Gay.it Forum › Forum › Amore e sentimenti › Gay: siamo destinati ad essere soli?
- Questo topic ha 135 risposte, 22 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 7 anni, 1 mese fa da
anonymous.
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7 Settembre 2018 alle 20:22 #834141
anonymous
PartecipanteCi sono persone destinate a rimanere sole. Io sono uno di loro. Alto, bello, aitante, con una professione invidiata e invidiabile( Assistente di volo). Proprio la mia professione ha spesso influenzato chi mi sta vicino. La paura di essere traditi( ma può succedere anche ad un semplice commesso o impegato). Io non ho mai tradito il mio lui e perchè dovrei se innamorato? Eppure i pregiudizi nei confronti del mio lavoro non mancano. Manco facessi il pornostar! Vorrà dire che mi godrò i miei soldi e i miei viaggi da solo! peccato.
7 Settembre 2018 alle 21:14 #834142anonymous
Partecipantesi nasce soli
io sono fidanzata con le cat cat, finlandesi…io e le cat cat…siamo inseparabili…rakkaudelle.7 Settembre 2018 alle 21:46 #834143anonymous
Partecipanteanche io voglio condividere la mia esperienza piuttosto che dare giudizi (a quei due o tre omofobi che sono intervenuti: perchè mai perdete il tempo qui, eh?). Io sono in coppia da 12 anni con una persona meravigliosa, è tutto quello che avrei potuto desiderare, forse la vorrei un po’ meno timida ma magari è per questo che mi sono innamorato, chissà… Mi sono accettato da millenni, non ho mai avuto problemi di visibilità, non amo i ghetti, le mode, i pettorali, ecc e ho sempre pensato che la vita di coppia va voluta e costruita giorno per giorno, ecc ecc.. ma… Tutto questo sforzo, grande, quotidiano eppure naturale per chi sente dentro il bisogno di condividere la propria vita, mi sembra che poggi su due pilastri di cui non abbiamo il controllo: l’amore e l’attrazione fisica. Non so quello che accade agli etero, è vero come dice qualcuno che hanno infinite più possibilità di incontrare ovunque, e aggiungo che arrivano alla maturità relativamente tranquilli, senza aver dovuto faticare anni per costruire un muro di difesa dai giudizi e rifaticare poi il doppio per tirarlo giù e aprirsi fino in fondo… Quello che succede a me è ora è che non mi sento più soddisfatto, nonostante le mille cose che abbiamo in comune: dipende dal fatto che ho voglia di più sesso – o di sesso diverso? Oppure questa cosa è a sua volta effetto di un calo dell’amore? Non lo so, so che ho paura a mettere in gioco tutto (quotidianità, casa, amici…) però non posso ignorare quel che sta accadendo. Grazie a tutto per questo scambio su di un tema piuttosto tabù. Andrea
8 Settembre 2018 alle 1:06 #834144anonymous
PartecipanteLe relazioni gay sono difficili perchè:
-molti vivono in famiglia e ci vivranno fino alla scomparsa dei genitori(repressi e non) e difficilmente lasceranno 1 affetto certo per 1 incerto che comporta per di + tanti problemi.(e parlo dei gay italiani,ben inteso)
– sono incapaci di scendere a compromessi e aspettano “il loro principe azzurro” con tutti i requisiti possibili e immaginabili
-non vogliono affrontare sacrifici;1 relazione fatta di cenette e vacanze va + che bene.
-non sanno quello che vogliono dalla vita, perchè, + o – accettatisi,sono psicologicamente instabili e spesso insoddisfatti.
-sono molto narcisi e tendono sempre a rivaleggiare con tutto e tutti(e al contrario di ciò che si pensa quelli maschili sono anche peggio delle checche su questo punto).
-sono minchia-dipendenti per la maggiorparte.
