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masterview
Partecipante@quasimai wrote:
bello, un vero confronto di esperienze ed idee,pardon di insulti ,proprio COME IN TV .Bravi.
Carissimo, se i mezzi di comunicazione di massa e la società dell’immagine, della vanità e dell’egocentrismo cieco, creano queste premesse, mi sembra logico che un sereno argomentare non sia possibile…
E’ comunque vero che, da che mondo è mondo, la dialettica porti con sè un minimo di polemica…
Purtroppo, in questo caso, trovo, nei miei interlocutori, una tale, oggettiva mancanza di solidità argomentativa e logica, insieme ad una tale superficialità ed incapacità di confronto con prospettive assai più strutturate e profonde delle loro, che in molti casi la facile battuta ed il sorriso risultano l’unico mezzo per risolvere un dialogo impossibile nelle sue stesse premesse costitutive… con le inevitabili reazioni isteriche!
Purtroppo questo passa il convento… 🙂 …qualche anima pura prima o poi trarrà spunto da qualche seria considerazione! Immagina questi post come messaggi nella bottiglia: prima o poi qualcuno li raccoglierà e giungeranno a destinazione… l’importante è non confondere la bottiglia con il messaggio… 🙂 l’occasionale, bonaria e risibile polemica, con i contenuti espressi…masterview
Partecipante@albufeira wrote:
@Masterview wrote:
@albufeira wrote:
Una precisazione:
questo thread l’ho aperto io come ospite il 6 sett; dopo 72 risposte e piú di 800 visite posso considermi, anche sgrammaticato, un LEADER!
ciaoVeramente questo forum nasce dalle provocazioni scaturite da un articolo pubblicato sul sito… il primo post non meritava neanche di essere letto…
Un leader è ben altra cosa… se tu confondi essere un leader con il fatto che sei capitato per primo, per caso, ad aprire un forum di discussione – di per sè inarrestabile e necessario dato lo scottante argomento – che naturalmente traeva linfa dalle considerazioni poste dall’articolo, allora credo che tu abbia seri problemi… consulta uno specialista… non solo per le discipline di cui sopra… è davvero un tempo difficile, questo…Hai cannato:leader: leader
ingl., in it. s. m. inv.
capo di un partito politico, di una fazione, di un gruppo e sim.
nel linguaggio sportivo, chi è primo in classifica.
La classificazione è soggettiva per cui mi dico il primo della classe
Non credo che nell’articolo ci fosse molto di più di quello che già sappiamo: Dal momento che nessuno è “costretto” a rimanere da solo poiché la costrizione e un’azione del ragionamento perciò libero arbitrio!
ciao…hai mai pensato seriamente ad andare in cura da uno psichiatra?…
lo dico per il tuo bene… non ti si può dire altro… anche perché sarebbe offensivo per l’intelligenza di chi scrive intavolare il ben che minimo dialogo… solo questo piccolo, utile consiglio… 🙂masterview
Partecipante@almadell wrote:
Nessuno è disponibile per una sintesi?
L’unica cosa che io ho capito è la seguente:
“Visto che nessuno ci impone un modello etico precostituito
noi gay siamo incapaci di asseggettarci spontaneamente a una tradizione;
e poichè siamo – noi essere umani – incapaci di morale autonoma
ne deriva che viviamo nella completa amoralità”.Mi pare una cazzata enorme.
Le coppie etero di fidanzati
non tradiscono nè più nè meno degli sposati.
Raramente l’etica influenza la morale
e quando lo fa, la peggiora.Ho capito male, vero?
Credo di si… è così difficile da capire?
Effettivamente, come dici, il concetto “sintetico” 🙂 , come da te formulato, è una cazzata enorme… e non corrisponde assolutamente a quanto ho scritto…
prova a rileggere con più attenzione quello che ho scritto, coraggio…masterview
Partecipante@natturuslys wrote:
@Masterview wrote:
@natturuslys wrote:
@Masterview wrote:
@albufeira wrote:
Se questa è la mentalità dominante, bisogna riconoscere che manca da noi un concetto di moralità legata al moderno, in senso Kantiano: cioè riuscire a pensare alla moralità non come a un contenuto concreto – addirittura assoluto! – bensì come ad un imperativo formale che guidi l’azione morale!
Ma purtroppo da noi la moralità è intesa – grazie alla chiesa cattolicaL’imperativo assoluto è la chiesa che spetta il compito di educare!
Abbiamo bisogno di dottori, saggi, per rieducare l’anima o creandorla pura
Bisogna fare le pulizie in casa propria, ma chi può dirsi perfetto in farle?!
…e se cominciassimo a ripulire l’italiano?
In uno stato laico alla chiesa spetta il compito di vivere, testimoniare e condividere la propria fede tra chi liberamente la vuole professare!
Non ha il compito di educare nessuno, dal punto di vista dello STATO!!!
