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soledamore
Partecipante@HugeUnicum wrote:
Bannate soledamore ed i suoi cloni. Fermate questo povero troll, stalker anonimo. Se tenete il Forum in vita solo per i suoi cloni, chiudetelo. Fate pieta’.
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Sei talmente malato che ti identifichi con me! E vorresti coinvolgermi nel destino che tu stesso impetri! Il forum vive perché ci sono persone positive oppositive e propositive come me.
Stalker di chi? Mai entrato in Spazio libero, a fare ricatti e schifezze, tutte cose che attribuiscono a te, persone che ti conoscono da anni, mella realtà reale e in quella virtuale. Tu sei solo un povero paranoico sul quale l’ala dell’imbecillità si sta posando, lieve ma ineluttabile. Una frocia di mezz’età che cerca di ingannare la menopausa sclerando su un forum gay, solo per vendicarsi del fatto che non ha mai raggiunto un orgasmo prostatico e che nessuno ha osato accreditarla in una dimensione aitenticamente cul-turale e non solo cul-a.
Una terrona emigrata che insulta altri meridionali solo perché non ha la loro visibilità.
Sei addirittura pre-borbonica. Una sottospecie di frattaglia paleo-aragonese sfuggita al nuovo ordine ispanico, una zandraglia da gettare al popolino affamato mentre la gatta cenerentola veniva rappresentata altrove.
Rinsavisci o eclissati. Ormai non fai nemmeno più testo.soledamore
Partecipante@HugeUnicum wrote:
Imbecille sarai tu e tutti i cloni di soledamore a seguire. Magari ti diverti anche coi fotomontaggi da asilo nido esistenziale di soledamore, un povero pazzo. Con quale diritto da anni non vengono rimossi?
Vedi quanto sei fuori di testa? Ma sei in astinenza di qualcosa? O sei davvero fuori di testa?
Mai fatto fotomontaggi. Solo didascalie visive nel mio “Poco meno di un quarto di scaffalistica omosessuale”. Non c’è nulla da rimuovere lì, se non la cultura. Forse ti dispiace che sia stato l’unico a non adoperare la tua suppposta immagine per dare un senso alla tua castrazione narcisistica. Capisco il risentimento che hai nei confronti delle tue amiche di Spazio libero, che su questa castrazione ci campano da anni. Ti ricordo però che sei nella camera alta del forum! Scendi giù e discuti con le tue pari delle tue problematiche esistenziali.
La vergogna vera è la libertà che ti prendi nell’insultare forumisti di vaglia e moderatori, anche da loggato.
Perché vorresti essere disiscritto dalla Redazione? Tutto quello che hai scritto resterà, chi sa per quanto tempo. Fortunatamente non lo leggerà nessuno. Vattene via, se ti è rimasta un minimo di dignità. Spezza questo cordone ombelicale, se ne hai il coraggio. Anche se sai che non è la rinascita quello che ti aspetta, ma la deiezione.soledamore
PartecipanteSolo per dire due parole sulla patologia HugeUnicum.
Non mi sembra affatto che HugeUnicum, nota “sfranta” del ghetto “Spazio libero”, venga citata “a cazzo di cane” né “a pesce di gallina”, nelle camere alte del forum.
Mi sembra che sia lei ad insinuarsi in ogni discussione, insultando utenti di vaglia al solo scopo di farsi pubblicità. La prova è in questo thread: io ho descritto le mie esperienze, seguendo il topic. Lei ne ha approfittato solo per insultare me e un moderatore verso il quale ha nutrito un astio lustrale, incomprensibile per me, ma oggettivo. Ignoriamola.
La sua dimensione forumistica è quella del ghetto virtuale. Fuori di esso, fa solo danni. Anche alla sua stessa autostima. Una ferita narcisistica irrimarginabile.soledamore
PartecipanteFrusta, lascia perdere Huge! Nella sua paranoia è convinto che siamo la stessa persona, cioè il solito fantasma che lo perseguiterebbe. Non mi prenderei nemmeno il disturbo di convincerlo del contrario. Lasciamolo alla sua deriva di disicrizionanda, sperando che sparisca. Per sempre e per la sua salute mentale 😀
soledamore
PartecipanteSe fossero queste le cose di cui ci si dovremmo vergognare. Huge, stiamo parlando di problemi inerenti alla sessualità anche tua con “i neri”. Sei come al solito maleducato con il tuo egocasting ormai datato, volgare con le tue accuse, osceno nelle tue illazioni.