Quindi la risposta alla domanda siamo destinati ad essere soli è SI’….fatta eccezione per quei pochi fortunati o non,che trovano qualcuno con cui fare 1 pezzo di strada insieme.8 Settembre 2018 alle 8:17 #834145anonymous
Partecipanteno so, non so cosa pensare, dicono anche che potere e’ volere. io cmq adoro le cat cat, sono le mie eroineee .loro con quelle giacchette rosse, con quelle facce bianche e i capelli nordici…non posso smetterle di guardarle sono tropppo belle….da quando le ho scoperte mi distraggo facilmente e i dscorsi cosi, di cui si sa già la rizposta, non mi interessano più….cat cat…forever…
8 Settembre 2018 alle 8:42 #834146anonymous
PartecipanteSecondo me il problema della coppia gay è lo stesso che affligge una “normale” coppia eterosessaule. Mi spiego meglio: intendo dire che la pulsione verso altri eventuali partners (anche c.d. mordi e fuggi) esiste in entrambe le tipologie di coppie….l’amare il/la proprio/a compagno/a non significa di certo avere gli occhi foderati di prosciutto….piuttosto, secondo me, molto spesso, a pregiudicare la durata (e non l’intensità) di un amore lato sensu omosessuale è soltanto la difficoltà sociale cui lo stesso va incontro. Nel mio caso, dopo anni di fidanzamento con il mio boy, il tutto è finito anche (e non solo) a causa della stanchezza da parte mia di dover continuamente “difendere” me stesso ed il mio compagno dagli attacchi esterni della società, degli amici, della famiglia, etc… Insomma, la fragilità dei nostri legami è dovuta anche alla stanchezza che comporta il tirare avanti questo tipo di coppia….gli etero, invece, molto spesso e molto ipocrtamente rstano insieme – nonoistante il tramont dei sentimenti e della passione – solo per far contenti la società che li circonda. Insomma, io ritengo che entrambe le tipologie di coppia siano molto spesso VITTIME di UNA SOCIETA’ DI MERDA IMPREGNATA ED INZUPPATA DI “VALORI”/PRECETTI INUTILI E PSEUDO CRISTIANEGGIANTI…..Baci a tutti
8 Settembre 2018 alle 9:10 #834147anonymous
Partecipantementre asia argento e’ brutta come la fame, in piu sua madre fa finta di riprendersal nel film, ma nella realtà ne sta alla larga, nicolodi, ovunque sei, a roma o a fi,riportati indietro l animale, a babbuina, come si hiama
8 Settembre 2018 alle 10:06 #834148rivas
PartecipanteIn vita mia ho riscontrato serie difficoltà nell’intrecciare relazioni in tutti coloro che in famiglia non si sono dichiarati, anche vivendo da soli.
Mentre le relazioni più belle le ho avute quando ci siamo presentati le reciproche mamme, anche se ancora vivendo in famiglia.
Troppo riduttiva la mia analisi? O forse il segreto è tutto qui? 🙂
8 Settembre 2018 alle 10:06 #834149anonymous
Partecipante…mi sembra che ci sia un generalizzato approccio estremamente adolescenziale al rapporto di coppia: é più semplice porsi dicendo “io sono così, se ti va bene, altrimenti un altro sarà la persona giusta”, piuttosto che fare la fatica di provare a mettersi in discussione. Incontrare “l’altro da noi” significa innanzitutto saper ascoltare e saperci porre nel modo che ci viene richiesto. Se questo venisse attuato da parte di entrambi ci sarebbe piena sintonia. Spesso il fatto di avere strumenti intellettuali e di consapevolezza di sè estramemnte sbilanciati, rende impossibile lo scambio fecondo che si attua quando entrambi sanno consapevolmente rinunciare a qualcosa di sè a beneficio del rapporto o relazione.
…Così è (se vi pare)…8 Settembre 2018 alle 10:36 #834150anonymous
Partecipantecaro andrea , ho vissuto la tua stessa storia (15 anni !)e quindi capisco la tua sofferenza .nel nostro caso , l’amore fisico e mentale si è trasformato in un grandissimo affetto fraterno.