Tu comincia a studiare meglio l’italiano, se sei straniero, la nostra cultura e tradizione, i nostri processi di trasformazione sociale… quando sarai in grado di dire qualcosa di nuovo, di utile ed interessante… facci sapere…intanto studia che ne hai bisogno… 🙂E tu, se hai tanta propensione all’insegnamento, e tanto orrore delle sviste o (effettive problematiche) di uno straniero(se lo dovesse essere tanto di cappello,…. vorrei vedere i tanto attenti Italiani “Glottofobici” come se la caverebbero volendo scrivere in un forum non in lingua italiana)..,
Frequenta altri forum tipo quello dell’Accademia della Crusca, vedrai che le tue puntualizzazioni sarebbero ben accette.Gli italiani “glottofobici” – come li definisci – hanno il buon gusto di non esprimersi in una lingua che non controllano… evitando di generare solo confusione inutile ed ilarità…
Per quanto riguarda la mia frequentazione di questo forum o di altri non è cosa che ti possa riguardare… se il livello culturale ed intellettuale generale di questa nazione non fosse così basso, non bisognerebbe frequentare un forum di specialisti per esprimersi in lingua nazionale… se poi la correttezza linguistica e concettuale debba addirittura essere accettata e tollerata invece che essere considerata un requisito base imprescindibile di un forum che sia degno di questo nome, beh: allora siamo proprio alla frutta!!! Veramente il livello di corruzione sociale è altissimo… l’unica cosa che conta è dare a ciascuno il proprio quarto d’ora di vaneggiante celebrità…I tanto “glottofobici” italiani non conoscono nemmeno la propria “supposta lingua madre” che dovrebbe essere L’italiano, invece molte volte sono i dialetti regionali (maggiormente al sud a fungere da “lingue madri”) Basti vedere alcune interviste, che danno alla tv di alcuni napoletani (di controllo della lingua e di ilarità ingenerata, parecchia,no?), sono odiose!; e i giornalisti ci marciano nel mostrare il lato piu’ degradato e i
Manifestamente“illetterati” intervistati
Perché mai uno straniero dovrebbe esimersi dal parlare italiano quando in 6 mesi che sta’ in Italia parlera’ sicuramente meglio di molti italiani la cui madre lingua è il dialetto..
Ma dove sta scritto che un forum debba imprescindibilmente avere il requisito di correttezza linguistica e concettuale?Sinceramente trovo molto piu’ stimolante ed interessante un “Intelligent trolling (come qualcuno l’aveva definito)
O post freschi e che abbiano humor piuttosto che post dal taglio accademicistico da “vecchie Cariatidi” che pretenderebbero ostentare un irrilevante (spessore culturale) contrapponendosi ai “poveri incolti” che non usano propriamente l’esercizio della lingua.
Peccato che non stiamo in nessun aula universitaria e che ognuno scriva concetti o nonsensi strutturandoli come meglio creda o non.
Non è l’analisi stilistica o contenutistica lo scopo di questo forum,tanto meno la salvaguardia della purezza della nostra lingua nazionale..Pretendere di parlare di purismo linguistico e di “corruzione sociale” per un post un po’ sgrammaticato mi sembra eccesivo.
Vaneggiamenti e sindromi da “maestrina sconvolta” e con manie di protagonismo sono molto frequenti in questo forum, forse questi sono atteggiamenti alquanto fastidiosi ed inopportuni.Carissimo, il fatto che ti siano così odiosi i napoletani che massacrano la lingua nazionale ti dovrebbe spingere ad essere altrettanto intransigente verso tutti quelli che lo fanno, stranieri compresi… ma forse sei razzista… atteggiamento umano comprensibile anche se non sempre condivisibile, la meschinità e la pochezza si esprimono anche così…
D’altro canto è vero che molti napoletani – una grande maggioranza in verità… – meritano di essere giustamente rimproverati e quindi, senza alcun problema, potrebbero essere, francamente, anch’essi gettati nel calderone insieme ai tanto vituperati stranieri…
Mi sembra, comunque, che tu confonda la correttezza tecnica – viatico di un’ eleganza, proprietà, efficacia e chiarezza del pensiero – con questo fantomatico mondo di vecchie cariatidi che evidentemente disturbano il tuo equilibrio psichico… sinceramente conosco persone equilibrate, preparate, serie, capaci di produrre riflessioni valide e corrette, sia tra gli ultrasessantenni che tra ventenni con la testa sulle spalle…
Mi sembra, inoltre, che tu confonda i mezzi con il fine, i presupposti linguistici e concettuali con gli argomenti concreti che tali presupposti veicolano e rendono fruibili… ma forse appartieni anche tu a quella pletora di neo-acculturati la cui frequentazione dei mezzi linguistici e concettuali è troppo recente da permettere una piena e completa fruizione ed utilizzazione degli stessi… certo, l’attuale società di massa non aiuta quelli come te a crescere…
