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25 Marzo 2015 alle 14:10 in risposta a: E’ vero quando dicono di noi che siamo "donnette mancate"? #972534
invidiato_speciale
Partecipante@_666_ wrote:
Zachary Quinto è gay?
Le risposte di Rivas e Almadell non fanno una piega. L’occhio di cula caro a qualcuno ce l’ha, per il resto è difficile inquadrarlo. Parliamo di un bravissimo attore.
Faccio un salto a Milano, passate un piacevole fine settimana.
24 Marzo 2015 alle 14:30 in risposta a: E’ vero quando dicono di noi che siamo "donnette mancate"? #972717invidiato_speciale
PartecipanteSplendido pomeriggio primaverile. Cielo soleggiato, aria mite, venti leggeri che cullano soffici nuvole radioattive.
E in Italia? In ogni caso, approfittatene per chiarirvi le idee.
http://www.youtube.com/user/itgetsbetterproject24 Marzo 2015 alle 0:00 in risposta a: E’ vero quando dicono di noi che siamo "donnette mancate"? #972721invidiato_speciale
PartecipanteL’Iran degli iraniani, non è l’Iran degli ayatollah. Contraddittorio e schizofrenico. È un Paese soverchiato dal peso islamico, però di grande civiltà, con un popolo colto e avvertito, mosso da un sistema laico ed evoluto che non si lascia dominare dai pregiudizi e dalle convinzioni radicate, anche riguardo all’omosessualità. Ci sono stato, ho vissuto una quotidianità scissa dalla politica, ho visto una realtà moderna e dinamica. Le donne devono coprirsi e sottostare a Leggi infami, ma sono emancipate. Nessuno prega, i giovani trasgrediscono, dimostrano con coraggio l’insofferenza al regime, inseguono stili di vita e mode occidentali. Se da un lato il sesso fuori dal matrimonio è la pratica omosessuale sono severamente punibili, dall’altro le mura domestiche restano inviolabili anche là. Al chiuso delle proprie case, ognuno fa come gli pare. Tutto perfetto, se non fosse che tanto è alto il tasso di imenoplastiche, quanto è alta la paura dei gay, perché deflorazione e sodomia vengono sfruttate come armi di ricatto, spesso dagli ex fidanzati, e non sempre per ripagarsi di un torto subito. Le donne si rivolgono al chirurgo e riescono pure a farla franca, ma i gay non hanno scampo, vanno a processo. Paura, dunque frustrazione, quindi privazioni, la vita si traduce in inferno. Come ne escono? È doverosa una seconda premessa. Nelle aree decentrate, rurali e montane, dove impera il fondamentalismo religioso e la verginità delle ragazze resta un valore sacro, i ragazzi etero trovano nella pratica omosessuale l’unica possibilità di sfogo, dopo la masturbazione. Ce ne sarebbe anche una terza, ma ve la risparmio. Mi è stato detto, non so se a torto o ragione, che sarebbero proprio questi poveri disgraziati ignoranti le vittime di un impianto legislativo malato che punisce con efferata mortale violenza il sesso extraconiugale e il tramite per richiamare l’attenzione dei media e dare un messaggio forte e chiaro ai gay, organizzati meglio.
Detto questo, i gay ricchi e potenti, comunque che appartengono alle classi sociali più alte, notoriamente vicine al regime, sono intoccabili. Godono il privilegio dell’invisibilità. Viaggiano, conducono una vita omosessuale con ogni pretesa e, in un Paese dove niente passa inosservato, nemmeno il tempo, nessuno se ne accorge. Pena, la certezza di incorrere nel reato di diffamazione, punito con carcere e frustate. Se non peggio.
I gay poveri, che non hanno i mezzi per accedere all’istruzione, comunque appartenenti alle classi sociali disagiate, gli effeminati, spesso hanno il destino segnato. Per avere una vita migliore, devono intraprendere un percorso di transizione, legittimati dallo Stato, e cambiare sesso. Il numero delle transessuali iraniane è impressionante. Si raccontano serene, amate, in pace con se stesse e con la società. Per quanto possa essere sereno un gay che non aveva alternative, aggiungo io.
