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mirella2005
Partecipante@torvergay wrote:
Mirella a cusa delle perentorietà, o meglio della sintesi, del mio commento non hai capito a cosa mi riferivo quando parlavo dell’ ”ignorare” le altre associazioni e quando ponevo sul piatto la questione delle tessere.
– Non mi riferivo, al contrario della tua interpretazione, all’agire generale e passato di Azione Trans ma al caso particolare della riunione carbonara in cui si è decisa la sede e la data del prossimo pride nazionale. Lì, lo dico perentoriamente, si sono escluse tutte le altre associazioni glbt italiane ed il comunicato stampa firmato da 4 associazioni è la prova. Azione Trans è tra quelle 4 ed ha quindi partecipato ad un incontro ”esclusivo” o ”escludente” che dir si voglia. Sull’operato storico di Azione Trans non mi sono permesso e non mi permetto di commentare, non conoscendolo.
– Questione tessere. Vero, verissimo, che gran parte dei tesserati del circuito ricreativo Arcigay non prende decisioni. Ma con quel gran numero di tessere (stimate in 160.000) Arcigay, pur conscia di quanto sia fittizia la rappresentatività che ne deriva, non rinuncia mai a farle pesare proprio per autodefinirsi e quindi farsi riconoscere come la più importante associazione glbt italiana. Lo sarà per numero di sedi locali, ma credimi in termini di partecipazione alla vita di quelle sedi, è pari a tante altre. Soprattutto se si considera che spesso i suoi comitati locali sono associazioni abbastanza indipendenti e quindi conterebbero per se stesse.
– La mia opinione secondo la quale a maggioranza i gay (uso questo termine per facilità ma lungi da me non riconoscere lesbiche, bisessuali e trans/transgender) preferirebbero un pride nazionale sempre a Roma non è una verità assoluta, come la definisci provocatoriamente tu, ma è appunto una convinzione personale al pari della tua sulla ”intuizione” del pride itinerante. Altrimenti dovrei pensare che la tua frase ”le motivazioni sono assurde” sia altrettanto una verità assoluta.
E visto che come dici tu manca un referendum che esprima la maggioranza sulla questione pride nazionale fisso o itinerante, sarebbe opportuno che non decidiate più in base alla vostra intuizione ma dopo un bel dibattito, forse noioso, ma mai concluso e quindi ancora necessario ogni qual volta si deve decidere un pride nazionale.
– I complimenti a De Giorgi non sono necessariamente collegati alle mie opinioni. E non vedo come tu possa discuterli, se qualcuno può farlo è lo stesso De Giorgi che sarebbe autorizzato a prenderne le distanze.
Delegittimazione, questa è un’altra tua opinione, lecita ma a sto punto spiegami la differenza con diritto di critica che ho presunto di poter avere pure io.Non mi voglio spingere al “volerti convincere ad ogni costo” rispetto alle tue opinioni che ora comunque mi sono più chiare e quindi ti ringrazio di averle espresse in modo meno sintetico. Solo una cosa. La discussione sul “Pride itinerante” o meno in realtà è un po’ una cosa strana. Giusto discutere tutti insieme su una piattaforma.. ma il Pride è sempre stato itinerante in Italia. Semmai si è semplicemente continuato a fare come sempre. Più che una decisione presa è una continuazione di una tradizione. Vero è che due anni fa nacque quella proposta. Vero anche che alla fine si raggiunse un accordo per gli anni 2007-2008 ITINERANTE: 2007 Roma, 2008 Bologna. A Bologna poi sono successe delle cose che sono state interpretate diversamente. Secondo alcune (importanti o meno) associazioni, il tentativo di occupazione del palco (a prescindere da come poi è stata gestita la cosa nella confusione) ha rappresentato una rottura unilaterale della discussione. Se ne è preso atto e le Ass.ni hanno quindi ripreso nel solco “pre patto”, perché violato nei fatti (per me anche particolarmente antipatici per come accaduti con persone che stavano contemporaneamente dentro il Pride come esponenti di ass.ne e fuori come Facciamo Breccia, una schizofrenia che mi spiego solo con la malafede.. o con la schizofrenia vera).
Per quanto invece riguarda la decisione presa da alcune Ass.ni che escludono altre, non posso negare i fatti, né intendo farlo!
Posso però dirti che ci sono ovviamente dei motivi per cui le cose sono andate in questo modo e – per quanto mi riguarda dopo averli analizzati – motivi validi. Certo si sarebbe potuto teoricamente allargare, ma c’è chi negli anni scorsi non ha giocato pulito… Quando si vuole mettere insieme parti che sono divise sulle strategie, diventa fondamentale che, una volta raggiunto un compromesso, un accordo, esso venga rispettato. Anche in questo caso però l’idea di fare il pride di Roma nel 2008 PRIMA del nazionale, dopo essersi messi d’accordo che tutti si impegnavano per la migliore riuscita e massima visibilità dei pride nazionali ai Roma nel 2007 e Bologna il 2008, non è stata una mossa di rispetto degli accordi.