Comunque qui non si parla di “incolti” nel senso da te utilizzato… si parla di una rozzezza concettuale e linguistica che non permette di capire, approfondire, elaborare e discutere… un talento naturale allo stato primordiale, incolto in senso letterale – o un genio della logica e dell’argomentazione – non abbisogna di quella che evidentemente tu credi sia “educazione” – concetto oramai corrotto dalla diseducativa scuola ed università di massa! – per produrre ragionamenti validi e corretti ma nello stesso tempo sente comunque l’esigenza di auto-educarsi, assorbendo in maniera profonda e costante tutto quello che, intorno a lui, lo aiuti a crescere in modo conveniente…
Ben altra cosa sono – invece – i vaneggiamenti da “quarto d’ora di celebrità” che tutti qui difendete, attaccando un sistema di sapere – o dei saperi! – che costitutivamente vi sfugge e di cui sentite lo schiacciante peso narcisistico e di costrizione sociale attraverso il contatto con una scuola ed università che ne tradiscono il senso e le funzioni…
E questi “forum” sono le cartine al tornasole di questo evidente disagio sociale… purtroppo, però, questi disagiati votano, esprimono opinioni ed in alcuni casi rivestono o rivestiranno posti di responsabilità…
In pratica il nostro “corrotto” sistema, mette un’automobile in mano ad un ubriaco…
p.s.:…a proposito dei “vaneggiamenti da maestrina sconvolta”… ma hai riletto bene il tuo post? Non potevi definirti meglio… concordo pienamente… E comunque, rileggendolo bene, mi sembra adesso ben chiaro che tu non difenda il povero – ipotetico! – sgrammaticato straniero bensì la categoria a cui tu stesso appartieni… Certo avete una confusione in testa… Dio salvi l’Italia…masterview
Partecipante@albufeira wrote:
Una precisazione:
questo thread l’ho aperto io come ospite il 6 sett; dopo 72 risposte e piú di 800 visite posso considermi, anche sgrammaticato, un LEADER!
ciaoVeramente questo forum nasce dalle provocazioni scaturite da un articolo pubblicato sul sito… il primo post non meritava neanche di essere letto…
Un leader è ben altra cosa… se tu confondi essere un leader con il fatto che sei capitato per primo, per caso, ad aprire un forum di discussione – di per sè inarrestabile e necessario dato lo scottante argomento – che naturalmente traeva linfa dalle considerazioni poste dall’articolo, allora credo che tu abbia seri problemi… consulta uno specialista… non solo per le discipline di cui sopra… è davvero un tempo difficile, questo…masterview
Partecipante@albufeira wrote:
@natturuslys wrote:
@Masterview wrote:
@albufeira wrote:
Se questa è la mentalità dominante, bisogna riconoscere che manca da noi un concetto di moralità legata al moderno, in senso Kantiano: cioè riuscire a pensare alla moralità non come a un contenuto concreto – addirittura assoluto! – bensì come ad un imperativo formale che guidi l’azione morale!
Ma purtroppo da noi la moralità è intesa – grazie alla chiesa cattolicaL’imperativo assoluto è la chiesa che spetta il compito di educare!
Abbiamo bisogno di dottori, saggi, per rieducare l’anima o creandorla pura
Bisogna fare le pulizie in casa propria, ma chi può dirsi perfetto in farle?!
…e se cominciassimo a ripulire l’italiano?
In uno stato laico alla chiesa spetta il compito di vivere, testimoniare e condividere la propria fede tra chi liberamente la vuole professare!
Non ha il compito di educare nessuno, dal punto di vista dello STATO!!!
Tu comincia a studiare meglio l’italiano, se sei straniero, la nostra cultura e tradizione, i nostri processi di trasformazione sociale… quando sarai in grado di dire qualcosa di nuovo, di utile ed interessante… facci sapere…intanto studia che ne hai bisogno… 🙂E tu, se hai tanta propensione all’insegnamento, e tanto orrore delle sviste o (effettive problematiche) di uno straniero(se lo dovesse essere tanto di cappello,…. vorrei vedere i tanto attenti Italiani “Glottofobici” come se la caverebbero volendo scrivere in un forum non in lingua italiana)..,
Frequenta altri forum tipo quello dell’Accademia della Crusca, vedrai che le tue puntualizzazioni sarebbero ben accette.Grazie per la difesa!
In uno stato laico alla chiesa spetta il compito di vivere, testimoniare e condividere la propria fede tra chi liberamente la vuole professare!
Non ha il compito di educare nessuno, dal punto di vista dello STATO!!!A parte che non ha nessun significato quello che scrivi!
vivere_ tutti viviamo
testimoniare_libero arbitrio
condividere la fede? o ce l’hai o non ce l’hai!Come può educare uno Stato se è eletto da una maggioranza incivile??
attualmente sto terminando critica della ragione pura, ho già letto “la pratica” e “La religione nei limiti della semplice ragione” solo per citare kant. Ma io mi gusto kant come Nietzsche, Pascal, Rosseau, Schonhenauer….penso di averne letto troppi!