8 Settembre 2018 alle 10:44 #834151anonymous
PartecipanteIo e il mio compagno stiamo insieme da 31 anni e fra noi, pur con i ridimensionamenti naturali dovuti all’età, la passione e l’amore sono ancora forti.Dire che non abbiamo mai avuto crisi sarebbe una bugia, ma le abbiamo sempre superate. Forse siamo stati fortunati perchè abbiamo avuto le nostre famiglie che ci hanno accettato e aiutato facendoci sentire e trattandoci come una qualsiasi coppia.Ma noi per primi ci siamo sentiti e comportati sempre come una coppia normale, senza sbandierare la nostra situazione, ma vivendola alla luce del sole come tutti.(una coppia etero non ha mica bisogno di affermare che lo è, perché dovremmo farlo noi? Basta vivere la propria vita…) E tutti hanno compreso. Per conto nostro non ci siamo mai abbandonati alle sole “sensazioni”epidermiche tipiche dei primi tempi della consocenza, ma abbiamo cercato di, coltivare il rapporto approfondendo sempre più la conoscenza reciproca, la comprensione, scoprendo i lati positivi di ognuno di noi e accettando quelli negativi nella consapevolezza che tutti ne abbiamo.Ora che ci avviamo verso la fragilità della vecchiaia è dolce e appagante per noi la grande complicità fatta di conoscenza reciproca profonda al punto che quasi ci leggiamo nel pensiero, la tenerezza che ci unisce e l’esplosione di sesso che (se pur più raramente di una volta) ancora ci prende.Forse tutto questo può sembrare inverosimile, ma vi assicuro che non lo è.Abbiamo diversi amici nella nostra situazione, l’anno scorso abbiamo festeggiato i quarant’anni di unione di due di loro. Concludo con l’affermare che, a parte la fortuna di trovare la persona giusta, dopo spetta a noi e solo a noi fare in modo che resti con noi a lungo, magari per sempre. Sono fermamente convinto che siamo noi i soli responsabili delle nostre azioni e dovremmo essere solo noi (gay) a chiederci che cosa veramente vogliamo e a smetterla con la paranoia che la società non ci accetta ecc perché ci giudica “diversi”….quando siamo noi i primi a comportarci da tali.
8 Settembre 2018 alle 10:58 #834152anonymous
PartecipanteGentile Dott. Quattrini,
mi permetto di condividere con Lei e con gli altri utenti del sito una riflessione mia, molto personale e (ne sono sicuro, ma vorrei essere smentito) poco condivisibile per la stragrande maggioranza del popolo gay/lesbo/trans/bsex.
La “coppia che scoppia”, la coppia omosessuale come “mission impossible” o chimera (per dirla con i greci dell’età classica), l’incapacità per una coppia omosessuale di vivere con pienezza il rapporto d’amore perché incapace di godere di tutti i doni che da questo rapporto “sacro” scaturiscono (volendo far riferimento, invece, alla summa della dottrina cattolica). Tanti modi diversi di affrontare lo stesso problema, tutti accomunati dalla consapevolezza (in alcuni casi mesta, in altri trionfale) che la coppia omosessuale non funzioni, anzi non possa funzionare. Certo, per quelle critiche che si limitano semplicemente a inaridire qualsiasi tentativo di costruzione di un modello familiare parallelo, in funzione meramente “negatoria”, si può tranquillamente dire che il risultato psicologico al quale si vuole giungere sia semplicemente la trasmissione di un messaggio (più o meno subliminale) di questo tipo: “la coppia omosessuale non deve esistere”, a prescindere da una concreta indagine sulle sue effettive possibilità di riuscita). Il tutto in nome dell’assolutezza di una certa verità dogmatica da scodellare come una pappa bella e pronta e che nessuno – o almeno questa è l’impressione che ne riportiamo – voglia/possa minimamente mettere in discussione.
Ma veniamo alla mia personalissima – lo ribadisco – riflessione, che non riguarda tanto la presa di coscienza sull’impossibilità per due persone dello stesso sesso di vivere una vita di condivisione. Evidentemente non avrebbe senso duplicare gli interventi di altri utenti o la stessa lettera che ha dato origine alla nostra discussione. Piuttosto, vorrei che si cercasse di riflettere sulle cause di questa presunta impossibilità o (forse in maniera più corretta) forte difficoltà cui vanno incontro le coppie omosessuali.
Cosa mancherebbe a Tizio e Caio oppure a Tullia e Mevia per poter dare vita a una relazione affettiva che riesca a guardare oltre l’orizzonte del “qui e ora”? La capacità di amare? Non credo, dal momento che stiamo parlando di persone capaci di amare in modo splendido tanto quanto un eterosessuale. Anzi, se dovessimo credere a tutti gli stereotipi che ci vengono affibbiati, tra di essi figura pure quello secondo il quale saremmo delle persone con un animo tra i più sensibili. Ma noi agli stereotipi non crediamo (almeno non dovremmo). Allora forse è l’impossibilità biologica di avere figli interni alla coppia che sfalda nel tempo il rapporto amoroso? Nemmeno su questo punto mi posso trovare d’accordo. Ci sono tante coppie eterosessuali che, per scelta o per impossibilità obiettiva, non hanno figli e non pongono necessariamente il loro rapporto in crisi.