In mezzo, i gay della classe media. Giovani, moltissimi i laureati, padroni di più lingue e tecnologie, fondamentali nel motore che fa muovere l’Iran creativo proiettato nel futuro. Lavorano, socializzano, riescono a fare gruppo. Ma vivono nella paura, proprio perché oggetto facile di ricatti e bersaglio degli attacchi del Governo. Che avrebbe i mezzi per stanarli dal primo all’ultimo e, fortunatamente, non lo fa. Il che, lascia pensare. Come fanno i gay iraniani a trovarsi? Non sfruttano i Gayromeo. Qualcuno lo fa e si accredita con una diversa nazionalità, convinto che la lingua farsi segnalata nel profilo lo renderà evidente, ma con scarsi risultati. La complessa struttura relazionale deve tutto alle transessuali, che fungono da nodi per intessere la trama di contatti locali, e all’opera degli attivisti gay iraniani che agiscono dall’estero anche distribuendo codici di riconoscimento in rete. Uno dei criteri in uso quando ci sono andato io (maggio 2010), per trovarsi su Facebook, consisteva nel registrarsi usando un indirizzo di posta elettronica con un formato standard, per esempio iran0001iran @ hotmail.com, il cui numero andava incrementato all’apertura dell’account Hotmail a seconda della disponibilità. Cercando su Facebook iran0001iran @ hotmail.com, iran0002iran @ hotmail.com, iran0003iran @ hotmail.com, etc. il modulo restituiva i nomi dei gay registrati e avvicinarsi era un attimo. Espediente geniale, non vi pare?
22 Marzo 2015 alle 20:46 in risposta a: E’ vero quando dicono di noi che siamo "donnette mancate"? #972732invidiato_speciale
PartecipantePortate tanta pazienza, ma qualcuno se le cerca. È intollerabile che un volgare contafrottole, un emarginato patetico che si crede provocatore, metta in discussione la mia vita, inconsapevole che la sua si risolve nelle certezze surreali di macchiettistici stereotipi gay. E, se oltre a metterla in discussione, ci ha infilato anche il naso più di quanto i miei intimi non abbiano concretamente potuto, un sentito vaffanculo mi sembra dovuto.
22 Marzo 2015 alle 20:12 in risposta a: E’ vero quando dicono di noi che siamo "donnette mancate"? #972734invidiato_speciale
Partecipante«Vorrei anche dire che non esistono tratti evidenti dell’essere omosessuale (quale assurdità!)»
È un’assurdità negarlo. Ci sono facce, particolari di facce, voci, atteggiamenti, inconfondibilmente gay.
«Non a caso si parla sempre di invisibilità della popolazione gay, specialmente nei paesi più omofobi»
Certo, ma riferendosi all’invisibilità giuridica e sociale, non all’invisibilità dei gay perché insospettabili. Nei Paesi islamici, non per questo omofobi, i gay ci sono e si vedono. Viene condannata la pratica omosessuale, nell’accezione più estesa del termine, che è cosa ben diversa. Nell’invivibile Iran, per esempio, il governo copre perfino le spese per gli interventi di riassegnazione genitale dei transessuali. Viaggiate, sfruttate l’Internet per comunicare con ragazzi che vivono in quelle realtà, risvegliatevi dal torpore mentale.
«Guardiamo alcuni personaggi pubblici: stando ai vostri ragionamenti la De Filippi sarebbe sicuramente lesbica»
Stando ai tuoi, forse. Le lesbiche che conosco io, hanno caratteristiche maschili che non ha la De Filippi. Anzi, il suo timbro vocale, mi risulta addirittura delicato.
«Che dire dello stilista Renato Balestra (avete presente?) ammogliato e con prole?»
Che è passato dallo stesso chirurgo plastico di molti gay, che non lo è e si vede. È un personaggio educato, di classe, cresciuto in ambienti aristocratici dove la grazia dei gesti e delle parole anche in un uomo viene considerata una virtù. È quasi fisiologica.