Carissimo, visto che invece di togliere la trave dal tuo occhio vedi inesistenti pagliuzze in quello del tuo prossimo, ti invito, cordialmente, dopo aver letto tutti questi bei classici del pensiero, a cercare anche di capirli… sarebbe un utile esercizio che donerebbe senso al tempo che impieghi… può darsi che, forse, dopo riuscirai a capire anche quello che scrivo… purtroppo mi sembra che ti manchino strutture e categorie, non solo linguistiche, ma anche storiche, filosofiche, teologiche, di filosofia del diritto, di teoria dello stato e di storia della chiesa e del pensiero cristiano… per fermarci qua…
se poi il tuo livello è quello dei vaneggiamenti del tuo primo post e di quest’ultimo… allora… siamo alla “chiacchiera del mercato” come diceva il buon Heidegger… che aggiungere, allora…
p.s. : forse ad aggiungere qualcosa ci penserà il difensore degli umili e degli indifesi! Che però dovrebbe rendersi conto che i suoi protetti tanto umili non sono, visto che vogliono fare i filosofi senza averne i mezzi e le strutture… come quelli che vogliono fare gli artisti… ad orecchio… oooops… chiedo scusa: siamo nel tempo dei canzonettari fai da te che credono di essere gli eredi della tradizione musicale occidentale… ha ha ha… scusate non voglio abbattere le vostre false credenze… anche se è un compito che la filosofia – seria! – ha sempre diligentemente svolto rispetto al mondo a lei contemporaneo…masterview
Partecipante@natturuslys wrote:
@Masterview wrote:
@albufeira wrote:
Se questa è la mentalità dominante, bisogna riconoscere che manca da noi un concetto di moralità legata al moderno, in senso Kantiano: cioè riuscire a pensare alla moralità non come a un contenuto concreto – addirittura assoluto! – bensì come ad un imperativo formale che guidi l’azione morale!
Ma purtroppo da noi la moralità è intesa – grazie alla chiesa cattolicaL’imperativo assoluto è la chiesa che spetta il compito di educare!
Abbiamo bisogno di dottori, saggi, per rieducare l’anima o creandorla pura
Bisogna fare le pulizie in casa propria, ma chi può dirsi perfetto in farle?!
…e se cominciassimo a ripulire l’italiano?
In uno stato laico alla chiesa spetta il compito di vivere, testimoniare e condividere la propria fede tra chi liberamente la vuole professare!
Non ha il compito di educare nessuno, dal punto di vista dello STATO!!!
Tu comincia a studiare meglio l’italiano, se sei straniero, la nostra cultura e tradizione, i nostri processi di trasformazione sociale… quando sarai in grado di dire qualcosa di nuovo, di utile ed interessante… facci sapere…intanto studia che ne hai bisogno… 🙂E tu, se hai tanta propensione all’insegnamento, e tanto orrore delle sviste o (effettive problematiche) di uno straniero(se lo dovesse essere tanto di cappello,…. vorrei vedere i tanto attenti Italiani “Glottofobici” come se la caverebbero volendo scrivere in un forum non in lingua italiana)..,
Frequenta altri forum tipo quello dell’Accademia della Crusca, vedrai che le tue puntualizzazioni sarebbero ben accette.Gli italiani “glottofobici” – come li definisci – hanno il buon gusto di non esprimersi in una lingua che non controllano… evitando di generare solo confusione inutile ed ilarità…
Per quanto riguarda la mia frequentazione di questo forum o di altri non è cosa che ti possa riguardare… se il livello culturale ed intellettuale generale di questa nazione non fosse così basso, non bisognerebbe frequentare un forum di specialisti per esprimersi in lingua nazionale… se poi la correttezza linguistica e concettuale debba addirittura essere accettata e tollerata invece che essere considerata un requisito base imprescindibile di un forum che sia degno di questo nome, beh: allora siamo proprio alla frutta!!! Veramente il livello di corruzione sociale è altissimo… l’unica cosa che conta è dare a ciascuno il proprio quarto d’ora di vaneggiante celebrità…masterview
Partecipante@albufeira wrote:
Se questa è la mentalità dominante, bisogna riconoscere che manca da noi un concetto di moralità legata al moderno, in senso Kantiano: cioè riuscire a pensare alla moralità non come a un contenuto concreto – addirittura assoluto! – bensì come ad un imperativo formale che guidi l’azione morale!
Ma purtroppo da noi la moralità è intesa – grazie alla chiesa cattolicaL’imperativo assoluto è la chiesa che spetta il compito di educare!
Abbiamo bisogno di dottori, saggi, per rieducare l’anima o creandorla pura
Bisogna fare le pulizie in casa propria, ma chi può dirsi perfetto in farle?!
…e se cominciassimo a ripulire l’italiano?
In uno stato laico alla chiesa spetta il compito di vivere, testimoniare e condividere la propria fede tra chi liberamente la vuole professare!
Non ha il compito di educare nessuno, dal punto di vista dello STATO!!!