Solo dopo essere bannato, quello che chiedi nella pagliacciata finale della disiscrizione, troverai pace.
Non vorrei poi, conoscendoti come tanti altri, che l’ennesima piazzata da vergognarsi di essere come te e la tua gente, sia la reazione prevedibile al fatto che forse io
le mie esperienze con i neri caraibici le ho fatte nei Caraibi e non nel Continente come te, forse. Quindi ti conviene rientrare nella tua topa e rientrare anche nella topica.
Lascia parlare la tua vagina, una volta tanto. Quella naturale. Con dolcezza 😀soledamore
Partecipante@almadell wrote:
Mai nessun Masai (ed è un peccato, sono bellissimi).
Dimmi cosa devo fare per dimostrarti che dico il vero,
non abitano tutti in Italia; ma se ci incontriamo a un Pride
prometto che te ne faccio conoscere almeno uno.Non ho bisogno di un prosseneta per conoscere gente di colore.
Né conoscerei gente di colore spinto dalla tua nevrosi fallica.
E mai andrei a un gay pride, allo scopo di conoscere gente di colore. Anzi, se vedessi un nero in perizoma, che si sbatte su di un carro, incipriato e imbellettato come una volgarissima bardascia, ancora vittima, ma inconsapevole, della protervia dei bianchi come te che lo hanno frocizzato, temo che la mia reazione non sarebbe affatto positiva.soledamore
PartecipanteSciocca, era una metafora! Sì, anch’io ho avuto la mia deriva fallocentrica. La cosa vi scandalizza? Se non l’avessi avuta come pensate che potrei discutere con cognizione di causa di fallocentrismo?
soledamore
PartecipanteQuante storie! Ancora intrisi di fallocentrismo, a vedere se il pene ideale è quello nero. Ancora con il mito dell’Apollo Nero. Ancora a provocare che sono tutte passive, proiettando la vostra esperienza white (quella sì penosa) su una razza altra.
Parlare di neri o di mulatti (passivi) vi serve a sublimare la castrazione narcisistica, lo capisco. E mi sembra evidente che nemmeno nella fase dell’accettazione, dove il fallocentrismo è giustificato, ne abbiate conosciuto uno vero, autentico. Una macchina del sesso che ti trascina, volente o nolente, in un’altra dimensione, mettendoti la lingua prima in bocca e poi nel culo (scusate la volgarità, ma è ancora speech therapy, purtroppo). E poi dopo a penetrarti con dolcezza e poi con violenza, fino a farti raggiungere quell’orgasmo prostatico che una lesbica non avrebbe mai potuto darti.
Io consiglio quelli Caraibici, perché sono i primi a preoccuparsi di fare safe sex, anche quando il tuo buco nero vuole solo essere riempito dal Fallo vero, totalmente incapace di intendere e di volere…insomma quando il tuo encefalo è diventato buco frocio assieme al culo. Naturalmente la mia esperienza risale ad anni fa, quando ancora non avevo capito cosa significasse essere omosessuale, davvero. Adesso, dopo alcuni anni, forse le cose sono cambiate…mah…prima o poi ritornerò nei Caraibi, temo (ma non spero), e vi farò un resoconto più dettagliato e attuale. Per adesso ho trovato una mia dimensione omosessuale quotidiana, per cui non ho bisogno più di queste esperienze straordinarie.soledamore
Partecipante@almadell wrote:
Io sono arrivato a quota 14 (contando mezzo per i mulatti):
tre Somali
due Ghanesi
due Nigeriani (tre se conti i mulatti)
un Senegalese
uno dei Caraibi
due Neri Statunitensi
uno della Costa d’Avorio
e tre in più se conti i Mulatti Brasiliani.Il segreto? Essere attivi 🙂
Il segreto è essere dei gran ballisti! In questo modo puoi convincerti anche di esserti scopato un’intera tribù Masai

soledamore
PartecipanteOgni volta @HugeUnicum sente la necessità di precisare che non ha intenzione di offendere le transessuali, quando tenta meschinamente di insultare un queer, tacciandolo appunto di transessualità.