«A me basta capire in cosa l’essere gay equivalga alla femminilità e poi sono a posto»
Daglie. Dire che i gay hanno tratti femminili caratteristici propri, non equivale a dire che sono femmine. È lingua italiana. Meglio di come ho argomentato il mio punto di (s)vista, non posso fare.
22 Marzo 2015 alle 17:06 in risposta a: E’ vero quando dicono di noi che siamo "donnette mancate"? #972757invidiato_speciale
PartecipanteAlmadell, hai dei limiti preoccupanti. Nessuno sostiene che sei donnissima, ma che sei gay ed è evidente. Sei libero si sentirti, considerarti, guardarti, come meglio ti pare, è un tuo diritto legittimo. Però non puoi pretendere dagli altri un giudizio viziato, perché non concepisci che magari ti vedono (e sentono) come non riesci a vederti (e sentirti) tu. Ripassa il concetto di soggettività.
22 Marzo 2015 alle 16:49 in risposta a: E’ vero quando dicono di noi che siamo "donnette mancate"? #972756invidiato_speciale
PartecipanteCarson, il gioco dei voluti fraintendimenti con me non attacca, hai sbagliato giro. Ho risposta una volta e deve bastarti.
22 Marzo 2015 alle 16:03 in risposta a: E’ vero quando dicono di noi che siamo "donnette mancate"? #972758invidiato_speciale
PartecipanteCon tutto il dovuto rispetto, cosa intende costui per dimensione esistenziale e terzomondista? Siamo seri, per favore.
22 Marzo 2015 alle 15:44 in risposta a: E’ vero quando dicono di noi che siamo "donnette mancate"? #972761invidiato_speciale
PartecipanteEppure mi sforzo di scrivere in modo elementare per arrivare a tutti. Sono stato sostenuto da una famiglia sempre presente, ho conosciuto la parte sana dell’universo gay appena quattordicenne, non ho subito umiliazioni tali da obbligarmi a reagire soffrendo, il destino è stato generoso oltre ogni aspettativa, perché dovrei fare la vittima? Il mio disincanto, è la conseguenza di un’attenta e continuata lettura di me stesso e delle realtà in cui vivo, non è la denuncia di un danno subito. E ho raggiunto una maturità culturale e interpretativa che non permette di avere come punto di riferimento l’eterosessualità maschia e accentuata per delineare, grossolanamente, una figura specifica dei gay. Se dico che abbiamo caratteristiche fisiche femminili che mancano agli etero, non sottintendo che i gay sono tutti effeminati, né sostengo che la mancanza di virilità sia indice di femminilità. L’omosessualità è una condizione biologica. In quanto tale, abbiamo tratti evidenti. Che sia per il timbro della voce particolare e riconoscibile, per il taglio e la luce degli occhi, per la struttura facciale, per l’esercizio espressivo e comportamentale, per qualsivoglia “marcatore”, siamo gay e si vede. Che poi le corazze di burro, come fa notare Soledamore, ci illudono di una garantita protettiva insospettabilità, convincendoci del contrario, è un altro discorso.
Rifletto. Rido. Gareth Thomas fece coming out proprio per questo motivo. Al di là del piacere liberatorio che si ricava vincendo la vergogna di se stessi o di ciò che si vuole essere, poteva comunque continuare a nascondersi, forte anche di una virilità prorompente e, perché no, di un matrimonio solido che in molti casi funge da lasciapassare per il “Paradiso”. Un sentimento di umiliazione motificante, nel suo caso, che lo rendeva vulnerabile anche al minimo stress e, durante i periodi di intensa fatica, ne aumentava la tensione fino ad esaurirlo. Costretto ad allentare la presa, perdeva l’energia necessaria per controllare una natura omosessuale che spingeva per risvegliarsi, non mancava di imbattersi in persone che la percepivano e, stanco di vivere in solitudine per paura di tradirsi, si dichiarò. Voglio dire: qui ci domandiamo se la gaytudine di Almadell sia evidente oppure no, sebbene il paragone tra i due non abbia motivo di esistere.