Tu comincia a studiare meglio l’italiano, se sei straniero, la nostra cultura e tradizione, i nostri processi di trasformazione sociale… quando sarai in grado di dire qualcosa di nuovo, di utile ed interessante… facci sapere…intanto studia che ne hai bisogno… 🙂masterview
Partecipante@callisto wrote:
Le relazioni gay sono difficili perchè:
-molti vivono in famiglia e ci vivranno fino alla scomparsa dei genitori(repressi e non) e difficilmente lasceranno 1 affetto certo per 1 incerto che comporta per di + tanti problemi.(e parlo dei gay italiani,ben inteso)
– sono incapaci di scendere a compromessi e aspettano “il loro principe azzurro” con tutti i requisiti possibili e immaginabili
-non vogliono affrontare sacrifici;1 relazione fatta di cenette e vacanze va + che bene.
-non sanno quello che vogliono dalla vita, perchè, + o – accettatisi,sono psicologicamente instabili e spesso insoddisfatti.
-sono molto narcisi e tendono sempre a rivaleggiare con tutto e tutti(e al contrario di ciò che si pensa quelli maschili sono anche peggio delle checche su questo punto).
-sono minchia-dipendenti per la maggiorparte.
Quindi la risposta alla domanda siamo destinati ad essere soli è SI’….fatta eccezione per quei pochi fortunati o non,che trovano qualcuno con cui fare 1 pezzo di strada insieme.ARIQUOTOOOOO!!!
masterview
Partecipante@Tramonto76 wrote:
…mi sembra che ci sia un generalizzato approccio estremamente adolescenziale al rapporto di coppia: é più semplice porsi dicendo “io sono così, se ti va bene, altrimenti un altro sarà la persona giusta”, piuttosto che fare la fatica di provare a mettersi in discussione. Incontrare “l’altro da noi” significa innanzitutto saper ascoltare e saperci porre nel modo che ci viene richiesto. Se questo venisse attuato da parte di entrambi ci sarebbe piena sintonia. Spesso il fatto di avere strumenti intellettuali e di consapevolezza di sè estramemnte sbilanciati, rende impossibile lo scambio fecondo che si attua quando entrambi sanno consapevolmente rinunciare a qualcosa di sè a beneficio del rapporto o relazione.
…Così è (se vi pare)…QUOTOOOOOOOOOO!!!! SMACK!!!
masterview
PartecipanteMoglie fedele… ne sei così sicuro?
Vai in chiesa la domenica: non sai che l’eucarestia che prendi, se sei così falso ed ipocrita ed incancrenito in una condotta doppia e “peccaminosa”, sarà per te “giudizio di condanna”?
Sei davvero vomitevole… nel senso di Apocalisse…
bleaaaaaaa…masterview
Partecipantemi sono scopato un sacco di ragazze, non sono IMPROCREATIVO!!!
Ma non sono un farabutto!
E quando ho capito, guardando negli occhi le donne che mi amavano e a cui anch’io volevo bene, che sapevano che non mi avrebbero mai avuto veramente allora ho deciso di fare quello che sentivo, di cercare chi avrei amato veramente e di non ingannare nessuno: mogli, figli, parenti etc…
Se vorrò un figlio troverò una madre lesbica che si assuma la responsabilità di crescerlo con me…
Tu resti uno schifossissimo, volgare, imbroglione, paraculo… forse i tuoi figli te la faranno pagare…masterview
Partecipante@alexx wrote:
Secondo me il problema della coppia gay è lo stesso che affligge una “normale” coppia eterosessaule. Mi spiego meglio: intendo dire che la pulsione verso altri eventuali partners (anche c.d. mordi e fuggi) esiste in entrambe le tipologie di coppie….l’amare il/la proprio/a compagno/a non significa di certo avere gli occhi foderati di prosciutto….piuttosto, secondo me, molto spesso, a pregiudicare la durata (e non l’intensità) di un amore lato sensu omosessuale è soltanto la difficoltà sociale cui lo stesso va incontro. Nel mio caso, dopo anni di fidanzamento con il mio boy, il tutto è finito anche (e non solo) a causa della stanchezza da parte mia di dover continuamente “difendere” me stesso ed il mio compagno dagli attacchi esterni della società, degli amici, della famiglia, etc… Insomma, la fragilità dei nostri legami è dovuta anche alla stanchezza che comporta il tirare avanti questo tipo di coppia….gli etero, invece, molto spesso e molto ipocrtamente rstano insieme – nonoistante il tramont dei sentimenti e della passione – solo per far contenti la società che li circonda. Insomma, io ritengo che entrambe le tipologie di coppia siano molto spesso VITTIME di UNA SOCIETA’ DI MERDA IMPREGNATA ED INZUPPATA DI “VALORI”/PRECETTI INUTILI E PSEUDO CRISTIANEGGIANTI…..Baci a tutti
QUOTOOOOOO e CONDIVIDO LA TUA ESPERIENZA DI STANCHEZZA E DI LOTTA CHE HA DISTRUTTO 7 ANNI DI RELAZIONE!!!!