Ebbene, io credo di poter individuare la causa di tutto in un solo fattore che potremmo definire “matrice” da cui derivano tutti gli altri granelli più o meno grossolani che si insinuano nel meccanismo del rapporto a due.
Personalmente, individuo la matrice nella mancanza di una morale. E qui si scatenerà il coro di scandalizzati: “la morale è una cosa per bacchettoni”, “la morale è roba da medioevo”, “la morale è privazione di libertà”. Siamo sicuri? La replica a queste affermazioni dipende, ovviamente, da quello che si intende per morale. La naturale (ma forse non troppo) tendenza è quella dell’immediata associazione di idee tra morale e religione (nel caso specifico del territorio italiano, del cristianesimo cattolico romano). Pertanto, l’immagina che balena è quella di qualcosa calato dall’alto, imposto, cristallizzato o – per usare un termine più evocativo – marmorizzato in una assoluta ieraticità che ne impedisce ogni declinazione in chiave moderna. Ma cosa è questo qualcosa? Come si può definire la morale? Secondo uno dei dizionari della lingua italiana più diffusi e autorevoli la morale è un insieme di norme e precetti che regolano il comportamento umano in dipendenza da specifiche concezioni religiose, filosofiche, politiche. Tralasciando la religione e la politica, è possibile individuare regole morali che disciplinino le azioni sulla base di un principio filosofico che ha ispirato e ispira ancora oggi tante battaglie combattute in nome della libertà e del diritto all’emancipazione: il principio di uguaglianza. In nome di questo principio, essendo tutti gli esseri umani uguali, il rispetto che io devo a me stesso in quanto essere umano lo devo anche a tutti coloro che mi stanno intorno in quanto esseri umani come me. Faccio agli altri quello che vorrei gli altri facessero a me, non faccio agli altri quello che non vorrei si facesse a me. Questo discorso, calato nell’ambito della coppia, dovrebbe porre fine ad ogni rischio di “scoppio” e di conseguente solitudine.
Eppure questo sembra non funzionare nelle coppie omosessuali. Forse gli omosessuali non hanno valori morali? Certo che no! Viviamo in contesti familiari che, nonostante i numerosissimi problemi legati all’aumento delle separazioni e dei divorzi e ai contesti familiari violenti, in tanti casi riescono ancora a trasmettere un certo modello comportamentale di coppia. Insomma, i valori ci sono. Semplicemente non vengono applicati, in particolare il principio di uguaglianza (e il suo corollario del reciproco rispetto).
E, per assurdo, non li si applica proprio perché morali e la morale, specie quella propria delle relazioni di coppia, è stata ritenuta a lungo inaccettabile in blocco proprio per il fraintendimento che ho evidenziato prima, derivante dall’equivalenza morale=imposizione religioso-dogmatica. Una morale che, quindi, a lungo ci ha etichettati come contra naturam, invertiti, gente destinata per i propri indicibili peccati contro l’ordine naturale stabilito da Dio al fuoco della dannazione eterna.
I primi movimenti omosessuali hanno, da parte loro, rivendicato quale nostro diritto primario e imprescindibile il diritto della libertà di letto, ossia “vado a letto con chi mi pare”. Ora, se con questo diritto si voleva affermare piuttosto una libertà negativa (del tipo “a te non deve interessare se io, uomo o donna che sia, vado a letto con un uomo o con una donna”), nel tempo si è stratificato fino a perdere il significato di indifferenza ai fini della pacifica convivenza sociale ed ha piuttosto esasperato quello letterale. A ciò si aggiunga anche che dalla cattiva (e da alcune parti anche intenzionale) interpretazione di questa affermazione di libertà è derivato anche il paradosso nel quale si trova ingabbiata la comunità omosessuale, rispetto alla percezione che ne ha il “resto” del Paese: “Va bene, fate quello che vi pare nelle vostre camere da letto, ma fuori non dateci fastidio; non chiedete diritti civili e sociali, non pretendete di mettervi in tutto e per tutto al nostro stesso livello, non pretendete di chiamarvi famiglia. Siete delle persone simpatiche, magari anche delle macchiette da sfruttare a fini pubblicitari, di spettacolo, elettorali. Ma stop. La cosa finisce qui.”
