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mrossymoro
PartecipanteEvidentemente tu vedi le condizioni per fare ora qui e subito,ciò che invece è ancora agli inizi e richiede un lavoro paziente.Se tu pensi che portare a Roma una rappresentanza di un movimento asfittico,che con una vocina inveisce contro i “Palazzi” sia utile invece che francamente PATETICO..Bisogna RAFFORZARE il movimento,dargli un corpo solido e solo dopo partire all’attacco.Quindi il lavoro va concentrato nella crescita e nella costruzione,solo che manca il soggetto,l’associazione,il movimento o perchè no,anche il partito che possa farlo.
mrossymoro
PartecipanteLa particolarità sta nell’avere il papa in casa,quindi un potere clericale con profonde radici economico/clienterali,culturali e uno strapotere mediatico.
Serve un’associazionismo omosessuale capillare e diffuso,che controbatta sotto il portone di ogni chiesa d’Italia alla tesi omofobe dell’istituzione cattolica.
Se tu pensi che esista già un associazionismo così sviluppato….Bè….Vivi nel mondo dei sogni.O semplicemente non sei mai uscito dalla metropoli in cui vivi per andare a vedere com’è la situazione in cittadine di 60-30-20 mila abitanti.
In quanto a capacità di costruzione abbiamo da una parte:
-l’Arcigay che dà da mangiare a vari parassiti,tra cui Mancuso che prende 100 MILA € l’anno di rimborsi spese quando i circoli muoiono di fame.
-l’associazionismo “di sinistra” tra cui il Mario Mieli che non è mai stato capace di fare un minimo passetto fuori da Roma e costruire un’alternativa ad Arcigay a livello a nazionale mettendosi almeno in rete con le altre realtà locali.Propongo:abbattiamo queste logiche perverse,ripensiamo tutto da zero.
Pride regionali in tutti i capoluoghi di regione e solo dopo questi ci deve essere il Pride nazionale a Roma.mrossymoro
PartecipanteNon capisco come la destra del movimento abbia le posizioni che dovrebbero essere della sinistra e viceversa.
E’ assolutamente velleitario pensare di poter fare una manifestazione a Roma sotto i palazzi del potere per fare “pressione politica”,stante lo stato attuale del movimento.
Un grande Pride a Roma sarà solo il punto di arrivo di un movimento diffuso e capillare che va costruito soprattutto nelle realtà di provincia.
Questo urbano-centrismo nel 2008 non ha più senso.
Il movimento deve muovere dalle città verso le “campagne”,far discutere,spronare le iniziative ancora in fase embrionale,costruire con l’aiuto delle forze economiche e materiali delle grandi città la comunità GLT in provincia.
Questa dovrebbe essere la posizione della SINISTRA del movimento.La posizione della DESTRA potrebbe benissimo essere quella di avere una o due città fisse e con il sostegno dell’imprenditoria GLBT tirare su eventi nazionali con cui fare montagne di soldi,contando su formule sempre più collaudate nel tempo.
Ma le peculiarità e gli interessi ECONOMICI delle due fazioni hanno completamente ribaltato la visione politica,per questo mio malgrado appoggio la visione di Mancuso.
“In ogni paese del mondo i pride nazionali si svolgono nelle capitali” La situazione italiana ha delle particolarità che non possono essere ignorate. -
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