La sua transfobia è evidente: anche se fossi una trans, non è che si potrebbero confutare le mie teorie argomentandole con l”identità di genere! Sarebbe come dire: “Busi non è uno scrittore, è solo un gay”.
“Vladimir Luxuria non può fare politica, perché transgender”. E idiozie simili, ovviamente smentite dalla realtà.
Io ho rinnovato la teoria queer, attraverso la lezione del cristianesimo e della psicoanalisi. Non per vantarmi, ma vari post che ho scritto qui e su altri siti sono stati ripresi da riviste che si occupano di studi di genere. Prima o poi scriverò un testo compiuto, che dia una sistemazione teorica al mio pensiero, in modo che sia fruibile anche da un pubblico meno specializzato. Fermo restando gli altri numerosi impegni intellettuali. O credete che “soledamore” sia solo il nick di un intellettuale che scrive su gay.it? “Soledamore” è solo un aspetto della mia multiforme personalità, quello impegnato nel rinnovamento morale e culturale del mondo glbtq.
Pertanto l’invidia di certe culandrone che non sono state capaci di trovarsi una dimensione esistenziale gratificante, e che vedendo spegnersi, nella mezza età, ogni afflato creativo e ogni illusione professionale, vorrebbero sfogare il loro rancore nei confronti di una singolarità che le mortifica, semplicemente perché è fuori dalla loro angusta portata culturale, sessuale ed emotiva, non riesce a tangermi!
Comprendo anche che essere zitelle, senza prospettive affettive sicure, per un gay di una certa età, possa essere devastante da un punto di vista psicologico. Il mio suggerimento per @HugeUnicum è: a zappare la terra! Arbeit macht frei! 🙂soledamore
Partecipante@soledamore wrote:
Qualcuno ricordi a questa povera profuga di HugeUnicum, forzata dallo spettro della disoccupazione a portare inutilmente le sue chiappe imbolsite all’estero, dove – a quanto dicono – ha avuto la sua massima opportunità come friteuse in nero, per poi ritornare nel casertano incattivita dall’ennesima ferita narcisistica, qualcuno le ricordi che parlavo di animus e anima in senso junghiano già dal mio primo intervento in questo forum 🙂
Il transito per un queer è sempre e solo un transito psicologico. Non solo, a differenza del gay novecentesco, nel queer non c’è nemmeno castrazione narcisistica. Il mio Phallus è significante e significato reale, non simbolico. Sono fuori dalla triangolazione edipica. Splendida macchina desiderante innestata su un corpo senza organi che funziona. Al centro del mondo, ovunque io sia, a portare il Verbo, ovvero il Logos il quale sempre sovrasterà il chiacchericcio sguajato della culandra che di post-moderno può avere solo qualche inutile velleità.
Io sono il futuro della “Gaia Umanità”. Sono nato postumo, come disse qualcuno. Tu ed Almadell fate parte già del passato, e non ve ne siete nemmeno accorti. Siete
Personae Sexuales (Sexual Personae – C. Paglia) del secolo passato: l’omosessuale che si emancipa identificandosi con un fallocentrismo indotto, funzionale all’industria sessuale che ha sfruttato il suo bisogno di riconoscimento per arricchirsi sul suo culo. Spesso rimasto frigido.Scusate se mi ricito, ma dovevo emendare qualche errore di editing :-). Volevo dare una forma più appropriata all’anglo-latino della Paglia, ma la mia ybris è stata punita dalla dea Artemide, probabilmente 🙂
soledamore
PartecipanteNaturalmente sono l’unico in questo sito che ha il diritto, oltre che il dovere, di scrivere di teoria queer, essendo personalmente al centro della sua elaborazione, come pensatore queer, appunto. Per tizi come HugeUnicum queer consiste unicamente nella q dell’acrostico glbtq. Una sigla che serve ad arricchire una proposta ormai senza contenuti. Ma che può essere utile, in questi tempi grami, a dare una qualche forma di collocazione pur se non molto gratificante.