Un paradosso, quello della accettazione frazionata, dal quale noi stessi sembriamo non essere in grado di liberarci. Perché nella “camera da letto” abbiamo finito per rinchiuderci quasi a doppia mandata, rivendicando una originalità di azione a tutti i costi e in tutti i campi, con un atteggiamento ai limiti del settarismo. E perché riteniamo (o quanto meno lo fa la grande maggioranza, e spero del tutto inconsciamente) che una volta raggiunta l’accettazione di sé, si debba dare libero sfogo alle proprie pulsioni sessuali; dopotutto, l’impressione che si ha è che sia questa l’unica via per vivere serenamente la propria omosessualità. Passando, però, in questo modo, dalla condizione di repressi a quella di “esplosi” senza possibilità di contenimento. Nemmeno, purtroppo, in una relazione dalla quale sembra, dopo un primo momento di serenità, necessario trabordare fino a coinvolgere soggetti esterni alla coppia omosessuale.
Appunto, omosessuale. Su questo termine ci si è impantanati e, nonostante i progressi terminologici di alcune frange del movimento gay, si continua, anche per questa via, a incardinare il discorso sulla sessualità, piuttosto che sulla affettività. E per quanto una questione nominalistica possa sembrare roba da sofisti o un problema di lana caprina, in realtà così non è. Un nome può dire tanto. Può dire anche troppo, più di quello che è la realtà, fino a spingersi alla menzogna conclamata.
Forse dovremmo ripensare la nostra posizione rispetto alla morale di coppia, perché, rifiutandola in blocco come è stato fatto fino ad ora, si rischiano di perdere per la strada tanti pezzetti che rendono, però, possibile coltivare il sogno d’amore che tanti portano dentro di sé.
Un saluto.8 Settembre 2018 alle 12:27 #834153anonymous
PartecipanteHa 18 anni io e Massimiliano stiamo assieme. Le nostre famiglie sanno. Ogni tanto si vedono e si cena tutti assieme (in genere per le feste comandate). Abbiamo amici gay ed etero. Non abbiamo mai avuto problemi di sorta nel paese dove abitiamo e nessuno si è mai permesso di prenderci in giro o altro. Frequentiamo sia locali gay che non. Siamo entrambi operai ma di cultura medio-alta. Chiaramente di sinistra. Non corriemo dietro a mode e altro “materiale” effimero. E siamo felici di abitare in Toscana dove l’influenza nefasta dei cattolici e dei fascisti è – per il momento – ancora blanda.
Chi il fidanzato non lo trova è perchè non lo vuole e non vuole mettersi in gioco!
9 Settembre 2018 alle 1:47 #834154masterview
Partecipante@felix wrote:
A me sembra che bisogna partire dall’assunto che la coppia gay è completamente diversa dalla coppia etero (e poi le coppie omo sono diverse dalle coppie lesbiche). Quindi se tutti ci innamoriamo le dinamiche che poi conducono al formarsi della coppia e allo stabilizzarsi della stessa non possono scimmiottare quelle delle altre coppie. Ma lo volete capire poi che anche la coppia etero è in piena crisi?
A mio avviso la società ci sta conducendo ad un altro modello di vita e quindi anche ed un altro modello di relazioni amorose.
In questo contesto i nostalgici del grande amore eterno del principe azzurro che arriva e risolve tutti i problemi sono completamente spiazzati e non solo dall’esterno ma anche dalle pulsioni e dalle esigenze che provengono dal loto interno.
Probabilmente i più intelligenti avranno capito che il tema della fedeltà non va più affrontato come un contadino siciliano del 1800.
Che lo stare insieme deve includere il lasciare all’altro degli spazi tutti suoi.
Che nella nostra vita avremo più relazioni ma l’importante e che siano intense e che ci facciano crescere.
che ogni coppia è diversa dalle altre e fa cose diverse dalle altre .
E poi molte altre cose che non possono rispecchiare certo il matrimonio dei nostri genitori ( e meno male!!!) Mi dispiace ad esempio
vedere quelli che persistono nel volere quello che non esiste più (Una persona che gli dia tutta l’anima e il corpo ad esempio).