21 Marzo 2015 alle 22:35 in risposta a: E’ vero quando dicono di noi che siamo "donnette mancate"? #972781invidiato_speciale
Partecipante«Nessun gay del passato può assomigliarci, fortunatamente».
Non può assomigliarci, ma può condizionarci. Con tutti i danni che ne conseguono. Per quanto mi riguarda, non ho modelli. Sono unico ed irripetibile, come ognuno dovrebbe essere nella vita.
«Io mi riconoscerei a chilometri, con la stessa acutezza con cui riconoscerei un etero».
Non so. Quando ti leggo, ho l’impressione che a scrivere sia Jame Gumb de Il Silenzio degli Innocenti. Distrazioni a parte, riconosceresti l’Almadell gay o l’Almadell che per convinzione personale è insospettabile, quindi identico ad un etero? Concetto brutto, ma efficace.
«Ma nulla che trovo sia gay in me, lo rivedo nelle donne».
Esattamente, cosa vorresti rivedere nelle donne?
«E’ questa associazione tra “gayezza” e “femminilità” che mi manca, che non riesco a comprendere e che non decifro.
Non la comprendi e non la decifri o non vuoi comprenderla e non vuoi decifrarla? Se guardo una foto di mia sorella vedo una donna etero, se guardo una foto di mio fratello vedo un uomo etero, se guardo una mia foto o la tua vedo un gay. Questione di faccia, tormento di Haring. Se oltre alle foto, guardo anche i tuoi video, non posso fare a meno di associare alla gayezza di Almadell anche quelcertononsoché di femminile che fa la differenza tra un etero e un gay. Vedo un uomo che fa sesso con la grazia di una donna, un uomo che gode con piacere femminile, una coreografia che non è dell’uomo etero. E ancora nell’intervista che hai rilasciato per il telegiornale: parla e si muove un gay. Non riconoscibile per un marchio impresso a fuoco sulla fronte, ma per ben altri marcatori.
21 Marzo 2015 alle 19:46 in risposta a: E’ vero quando dicono di noi che siamo "donnette mancate"? #972783invidiato_speciale
PartecipanteNessun gay ammetterà di sentirsi donna o il desiderio di essero. Nessun gay riconoscerà di tradire atteggiamenti ambigui. Sono io il primo e non lo dico per sottrarmi alle critiche. Però, il fatto che nessuno, finora, mi abbia definito donna mancata, offeso per come mi rappresento e per cosa rappresento, ma ingiuriato soltanto in situazioni limite particolari, è comunque irrilevante. Non sono stupido e non mi farei un favore raccontandomi di essere insospettabile. Se l’educazione, il garbo e la discrezione dei miei interlocutori è tale da restituirmi una percezione della mia figura radicalmente maschile, non mi illudo, perché sono consapevole che in realtà mi vedono come mi vedo io. Imperfetto nella mia perfezione gay. Con un’impronta femminile, seppure sfumata, che non posso cancellare. Ho smesso di guardare i video nei quali vengo ripreso, perché cado in uno stato di prostrazione angoscioso che rende più drammatica la commedia in cui vivo e attori crudeli, perché ipocrite, le persone che mi circondano.