L’identità è una questione maledettamente seria: in tutta questa girandola di cloni che sublimano la loro catessi in una produzione fantasmatica di compensazione, definirsi gay è l’unico modo che hanno alcuni soggetti per sentire di esistere, pur non essendo qualcosa di chiaro. Il termine “gay” dà loro la certezza che l’attrazione, fondamentalmente ancora genitale, per persone dello stesso sesso, fa di loro in qualche modo degli essenti. Anche se non sanno bene che o cosa sono, sanno di essere qualcosa. E questo basta per evitare i rischi della de-personalizzazione e la sua faglia beante, con i suoi fraintesi transiti, nomadismi, con le sue paurose fluidità.
Sicuramente, queste persone alla ricerca di un’identità “nell’essere gay” hanno bisogno di scrollarsi gli stereotipi che la pratica dell’omosessualità ha prodotto naturalmente nel corso dei millenni nei loro confronti. Da qui la bifobia, la transfobia, tutte le varie forme di endo-omofobia insieme con la banalizzazione dell’essere queer, che cercano di spiegarsi come etichetta che si dà il gay velato, magari sposato, perché non si accetta.
Ma nell’armadio di ognuno di loro c’è sempre da qualche parte quella vecchia checca che prima o poi fa capolino, costretta in passato al “coming in” da un’emancipazione frettolosa e superficiale. Sempre più imbarazzante. Sempre più ingestibile, man mano che il tempo passa e il proprio valore sul mercato della carne diminuisce approssimandosi allo zero. Spesso sempre più nevrotica e irrisolta. Resta il dilemma che averlo preso nel culo, o non averlo preso, è stata una metaforica, ma reale presa per il culo, da un punto di vista esistenziale.
Il momento della verità arriva quando, pur perdurando l’attrazione per le persone dello stesso sesso, si rendono conto che sono loro stessi a non suscitare più alcun tipo di attrazione. Il fallocentrismo sa essere crudele, con i suoi limiti estetici e anagrafici. Lì allora avviene la grande separazione: tra chi ha delle possibilità economiche e riesce a soddisfare il suo desiderio compulsivo rivolgendosi al mercato parallelo della prostituzione, diventando una zitella acida e scettica; e chi, non potendosi permettere nemmeno un prostituto, ma forse a stento un degno companatico che gli eviti di rovistare tra i rifiuti, deve ricorrere alla soddisfazione sostitutiva della pornografia gratuita o a prezzi ragionevoli su internet. Uno zitellaggio non meno acido, ma forse più patologico perché privo di quella dimensione umana che persiste pure nel commercio con il rumeno o con il bulgaro in una pubblica latrina.
I pochi che sono riusciti ad investire sull’affettività di lunga durata, sfuggendo alla coazione fallocentrica – casi abbastanza rari – trovano una loro risposta nel sacrificio (che sia laico o cristiano, sempre di sacrificio si è trattato, quindi massimo rispetto per almadell come martire della causa gay) per le generazioni future.
Per le quali possono dire di aver cercato di costruire un mondo migliore per gli altri gay. O almeno ci hanno tentato. Nella speranza che il mondo non sia peggiorato complessivamente, cosa sempre più difficile da negare.
Per questi ultimi la beffa più atroce può essere la fine improvvisa del rapporto con la condanna definitva ad una solitudine che nessun succedaneo potrà mai alleviare. L’uomo riesce ad essere immaturo fino a quando la Natura non gli conferisce la pace dei sensi, ed è fondamentalmente inaffidabile, a differenza della donna. Fin quando si è sessualmente attivi, non c’è nessuna certezza assoluta nell’affettività omosessuale. Anche qui il sacrificio e il perdono sono essenziali. La fede può aiutare.