Nella coppia bisogna trovare un equilibrio che pur regalando a tutti e due soddisfazione ci faccia sentire liberi ci faccia rimanere noi stessi.
Parlare discutere di tutto essere sinceri dicendo anche cose spiacevoli perchè il peggior tradimento è l’inganno.
Un saluto grande alla coppia di alien che mi pare di capire abbia trovato veramente il suo equilibrio e possa definirsi a ragione una famiglia. BaciFanciullo, ti hanno mai proposto per il NOBEL per la scoperta dell’acqua calda???
Anche le regole sociali che hanno tenuto in piedi le società tradizionali derivavano dagli stessi problemi… Il vero problema è : SI PUO’ TENERE IN PIEDI UNA STRUTTURA SOCIALE SENZA LIMITAZIONE DEI SOGGETTI CHE LA COMPONGONO???
La risposta è: NOOOOOO!
Non si può costruire niente di solido senza impegni chiari e – soprattutto – mantenuti con correttezza…
Anche gli etero hanno pruriti… però devono confrontarsi con responsabilità oggettive…
il fatto che in questo particolare momento vi sia una disgregazione sociale che fa apparire possibili certi atteggiamenti, questo non vuol dire che lo siano sul serio, nè che le dinamiche che governano i sentimenti in direzione di un bisogno di stabilità, “eternità” e coerenza, siano sbagliate solo perché non abbiamo più l’abitudine ad un’ autodisciplina sociale che ci permette di fruirne…
e non è detto che la nostra incapacità all’autocontrollo ed all’autodisciplina ci renda cittadini migliori in grado di incrementare la qualità della vita del nostro habitat e gruppo sociale e – soprattutto – difenderlo da quegli attacchi esterni che società ed etnie forse più arretrate delle nostre, ma certo più compatte e disciplinate di noi, quotidianamente portano al nostro modo di vivere obbligandoci ad una pericolosissima regressione… meditate…9 Settembre 2018 alle 2:15 #834155masterview
Partecipante@em wrote:
Gentile Dott. Quattrini,
mi permetto di condividere con Lei e con gli altri utenti del sito una riflessione mia, molto personale e (ne sono sicuro, ma vorrei essere smentito) poco condivisibile per la stragrande maggioranza del popolo gay/lesbo/trans/bsex.
La “coppia che scoppia”, la coppia omosessuale come “mission impossible” o chimera (per dirla con i greci dell’età classica), l’incapacità per una coppia omosessuale di vivere con pienezza il rapporto d’amore perché incapace di godere di tutti i doni che da questo rapporto “sacro” scaturiscono (volendo far riferimento, invece, alla summa della dottrina cattolica). Tanti modi diversi di affrontare lo stesso problema, tutti accomunati dalla consapevolezza (in alcuni casi mesta, in altri trionfale) che la coppia omosessuale non funzioni, anzi non possa funzionare. Certo, per quelle critiche che si limitano semplicemente a inaridire qualsiasi tentativo di costruzione di un modello familiare parallelo, in funzione meramente “negatoria”, si può tranquillamente dire che il risultato psicologico al quale si vuole giungere sia semplicemente la trasmissione di un messaggio (più o meno subliminale) di questo tipo: “la coppia omosessuale non deve esistere”, a prescindere da una concreta indagine sulle sue effettive possibilità di riuscita). Il tutto in nome dell’assolutezza di una certa verità dogmatica da scodellare come una pappa bella e pronta e che nessuno – o almeno questa è l’impressione che ne riportiamo – voglia/possa minimamente mettere in discussione.
Ma veniamo alla mia personalissima – lo ribadisco – riflessione, che non riguarda tanto la presa di coscienza sull’impossibilità per due persone dello stesso sesso di vivere una vita di condivisione. Evidentemente non avrebbe senso duplicare gli interventi di altri utenti o la stessa lettera che ha dato origine alla nostra discussione. Piuttosto, vorrei che si cercasse di riflettere sulle cause di questa presunta impossibilità o (forse in maniera più corretta) forte difficoltà cui vanno incontro le coppie omosessuali.