IL PROBLEMA E’ CHE I VALORI DI CUI SOPRA SONO MOOOOLTO PSEUDO – CIOE’ FALSAMENTE – CRISTIANI PERCHE’ SE LO FOSSERO LE COSE ANDREBBERO MEGLIO, VEDI LE TEOLOGIE AVANZATE DEI PROTESTANTI!!!!masterview
Partecipante@em wrote:
Gentile Dott. Quattrini,
mi permetto di condividere con Lei e con gli altri utenti del sito una riflessione mia, molto personale e (ne sono sicuro, ma vorrei essere smentito) poco condivisibile per la stragrande maggioranza del popolo gay/lesbo/trans/bsex.
La “coppia che scoppia”, la coppia omosessuale come “mission impossible” o chimera (per dirla con i greci dell’età classica), l’incapacità per una coppia omosessuale di vivere con pienezza il rapporto d’amore perché incapace di godere di tutti i doni che da questo rapporto “sacro” scaturiscono (volendo far riferimento, invece, alla summa della dottrina cattolica). Tanti modi diversi di affrontare lo stesso problema, tutti accomunati dalla consapevolezza (in alcuni casi mesta, in altri trionfale) che la coppia omosessuale non funzioni, anzi non possa funzionare. Certo, per quelle critiche che si limitano semplicemente a inaridire qualsiasi tentativo di costruzione di un modello familiare parallelo, in funzione meramente “negatoria”, si può tranquillamente dire che il risultato psicologico al quale si vuole giungere sia semplicemente la trasmissione di un messaggio (più o meno subliminale) di questo tipo: “la coppia omosessuale non deve esistere”, a prescindere da una concreta indagine sulle sue effettive possibilità di riuscita). Il tutto in nome dell’assolutezza di una certa verità dogmatica da scodellare come una pappa bella e pronta e che nessuno – o almeno questa è l’impressione che ne riportiamo – voglia/possa minimamente mettere in discussione.
Ma veniamo alla mia personalissima – lo ribadisco – riflessione, che non riguarda tanto la presa di coscienza sull’impossibilità per due persone dello stesso sesso di vivere una vita di condivisione. Evidentemente non avrebbe senso duplicare gli interventi di altri utenti o la stessa lettera che ha dato origine alla nostra discussione. Piuttosto, vorrei che si cercasse di riflettere sulle cause di questa presunta impossibilità o (forse in maniera più corretta) forte difficoltà cui vanno incontro le coppie omosessuali.
Cosa mancherebbe a Tizio e Caio oppure a Tullia e Mevia per poter dare vita a una relazione affettiva che riesca a guardare oltre l’orizzonte del “qui e ora”? La capacità di amare? Non credo, dal momento che stiamo parlando di persone capaci di amare in modo splendido tanto quanto un eterosessuale. Anzi, se dovessimo credere a tutti gli stereotipi che ci vengono affibbiati, tra di essi figura pure quello secondo il quale saremmo delle persone con un animo tra i più sensibili. Ma noi agli stereotipi non crediamo (almeno non dovremmo). Allora forse è l’impossibilità biologica di avere figli interni alla coppia che sfalda nel tempo il rapporto amoroso? Nemmeno su questo punto mi posso trovare d’accordo. Ci sono tante coppie eterosessuali che, per scelta o per impossibilità obiettiva, non hanno figli e non pongono necessariamente il loro rapporto in crisi.
Ebbene, io credo di poter individuare la causa di tutto in un solo fattore che potremmo definire “matrice” da cui derivano tutti gli altri granelli più o meno grossolani che si insinuano nel meccanismo del rapporto a due.
Personalmente, individuo la matrice nella mancanza di una morale. E qui si scatenerà il coro di scandalizzati: “la morale è una cosa per bacchettoni”, “la morale è roba da medioevo”, “la morale è privazione di libertà”. Siamo sicuri? La replica a queste affermazioni dipende, ovviamente, da quello che si intende per morale. La naturale (ma forse non troppo) tendenza è quella dell’immediata associazione di idee tra morale e religione (nel caso specifico del territorio italiano, del cristianesimo cattolico romano). Pertanto, l’immagina che balena è quella di qualcosa calato dall’alto, imposto, cristallizzato o – per usare un termine più evocativo – marmorizzato in una assoluta ieraticità che ne impedisce ogni declinazione in chiave moderna. Ma cosa è questo qualcosa? Come si può definire la morale? Secondo uno dei dizionari della lingua italiana più diffusi e autorevoli la morale è un insieme di norme e precetti che regolano il comportamento umano in dipendenza da specifiche concezioni religiose, filosofiche, politiche. Tralasciando la religione e la politica, è possibile individuare regole morali che disciplinino le azioni sulla base di un principio filosofico che ha ispirato e ispira ancora oggi tante battaglie combattute in nome della libertà e del diritto all’emancipazione: il principio di uguaglianza. In nome di questo principio, essendo tutti gli esseri umani uguali, il rispetto che io devo a me stesso in quanto essere umano lo devo anche a tutti coloro che mi stanno intorno in quanto esseri umani come me. Faccio agli altri quello che vorrei gli altri facessero a me, non faccio agli altri quello che non vorrei si facesse a me. Questo discorso, calato nell’ambito della coppia, dovrebbe porre fine ad ogni rischio di “scoppio” e di conseguente solitudine.
