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simplynormal
Partecipantetroppodeluso, se vuoi parlare di quel tema puoi intervenire nel forum che ho aperto su quello (longtime companions). Pensavo di poter gestire la crisi con leggerezza e forza, invece rapidamente sono entrato in blocco – come congelato- e ho assoluto bisogno di confrontarmi e sfogarmi… la cosa che mi sconvolge è che più io mi stacco e mi chiudo, più il mio partner è dolce e affettuoso, e se da una parte giorno per giorno cresce la certezza che qualcosa sei è incrinato e io non sono più innamorato come prima, dall’altra la mia parte razionale si oppone e mi ripete 2abbi pazienza, non puoi buttar via tutto questo, magari si aggiusta, ecc…”
simplynormal
PartecipanteCaro quasimai, volendo molto molto semplificare posso dirti che si, sono abbastanza d’accordo, però di tutti i vari interventi salverei ancora quello che diceva:
“Si siamo destinati a restare soli per due semplici e schematici motivi:
1) se il gay fa auting egli inzia una sequela di troieggiamenti, i quali assumendo tutte le caratteristiche del disturbo ossessivo compulsivo – da cui è difficile liberarsene poiché la cosa è fomenatata dal fatto che egli, osservando altri gay fare lo stesso, si sente autorizzato a proseguire tale vortice di “troieggiamenti”.
Ma mal comune non è mezzo gaudio – anzi è una aggravante.Se viceversa il gay non fa auting, egli si trova invischiato in una sorta di paura verso il “sociale” che lo rendera solitario a vita.”
Magari messa giù in modo un po’ meno manicheo, però -anche escludendo gli “spaventati”- per la mia esperienza c’è un fondo di verità: se vuoi vivere davvero pienamente, come un uomo qualunque che voglia sperimentare appieno la sua vita, devi rifiutare qualunque ghetto e vivere “nel mondo”, ma in questo modo hai enormi difficoltà a contattare altri gay e a soddisfare i bisogni primari di affetto e di sesso come invece possono gli etero; se decidi di entrare nell’ambiente, capisci presto che per essere accettato, poco o tanto devi piegarti al trend, e ti ritrovi in una giungla fittissima e intricata dove è altrettanto difficile far crescere un fiore quanto lo era nel deserto da cui provenivi… Io sono di quelli che non si stancano di ripetere che nel profondo tra gay ed etero non c’è differenza, però la facilità e la serenità con cui un uomo, in qualunque situazione, può sorridere e sedurre una donna sapendo che comunque il suo gesto sarà gradito anche se rifiutato, non è proprio minimamente paragonabile al tremenda fatica di chi si sente attratto da qualcuno, però essendo in una situazione non gay sa che il suo scoprirsi può essere l’inizio dell’inferno… (PS: Si dice OUTING, ma soprattutto, relativamente al dichiararsi, si dice COMING OUT! 🙄 ) Baci.
simplynormal
Partecipante@jules wrote:
caro andrea , ho vissuto la tua stessa storia (15 anni !)e quindi capisco la tua sofferenza .nel nostro caso , l’amore fisico e mentale si è trasformato in un grandissimo affetto fraterno.
rubo due righe al forum per chiederti di scrivermi a simplynormal. Ho davvero bisogno di un aiuto per capire cosa fare. sono veramente bloccato… 😥
andrea 65simplynormal
Partecipanteconcordo con l’osservazione di leondrago: amo molto il mare e trovo infinitamente più pratico, piacevole ed erotico stare nudo, ma nei luoghi naturisti non gay invece di trovare una accettazione rilassata della naturalità dei corpi e un non giudizio, ho trovato una sorta di condanna tacita della sessualità, quasi che ci fosse il terrore di essere scambiati per sessuati… Mi sembrava di essere l’unico a guardare e a godere della bellezza dei corpi, in fondo è come godere del vento o del paesaggio… e giuro che non avevo la bava alla bocca nè gli occhi fuori dalle orbite nè il cazzo duro (e appunto, se capita si prende un po’ di sole sulla schiena…) Insomma, non so se noi di terra papalina riusciremo mai a vedere il corpo umano per quello che è… Come è emerso nei luoghi gay il problema proprio non si pone, a meno di non voler recitare la parte delle suorine schifate 😆
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