Cosa mancherebbe a Tizio e Caio oppure a Tullia e Mevia per poter dare vita a una relazione affettiva che riesca a guardare oltre l’orizzonte del “qui e ora”? La capacità di amare? Non credo, dal momento che stiamo parlando di persone capaci di amare in modo splendido tanto quanto un eterosessuale. Anzi, se dovessimo credere a tutti gli stereotipi che ci vengono affibbiati, tra di essi figura pure quello secondo il quale saremmo delle persone con un animo tra i più sensibili. Ma noi agli stereotipi non crediamo (almeno non dovremmo). Allora forse è l’impossibilità biologica di avere figli interni alla coppia che sfalda nel tempo il rapporto amoroso? Nemmeno su questo punto mi posso trovare d’accordo. Ci sono tante coppie eterosessuali che, per scelta o per impossibilità obiettiva, non hanno figli e non pongono necessariamente il loro rapporto in crisi.
Ebbene, io credo di poter individuare la causa di tutto in un solo fattore che potremmo definire “matrice” da cui derivano tutti gli altri granelli più o meno grossolani che si insinuano nel meccanismo del rapporto a due.
Personalmente, individuo la matrice nella mancanza di una morale. E qui si scatenerà il coro di scandalizzati: “la morale è una cosa per bacchettoni”, “la morale è roba da medioevo”, “la morale è privazione di libertà”. Siamo sicuri? La replica a queste affermazioni dipende, ovviamente, da quello che si intende per morale. La naturale (ma forse non troppo) tendenza è quella dell’immediata associazione di idee tra morale e religione (nel caso specifico del territorio italiano, del cristianesimo cattolico romano). Pertanto, l’immagina che balena è quella di qualcosa calato dall’alto, imposto, cristallizzato o – per usare un termine più evocativo – marmorizzato in una assoluta ieraticità che ne impedisce ogni declinazione in chiave moderna. Ma cosa è questo qualcosa? Come si può definire la morale? Secondo uno dei dizionari della lingua italiana più diffusi e autorevoli la morale è un insieme di norme e precetti che regolano il comportamento umano in dipendenza da specifiche concezioni religiose, filosofiche, politiche. Tralasciando la religione e la politica, è possibile individuare regole morali che disciplinino le azioni sulla base di un principio filosofico che ha ispirato e ispira ancora oggi tante battaglie combattute in nome della libertà e del diritto all’emancipazione: il principio di uguaglianza. In nome di questo principio, essendo tutti gli esseri umani uguali, il rispetto che io devo a me stesso in quanto essere umano lo devo anche a tutti coloro che mi stanno intorno in quanto esseri umani come me. Faccio agli altri quello che vorrei gli altri facessero a me, non faccio agli altri quello che non vorrei si facesse a me. Questo discorso, calato nell’ambito della coppia, dovrebbe porre fine ad ogni rischio di “scoppio” e di conseguente solitudine.
Eppure questo sembra non funzionare nelle coppie omosessuali. Forse gli omosessuali non hanno valori morali? Certo che no! Viviamo in contesti familiari che, nonostante i numerosissimi problemi legati all’aumento delle separazioni e dei divorzi e ai contesti familiari violenti, in tanti casi riescono ancora a trasmettere un certo modello comportamentale di coppia. Insomma, i valori ci sono. Semplicemente non vengono applicati, in particolare il principio di uguaglianza (e il suo corollario del reciproco rispetto).
E, per assurdo, non li si applica proprio perché morali e la morale, specie quella propria delle relazioni di coppia, è stata ritenuta a lungo inaccettabile in blocco proprio per il fraintendimento che ho evidenziato prima, derivante dall’equivalenza morale=imposizione religioso-dogmatica. Una morale che, quindi, a lungo ci ha etichettati come contra naturam, invertiti, gente destinata per i propri indicibili peccati contro l’ordine naturale stabilito da Dio al fuoco della dannazione eterna.