Anche qui, nel Forum, a quanta doppiezza assistiamo? Con quanta disonestà neghiamo evidenze plateali? Ci sono stati utenti che hanno voluto provare la loro insospettabilità attraverso contributi visivi e sonori, con questo risultato: tratti espliciti, voci inequivocabili, moine determinanti. Gay manifesti ostinati a vendere il contrario. Non a caso, anche i modelli cui si ispirano, dovrebbero far riflettere. Prendiamo i Burroughs, Haring e Pasolini, proposti da Almadell, più attuali. Burroughs non si è mai accettato, viveva l’omosessualità come una colpa e coltivava il disprezzo degli effeminati in modo malato e ossessivo, pur essendo visibilmente gay e al punto che anche la famiglia se ne disse imbarazzata. Non meno di quanto li disprezzasse Pasolini, se non fosse che neppure lui rappresentò un modello di virilità. Voleva sfuggire allo stereotipo dell’effeminato, ma tutto in lui parlava al femminile. Haring era gay e fiero di esserlo, ma odiava ri-vedersi come me. Con la differenza che evitava anche di specchiarsi e distoglieva perfino lo sguardo dalle vetrine per non scorgervi una faccia da gay che viveva quasi fosse una punizione. Grandi personaggi, per carità, con una psicologia borderline. Come dire? Un modello sì, però per gay disturbati.
20 Marzo 2015 alle 20:39 in risposta a: E’ vero quando dicono di noi che siamo "donnette mancate"? #972797invidiato_speciale
PartecipanteIl mio primo ricordo di vita, sono io che piango seduto sul letto, mia mamma che tiene in braccio un Cicciobello nero, mio padre intento a riparare gli occhiali rotti di Corinne. Da piccolo giocavo con le bambole. I miei genitori non riuscivano a decifrare quel segnale e, caricati di domande, vivevano con imbarazzo una situazione anomala, pur assecondandomi per farmi stare bene. Devo ogni gratitudine a mio nonno, perché capì subito che ero un bambino speciale da accompagnare in un percorso di crescita che da lì a poco sarebbe diventato indubitabilmente difficile. Uomo di grande acume, li affidò ai consigli dell’amico e pediatra illuminato Mario Berni Canani, certo che avrebbe lavorato per garantirmi il meglio. E così fu. Gli impartì una lezione magistrale: quanto possa essere straordinaria la vita di un bambino ritenuto a torto “diverso” se cresciuto con amore e nella serenità. Capirono che l’orgoglio di genitori non è di avere un figlio eterosessuale, ma avere un figlio che, se amato, sa amare.
Mi hanno dato l’utile, l’inutile e il superfluo, soprattutto in termini di affetto. Sono stati entrambi iperprotettivi, in particolare mio padre, ma il confine tra complicità e morbosità non è mai stato violato. Abbiamo un rapporto meraviglioso, ho condiviso con loro anche segreti importanti, erano e continuano ad essere due figure fondamentali per me. I miei amici stravedono per mia mamma e, lo dico con una punta d’orgoglio, me la invidiano. Amici omosessuali e alcuni transessuali, con i quali posso essere me stesso e garantirmi il dovuto benessere.
Durante l’adolescenza e gli anni del liceo, invece, il clima era differente. Le pene d’amore le tenevo per me, essendo sconveniente parlarne. Coltivavo amicizie prevalentemente femminili più per necessità che altro, mentre con i ragazzi ci sfruttavamo per fare sesso e giusto quello. Risparmiandomi un’ipocrisia impiegata a riflettere dubbia normalità. Oggi sono mariti e padri. Chiusi, ottusi e omofobi? Non lo erano, ma lo sono diventati per farsi un favore. Talvolta li incontro, mi evitano e non li biasimo. Il ricordo delle nostre battaglie dev’essere devastante, se da adulto hai dovuto rassegnarti alla fi*a. Per carriera, per non deludere le aspettative di una famiglia che ha investito su di te, per paura. Sono molti i destini segnati, i casi in cui al cazzo devi rinunciare per forza.I gay sono donne mancate? Di più. Siamo uomini, in molti casi, migliori delle donne. Ma siamo gay e, in tutti i casi, si vede. Perché contempliamo caratteristiche ed esasperiamo atteggiamenti femminili assenti nel maschio eterosessuale. Chi (se) lo nega, vive d’illusioni e buon per lui se arriverà da qualche parte. Io ne dubito. Di gay convinti di essere stati clonati dal più maschio degli eterosessuali ne ho conosciuti tanti e la cruda realtà gli ha sempre presentato il conto, dandogli smusate inimmaginabili.
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