La coppia gay da mulino bianco non esiste nemmeno nella pubblicità, temo.soledamore
PartecipanteQualcuno ricordi a questa povera profuga di HugeUnicum, forzata dallo spettro della disoccupazione a portare inutilmente le sue chiappe imbolsite all’estero, dove – a quanto dicono – ha avuto la sua massima opportunità come friteuse in nero, per poi ritornare nel casertano incattivita dall’ennesima ferita narcisistica, qualcuno le ricordi che parlavo di animus e anima in senso junghiano già dal mio primo intervento in questo forum 🙂
Il transito per un queer è sempre e solo un transito psicologico. Non solo, a differenza del gay novecentesco, nel queer non c’è nemmeno castrazione narcisistica. Il mio Phallus è significante e significato reale, non simbolico. Sono fuori dalla trinagolazione edipica. Splendida macchina desiderante innestata su un corpo senza organi che funziona. Al centro del mondo, ovunque io sia, a portare il Verbo, ovvero il Logos il quale sempre sovrasterà il chiacchericcio sguajato della culandra che di post-moderno può avere solo qualche inutile velleità.
Io sono il futuro della “Gaia Umanità”. Sono nato postumo, come disse qualcuno. Tu ed Almadell fate parte già del passato, e non ve ne siete nemmeno accorti. Siete Personae Sexualis (C. Paglia) del secolo passato: l’omosessuale che si emancipa identificandosi con un fallocentrismo indotto, funzionale all’industria sessuale che ha sfruttato il suo bisogno di riconoscimento per arricchirsi sul suo culo. Spesso rimasto frigido.
soledamore
PartecipanteEd ecco la Grande Trolla Unica che caccia il sederone fuori, dopo aver mandato in avanscoperta i suoi cloni 😈
Non deve aver resistito più quando ha cominciato a leggere di obsolete froce novecentesche, decostruzione, teoria queer, Jung… Tutte le sue gaie certezze hanno cominciato a vacillare rinsecchendole la clitoride estrofessa naturalmente lubrificata dai suoi laidi umori 😆
Meglio lei, comunque, delle pretenziose zitelle che cercano di darsi un tono discettando sulle proporzioni dei pisellini nella statuaria greca, facendo finta di ammirarne le classiche proporzioni…soledamore
Partecipante@yandrey wrote:
Io personalmente mi sento passivo da sempre, pur avendo provato a penetrare, la sensazione e il piacere che provo ad essere passivo non la provo assolutamente nell’essere attivo, quindi penso che si nasca passivi come si nasce uomo o donna, quindi gay attivo e gay passivo!
Ti capisco, “yendrey”! Ma ti assicuro che passivi si diventa, a meno che non si nasca con il cordone ombelicale che fuoriesce dal sedere, immagino… 🙂
La passività è una costruzione di ruolo , indice di omosessualità risolta e quindi consapevole – quando non compulsiva. Non è un’identità! Questo lo credono solo le “sfrante”.
Il fatto che la stragrande maggioranza dei gay sono passivi (non diciamo quasi “tutti”, per essere politically correct…), non dimostra però che tutti i gay siano omosessuali risolti. Infatti molti gay si identificano totalmente con la loro passività, facendo del loro ano il centro del’universo. E’ anche vero che l’esperienza del transito psicologico, evitando di cadere nella trappola della “donna dentro for ever” (altra tipica dinamica sfranta), non è da tutti. Tant’è vero che molti gay la confondono con il problema di identità di genere delle trans che vogliono operarsi. Sfortunatamente, non tutti hanno letto Jung e l’unica nozione psicologica (indiretta) che hanno dell’omosessualità, è che è stata depennata dal DSM, la “bibbia” della psichiatria mondiale, e che quindi non è patologica. Di conseguenza inferiscono che è cosa buona e giusta, addirittura naturale. Per altri è addirittura un gusto o una moda!
Io credo che sia qualcosa di molto più complesso! Credo che sia la cosa più difficile da far capire a certe passive irrisolte, che imbrattano i forum gay di concetti novecenteschi, assolutamente superati dalla teoria queer più avvertita. -
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