I primi movimenti omosessuali hanno, da parte loro, rivendicato quale nostro diritto primario e imprescindibile il diritto della libertà di letto, ossia “vado a letto con chi mi pare”. Ora, se con questo diritto si voleva affermare piuttosto una libertà negativa (del tipo “a te non deve interessare se io, uomo o donna che sia, vado a letto con un uomo o con una donna”), nel tempo si è stratificato fino a perdere il significato di indifferenza ai fini della pacifica convivenza sociale ed ha piuttosto esasperato quello letterale. A ciò si aggiunga anche che dalla cattiva (e da alcune parti anche intenzionale) interpretazione di questa affermazione di libertà è derivato anche il paradosso nel quale si trova ingabbiata la comunità omosessuale, rispetto alla percezione che ne ha il “resto” del Paese: “Va bene, fate quello che vi pare nelle vostre camere da letto, ma fuori non dateci fastidio; non chiedete diritti civili e sociali, non pretendete di mettervi in tutto e per tutto al nostro stesso livello, non pretendete di chiamarvi famiglia. Siete delle persone simpatiche, magari anche delle macchiette da sfruttare a fini pubblicitari, di spettacolo, elettorali. Ma stop. La cosa finisce qui.”
Un paradosso, quello della accettazione frazionata, dal quale noi stessi sembriamo non essere in grado di liberarci. Perché nella “camera da letto” abbiamo finito per rinchiuderci quasi a doppia mandata, rivendicando una originalità di azione a tutti i costi e in tutti i campi, con un atteggiamento ai limiti del settarismo. E perché riteniamo (o quanto meno lo fa la grande maggioranza, e spero del tutto inconsciamente) che una volta raggiunta l’accettazione di sé, si debba dare libero sfogo alle proprie pulsioni sessuali; dopotutto, l’impressione che si ha è che sia questa l’unica via per vivere serenamente la propria omosessualità. Passando, però, in questo modo, dalla condizione di repressi a quella di “esplosi” senza possibilità di contenimento. Nemmeno, purtroppo, in una relazione dalla quale sembra, dopo un primo momento di serenità, necessario trabordare fino a coinvolgere soggetti esterni alla coppia omosessuale.
Appunto, omosessuale. Su questo termine ci si è impantanati e, nonostante i progressi terminologici di alcune frange del movimento gay, si continua, anche per questa via, a incardinare il discorso sulla sessualità, piuttosto che sulla affettività. E per quanto una questione nominalistica possa sembrare roba da sofisti o un problema di lana caprina, in realtà così non è. Un nome può dire tanto. Può dire anche troppo, più di quello che è la realtà, fino a spingersi alla menzogna conclamata.
Forse dovremmo ripensare la nostra posizione rispetto alla morale di coppia, perché, rifiutandola in blocco come è stato fatto fino ad ora, si rischiano di perdere per la strada tanti pezzetti che rendono, però, possibile coltivare il sogno d’amore che tanti portano dentro di sé.
Un saluto.Interessante…
mi sembra si possano aggiungere alcune precisazioni:
Gli etero – maschi – la pensano esattamente come i – maschi – gay: il sesso è piacere da predare… il matrimonio un obbligo sociale da compiere per la riproduzione della società… quindi assolti gli obblighi, di nascosto si cornifica a destra – donne – e a manca – uomini… i gay dunque non hanno obblighi sociali e dunque morali… sono fuori dall’orizzonte morale!
Se questa è la mentalità dominante, bisogna riconoscere che manca da noi un concetto di moralità legata al moderno, in senso Kantiano: cioè riuscire a pensare alla moralità non come a un contenuto concreto – addirittura assoluto! – bensì come ad un imperativo formale che guidi l’azione morale!
Ma purtroppo da noi la moralità è intesa – grazie alla chiesa cattolica – ancora in senso premoderno: contenuti tradizionale concreti che portino avanti il modello sociale esistente…a questi contenuti l’individuo si deve piegare altrimenti è un pericoloso arrogante…
E’ anche questo ha un suo perché: serve ad evitare che si creino scossoni pericolosi dovuti a modelli non consuetudinari e, dunque, non verificati dall’esperienza delle precedenti generazioni…
La soluzione? Creare un senso “formale” della moralità che troverebbe un fondamento – come è avvenuto nel nord europa protestante – nella mentalità evangelica del superamento della legge nel comandamento dell’amore, in quanto – quest’ultimo – forma di tutte le possibilità di relazione e di responsabilità… tutto questo insieme ad un rispetto intelligente e critico verso i contenuti morali tradizionali, per vagliarli e rifunzionalizzarli in base a nuove esigenze, in modo da non buttare il bambino con l’acqua sporca…
Ma sempre con un concetto di morale – Il “TU DEVI” – che impegna ciascuno a limitare un egotismo diffuso che nuoce ad ogni possibilità di costruzione di rapporti e realtà sociali stabili…. -
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