Risposte nei forum create
-
AutorePost
-
soledamori
Partecipante@Cucciolo90 wrote:
Semplicemente lo senti. Io sento di essere passivo,in quanto godo molto di più nel praticare il sesso orale e nell’essere penetrato,piuttosto che viceversa. Infatti ho sempre fatto il passivo,e non me ne vergogno xD
Amore, non avevamo alcun dubbio. Adesso cercati un bell’eterosessuale che ti possa sturare ben bene.
soledamori
Partecipante@soledamore wrote:
Naturalmente sono l’unico in questo sito che ha il diritto, oltre che il dovere, di scrivere di teoria queer, essendo personalmente al centro della sua elaborazione, come pensatore queer, appunto. Per tizi come HugeUnicum queer consiste unicamente nella q dell’acrostico glbtq. Una sigla che serve ad arricchire una proposta ormai senza contenuti. Ma che può essere utile, in questi tempi grami, a dare una qualche forma di collocazione pur se non molto gratificante.
L’identità è una questione maledettamente seria: in tutta questa girandola di cloni che sublimano la loro catessi in una produzione fantasmatica di compensazione, definirsi gay è l’unico modo che hanno alcuni soggetti per sentire di esistere, pur non essendo qualcosa di chiaro. Il termine “gay” dà loro la certezza che l’attrazione, fondamentalmente ancora genitale, per persone dello stesso sesso, fa di loro in qualche modo degli essenti. Anche se non sanno bene che o cosa sono, sanno di essere qualcosa. E questo basta per evitare i rischi della de-personalizzazione e la sua faglia beante, con i suoi fraintesi transiti, nomadismi, con le sue paurose fluidità.
Sicuramente, queste persone alla ricerca di un’identità “nell’essere gay” hanno bisogno di scrollarsi gli stereotipi che la pratica dell’omosessualità ha prodotto naturalmente nel corso dei millenni nei loro confronti. Da qui la bifobia, la transfobia, tutte le varie forme di endo-omofobia insieme con la banalizzazione dell’essere queer, che cercano di spiegarsi come etichetta che si dà il gay velato, magari sposato, perché non si accetta.
Ma nell’armadio di ognuno di loro c’è sempre da qualche parte quella vecchia checca che prima o poi fa capolino, costretta in passato al “coming in” da un’emancipazione frettolosa e superficiale. Sempre più imbarazzante. Sempre più ingestibile, man mano che il tempo passa e il proprio valore sul mercato della carne diminuisce approssimandosi allo zero. Spesso sempre più nevrotica e irrisolta. Resta il dilemma che averlo preso nel culo, o non averlo preso, è stata una metaforica, ma reale presa per il culo, da un punto di vista esistenziale.
Il momento della verità arriva quando, pur perdurando l’attrazione per le persone dello stesso sesso, si rendono conto che sono loro stessi a non suscitare più alcun tipo di attrazione. Il fallocentrismo sa essere crudele, con i suoi limiti estetici e anagrafici. Lì allora avviene la grande separazione: tra chi ha delle possibilità economiche e riesce a soddisfare il suo desiderio compulsivo rivolgendosi al mercato parallelo della prostituzione, diventando una zitella acida e scettica; e chi, non potendosi permettere nemmeno un prostituto, ma forse a stento un degno companatico che gli eviti di rovistare tra i rifiuti, deve ricorrere alla soddisfazione sostitutiva della pornografia gratuita o a prezzi ragionevoli su internet. Uno zitellaggio non meno acido, ma forse più patologico perché privo di quella dimensione umana che persiste pure nel commercio con il rumeno o con il bulgaro in una pubblica latrina.
I pochi che sono riusciti ad investire sull’affettività di lunga durata, sfuggendo alla coazione fallocentrica – casi abbastanza rari – trovano una loro risposta nel sacrificio (che sia laico o cristiano, sempre di sacrificio si è trattato, quindi massimo rispetto per almadell come martire della causa gay) per le generazioni future.
Per le quali possono dire di aver cercato di costruire un mondo migliore per gli altri gay. O almeno ci hanno tentato. Nella speranza che il mondo non sia peggiorato complessivamente, cosa sempre più difficile da negare.
Per questi ultimi la beffa più atroce può essere la fine improvvisa del rapporto con la condanna definitva ad una solitudine che nessun succedaneo potrà mai alleviare. L’uomo riesce ad essere immaturo fino a quando la Natura non gli conferisce la pace dei sensi, ed è fondamentalmente inaffidabile, a differenza della donna. Fin quando si è sessualmente attivi, non c’è nessuna certezza assoluta nell’affettività omosessuale. Anche qui il sacrificio e il perdono sono essenziali. La fede può aiutare.
La coppia gay da mulino bianco non esiste nemmeno nella pubblicità, temo.Cara, poche storie sei una transessuale irrisolta mai emancipatasi. Acetta la tua transessualità e cercati un eterosessuale sposato attivo procreativo, che unico, può generare prole e proprio per questo è ATTIVO e Uomo.
2 Ottobre 2016 alle 16:46 in risposta a: omosessuali che sembrano uomini a tutti gli effetti #988773soledamori
Partecipante@perfy2 wrote:
……………………………………IL DRAMMA DI SORADAMARA………………………………..
cara, una coppa 4? se la potrà permettere? Non farle fare troppe illusioni:))))))))))))
soledamori
Partecipante@abaco wrote:
Ciao! mi chiamo marco e sono nuovo, io per esempio ho sempre saputo di essere passivo, dopo lo sviluppo ho sempre sentito il bisogno di essere penetrato, ho anche provato a fare l’attivo ma addirittura non riesco a venire come attivo, non so perchè ma credo che sia anche nella fisionomia del corpo oltre che a livello ambientale e ormonale! Il fatto è che la mia passività non è solo un per quanto riguarda la penetrazione, mi piace essere passivo anche in tutto il resto che riguarda il sesso.
Cara sei gay e hai accettato il tuo ruolo di passiva. Adesso lo step più difficile è di trovare un vero eterosessuale che ti possa sturare. Ma se non demordi lo troverai. Auguri.
-
AutorePost