Eppure questo sembra non funzionare nelle coppie omosessuali. Forse gli omosessuali non hanno valori morali? Certo che no! Viviamo in contesti familiari che, nonostante i numerosissimi problemi legati all’aumento delle separazioni e dei divorzi e ai contesti familiari violenti, in tanti casi riescono ancora a trasmettere un certo modello comportamentale di coppia. Insomma, i valori ci sono. Semplicemente non vengono applicati, in particolare il principio di uguaglianza (e il suo corollario del reciproco rispetto).
E, per assurdo, non li si applica proprio perché morali e la morale, specie quella propria delle relazioni di coppia, è stata ritenuta a lungo inaccettabile in blocco proprio per il fraintendimento che ho evidenziato prima, derivante dall’equivalenza morale=imposizione religioso-dogmatica. Una morale che, quindi, a lungo ci ha etichettati come contra naturam, invertiti, gente destinata per i propri indicibili peccati contro l’ordine naturale stabilito da Dio al fuoco della dannazione eterna.
I primi movimenti omosessuali hanno, da parte loro, rivendicato quale nostro diritto primario e imprescindibile il diritto della libertà di letto, ossia “vado a letto con chi mi pare”. Ora, se con questo diritto si voleva affermare piuttosto una libertà negativa (del tipo “a te non deve interessare se io, uomo o donna che sia, vado a letto con un uomo o con una donna”), nel tempo si è stratificato fino a perdere il significato di indifferenza ai fini della pacifica convivenza sociale ed ha piuttosto esasperato quello letterale. A ciò si aggiunga anche che dalla cattiva (e da alcune parti anche intenzionale) interpretazione di questa affermazione di libertà è derivato anche il paradosso nel quale si trova ingabbiata la comunità omosessuale, rispetto alla percezione che ne ha il “resto” del Paese: “Va bene, fate quello che vi pare nelle vostre camere da letto, ma fuori non dateci fastidio; non chiedete diritti civili e sociali, non pretendete di mettervi in tutto e per tutto al nostro stesso livello, non pretendete di chiamarvi famiglia. Siete delle persone simpatiche, magari anche delle macchiette da sfruttare a fini pubblicitari, di spettacolo, elettorali. Ma stop. La cosa finisce qui.”
Un paradosso, quello della accettazione frazionata, dal quale noi stessi sembriamo non essere in grado di liberarci. Perché nella “camera da letto” abbiamo finito per rinchiuderci quasi a doppia mandata, rivendicando una originalità di azione a tutti i costi e in tutti i campi, con un atteggiamento ai limiti del settarismo. E perché riteniamo (o quanto meno lo fa la grande maggioranza, e spero del tutto inconsciamente) che una volta raggiunta l’accettazione di sé, si debba dare libero sfogo alle proprie pulsioni sessuali; dopotutto, l’impressione che si ha è che sia questa l’unica via per vivere serenamente la propria omosessualità. Passando, però, in questo modo, dalla condizione di repressi a quella di “esplosi” senza possibilità di contenimento. Nemmeno, purtroppo, in una relazione dalla quale sembra, dopo un primo momento di serenità, necessario trabordare fino a coinvolgere soggetti esterni alla coppia omosessuale.
Appunto, omosessuale. Su questo termine ci si è impantanati e, nonostante i progressi terminologici di alcune frange del movimento gay, si continua, anche per questa via, a incardinare il discorso sulla sessualità, piuttosto che sulla affettività. E per quanto una questione nominalistica possa sembrare roba da sofisti o un problema di lana caprina, in realtà così non è. Un nome può dire tanto. Può dire anche troppo, più di quello che è la realtà, fino a spingersi alla menzogna conclamata.
Forse dovremmo ripensare la nostra posizione rispetto alla morale di coppia, perché, rifiutandola in blocco come è stato fatto fino ad ora, si rischiano di perdere per la strada tanti pezzetti che rendono, però, possibile coltivare il sogno d’amore che tanti portano dentro di sé.
Un saluto.Interessante…
mi sembra si possano aggiungere alcune precisazioni:
Gli etero – maschi – la pensano esattamente come i – maschi – gay: il sesso è piacere da predare… il matrimonio un obbligo sociale da compiere per la riproduzione della società… quindi assolti gli obblighi, di nascosto si cornifica a destra – donne – e a manca – uomini… i gay dunque non hanno obblighi sociali e dunque morali… sono fuori dall’orizzonte morale!
