consapevolezza questa transizione e non farla confliggere con l’identità biologica. La cosa riesce abbastanza bene alle persone che non sono effeminate per natura, caratterialmente alquanto strutturate e in grado di vivere la passività anale appena scoperta con moderazione. Il maggior pericolo è l’anocentrismo, che fa coincidere un eventuale vuoto interiore con il buco adattato alla penetrazione. Buco che rischia di diventare centro di ogni godimento, e quindi abisso di perdizione del proprio io. Ovvero quella che Blanchot definiva “faglia beante”. Auguri! 😉
soledamore
PartecipanteNon ti preoccupare, è un fenomeno molto comune! Io l’ho definito passivizzazione. Esiste, e tu ne sei la prova vivente! Spiegalo ad almadell, che crede sia solo una chiacchera da bar 😀 In genere la passivizzazione viene vissuta dal sedicente attivo (soggetto supposto agire), che prova per la prima volta l’orgasmo anale, con una certa ansia. In realtà l’unico rischio della passivizzazione è un’accentuazione dell’effeminatezza esterna. Ma dipende molto dal carattere e dalle esperienze pregresse. E’ una teoria che ho esposto in altri luoghi, e ora non ho tempo per ripeterla qui. In generale però meglio evitare di identificarsi con la propria passività una volta provato l’orgasmo anale. In effetti la passività anale comporta una transizione di gender psicologica, un “sentirsi donna” fuori oltre che dentro. Ovviamente, chi è effeminato di natura non ha nessuna difficoltà in una situazione del genere. Spesso però persone che non hanno grande esperienza sessuale, una volta scoperto l’orgasmo anale in età matura non riescono ad impedirsi una femminilizzazione molto accentuata, che corrisponde ad una sorta di coming out interiore e personale. Per questo io consiglio agli omosessuali sedicenti attivi di non identificarsi molto con questo loro ruolo (quello del soggetto supposto agire) e di fare i conti subito con le istanze passivanti dell’attività omo. Credo che la femminilizzazione sia direttamente proporzionale al ritardo nell’approccio al godimento anale. Va detto anche però che molti sedicenti gay attivi sono analmente frigidi e si precludono ogni possibilità di reale godimento anale, quasi fosse una difesa residua, ultima e invincibile, del fantasma della loro virilità.
soledamore
PartecipanteCaspita, se come tempo ed esperienza ti sono bastati tre giorni per ingoiare un “totem” devi avere un talento innato per il deepthroat 😆
soledamore
Partecipante@polvi79 wrote:
Grazie moltissimo per le dovute precisazioni. Peró, anche tu un po’ ci avevi messo del tuo a farti fraintendere, soprattutto quando hai usato generalizzazioni del tipo
‘Credo che facendo così i gay italiani rappresenterebbero veramente l’Italia attuale, pur dovendo sapere che se volessimo definirla (l’Italia attuale) , la parola “sporcizia” sarebbe solo un eufemismo.’
Eh bhé, questa sí che sembrava una critica efferata rivolta ai gay in generale. Mi fa’ piacere constatare peró che bene o male siamo d’accordo in molte cose.
Quanto agli inglesi, credimi sulla parola: io ci abito, in Inghilterra. Povero me…
Hai ragione, ma si è trattato di un refuso. La frase corretta era: “Credo che facendo così (cioè se i gay italiani si rappresentassero come persone che si annusano in pubblico le dita sporche, perché per avere quell’odore lì certo non si può dire che siano pulite) i gay italiani rappresenterebbero veramente l’Italia attuale, pur dovendo sapere che se volessimo definirla (l’Italia attuale) , la parola “sporcizia” sarebbe solo un eufemismo.”
soledamore
PartecipanteIo ho scritto “finocchi al vapore”, per rispettare il titolo del thread, ma in automatico mi è uscito gay al vapore 😀
soledamore
PartecipanteFinocchio al vapore è un titolo geniale per questo thread, se vuole pubblicizzare le saune più belle d’Italia. Magari può nascere una guida!
Ma intendevate questo quando scrivevate che i gay dovrebbero prendere l’iniziativa e far capire quanto possano essere fondamentali per l’economia?
E l’Arcigay come si pone rispetto al fenomeno delle saune?
C’è un ente che sancisca i criteri minimi di igiene, e li regolarizzi, secondo un sistema di multe e di premi atti ad incrementare l’efficienza e la qualità di una sauna gay e quindi la soddisfazione del cliente? La sauna è un luogo, teniamolo sempre presente, dove il cliente omosessuale viene fondamentalmente per cercare sesso promiscuo o per rilassarsi fra una session e l’altra. Dove il contatto casuale di un pene con un ano può sfociare immediatamente in un rapporto sodomitico privo di precauzioni. Non dimentichiamo che la sauna non è la dark room. In sauna si va nudi o al massimo molto discinti…
Il finocchio al vapore è contagioso? Crea dipendenza?
In sauna si può…ma ne vale il pene o la pena? 😀 -
AutorePost