Se questa è la mentalità dominante, bisogna riconoscere che manca da noi un concetto di moralità legata al moderno, in senso Kantiano: cioè riuscire a pensare alla moralità non come a un contenuto concreto – addirittura assoluto! – bensì come ad un imperativo formale che guidi l’azione morale!
Ma purtroppo da noi la moralità è intesa – grazie alla chiesa cattolica – ancora in senso premoderno: contenuti tradizionale concreti che portino avanti il modello sociale esistente…a questi contenuti l’individuo si deve piegare altrimenti è un pericoloso arrogante…
E’ anche questo ha un suo perché: serve ad evitare che si creino scossoni pericolosi dovuti a modelli non consuetudinari e, dunque, non verificati dall’esperienza delle precedenti generazioni…
La soluzione? Creare un senso “formale” della moralità che troverebbe un fondamento – come è avvenuto nel nord europa protestante – nella mentalità evangelica del superamento della legge nel comandamento dell’amore, in quanto – quest’ultimo – forma di tutte le possibilità di relazione e di responsabilità… tutto questo insieme ad un rispetto intelligente e critico verso i contenuti morali tradizionali, per vagliarli e rifunzionalizzarli in base a nuove esigenze, in modo da non buttare il bambino con l’acqua sporca…
Ma sempre con un concetto di morale – Il “TU DEVI” – che impegna ciascuno a limitare un egotismo diffuso che nuoce ad ogni possibilità di costruzione di rapporti e realtà sociali stabili….masterview
Partecipante@felix wrote:
A me sembra che bisogna partire dall’assunto che la coppia gay è completamente diversa dalla coppia etero (e poi le coppie omo sono diverse dalle coppie lesbiche). Quindi se tutti ci innamoriamo le dinamiche che poi conducono al formarsi della coppia e allo stabilizzarsi della stessa non possono scimmiottare quelle delle altre coppie. Ma lo volete capire poi che anche la coppia etero è in piena crisi?
A mio avviso la società ci sta conducendo ad un altro modello di vita e quindi anche ed un altro modello di relazioni amorose.
In questo contesto i nostalgici del grande amore eterno del principe azzurro che arriva e risolve tutti i problemi sono completamente spiazzati e non solo dall’esterno ma anche dalle pulsioni e dalle esigenze che provengono dal loto interno.
Probabilmente i più intelligenti avranno capito che il tema della fedeltà non va più affrontato come un contadino siciliano del 1800.
Che lo stare insieme deve includere il lasciare all’altro degli spazi tutti suoi.
Che nella nostra vita avremo più relazioni ma l’importante e che siano intense e che ci facciano crescere.
che ogni coppia è diversa dalle altre e fa cose diverse dalle altre .
E poi molte altre cose che non possono rispecchiare certo il matrimonio dei nostri genitori ( e meno male!!!) Mi dispiace ad esempio
vedere quelli che persistono nel volere quello che non esiste più (Una persona che gli dia tutta l’anima e il corpo ad esempio).
Nella coppia bisogna trovare un equilibrio che pur regalando a tutti e due soddisfazione ci faccia sentire liberi ci faccia rimanere noi stessi.
Parlare discutere di tutto essere sinceri dicendo anche cose spiacevoli perchè il peggior tradimento è l’inganno.
Un saluto grande alla coppia di alien che mi pare di capire abbia trovato veramente il suo equilibrio e possa definirsi a ragione una famiglia. BaciFanciullo, ti hanno mai proposto per il NOBEL per la scoperta dell’acqua calda???
Anche le regole sociali che hanno tenuto in piedi le società tradizionali derivavano dagli stessi problemi… Il vero problema è : SI PUO’ TENERE IN PIEDI UNA STRUTTURA SOCIALE SENZA LIMITAZIONE DEI SOGGETTI CHE LA COMPONGONO???
La risposta è: NOOOOOO!
Non si può costruire niente di solido senza impegni chiari e – soprattutto – mantenuti con correttezza…
Anche gli etero hanno pruriti… però devono confrontarsi con responsabilità oggettive…
il fatto che in questo particolare momento vi sia una disgregazione sociale che fa apparire possibili certi atteggiamenti, questo non vuol dire che lo siano sul serio, nè che le dinamiche che governano i sentimenti in direzione di un bisogno di stabilità, “eternità” e coerenza, siano sbagliate solo perché non abbiamo più l’abitudine ad un’ autodisciplina sociale che ci permette di fruirne…
e non è detto che la nostra incapacità all’autocontrollo ed all’autodisciplina ci renda cittadini migliori in grado di incrementare la qualità della vita del nostro habitat e gruppo sociale e – soprattutto – difenderlo da quegli attacchi esterni che società ed etnie forse più arretrate delle nostre, ma certo più compatte e disciplinate di noi, quotidianamente portano al nostro modo di vivere obbligandoci ad una pericolosissima regressione… meditate… -
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