E quando gli accordi si fanno saltare allegramente con mosse un po’ “furbette”… a volte è necessario anche far capire che volendolo si è tutti capaci di violarli… Anche per far sì che prossimi accordi auspicabili ma vengano non solo sottoscritti ma anche presi sul serio da tutte le parti in causa. Insomma a volte una coppia, per continuare a stare insieme, deve prima dividersi per un po’… accade. L’importante è non perdere di vista gli obiettivi da raggiungere e il senso di responsabilità verso le persone gay, lesbiche, trans, ecc. anche senza tessera alcuna (che sono la stragrande maggioranza, purtroppo, aggiungo).
Questa risposta è da intendersi a titolo personale.
Mirella Izzomirella2005
Partecipante@torvergay wrote:
Paradossale che ora Azione Trans chieda l’impegno di tutte le altre associazioni che fino ad ora ha ignorato.
Le ”quote” all’interno del movimento dovrebbero essere attentamente soppesate. Sono anni che si critica Arcigay per la questione delle tessere per scopare, ma la Izzo fa finta di non saperlo.
Che il pride nazionale itinerante sia una felice intuizione lo pensano in pochi e quei pochi lo impongo ad una maggioranza che preferirebbe farlo tutti gli anni a Roma.
Se quanto meno si fosse riaperto il dibattito sarebbe e da lì arrivare ad una decisione condivisa sarebbe stato lecito aspettarsi la collaborazione delle altre associazioni glbt anche di quelle contrarie al vaganbondaggio del pride.
Complimenti a De Giorgi per la presa di posizione e se posso dirlo, finalmente!Non è semplice rispondere ad una serie di affermazioni perentorie che non hanno riscontri, ma ci provo:
Per sapere con quanti ha collaborato AzioneTrans, con chi ha smesso di collaborare e soprattutto PERCHE’ lo ha fatto, basta leggersi il nostro sito, trasparente, dove i documenti sono sempre pubblicati ed anche vi è spazio per piccoli editoriali ed ora un blog libero.
Quindi non so di che cosa tu stia parlando con “ignorare le altre ass.ni”. Posso invece testimoniarti direttamente che vi sono ass.ni che ignorano AzioneTrans perché non è molto favorevole al mischiare politica LGBT con iniziative di tipo commerciale (se ci sono che siano ben separate).
Non rispondo per Arcigay anche se mi risulta che le decisioni non vengono prese gran ché dalle tessere provenienti dal circuito commerciale.
Per quanto riguarda la certezza che i gay (e le lesbiche? Le trans ed i trans?) vogliano a maggioranza il Pride a Roma, in assenza di un referendum, si contano le Associazioni e giustamente il loro “peso” sia in tessere, sia (conta anche questo,l sai) in in iniziative politiche.
Sono pronta a scommettere che un (purtroppo ben difficilmente realizzabile) referendum in tutta Italia, darebbe risultati ben diversi da quelli che tu sostieni essere verità assoluta. Infatti la mia è un’opinione perché non abbiamo questo “dato”, né tu, né io, né nessun altro.
Certo TUTTE le ass.ni Romane (anche non sempre amiche fra loro) vogliono il Pride a Roma. Due di queste hanno anche ottimi circuiti commerciali (Arcigay li ha in tutta Italia per cui può fregarsene del calcolo commerciale e valutare la cosa da un punto di vista politico, a mio parere, da esterna).
Il “vagabondaggio” del Pride è stato fino a tre anni fa un dato accettato felicemente da tutti. Poi Facciamo Breccia ha detto: “a Roma, sempre a Roma”… Le motivazioni sono assurde. Ribadisco che la Storia d’Italia non si fa necessariamente a Roma. Pensa al G8, pensa alla caduta del governo Tambroni, ma pensa anche alla base militare di Vicenza che ha posti in tutta Italia il problema delle basi USA in Italia ecc. ecc.
Riguardo i complimenti rivolti a De Giorgi… magari non so leggere, ma a me è sembrato che le sue critiche avessero un tono infinitamente lontano dal tuo. Insomma che non dicesse le cose che dici tu. Non è che una critica (legittima, ci mancherebbe) sia necessariamente equivalente ad una delegittimazione, cosa che traspare dal tuo intervento.
Ciao
Mirellamirella2005
PartecipanteCaro gay.pt,
il metodo non condiviso capisco faccia arricciare il naso se viene letto estrapolando il fatto dal contesto. Tu stesso sai quanto è successo nei due anni precedenti. Facciamo finta che io e te mettiamo su un’azienda e tu ci metti 500.000 euro ed io 1000, ma abbiamo entrambi pari dignità, pari “voto” sulle decisioni, ecc. ecc.
Se poi accade che per due anni consecutivi, io che ho messo i 1000 euro, faccio in modo di “appropriarmi” delle scelte aziendali (e quando non ci riesco, faccio azioni contro la società, cercando di toglierti la parola in pubblico), tu cosa faresti? Se il “metodo condiviso” è stato tradito per due anni consecutivi, possono le associazioni più rappresentative concedere ancora una volta metodi che sono condivisi solo sulla carta ma nei fatti non vengono rispettati? Non credo lo faresti.
Ed in ogni caso Arcigay e altre associazioni hanno comunque raccolto una candidatura che non aveva concorrenti (tra chi condivide il Pride itinerante, forse una delle poche intuizioni felici del movimento italiano, a mio parere).
Credo che la scelta della città sia stata quest’anno, giusta per ragioni che ho già espresso e sono già state espresse da Mancuso e verranno presto ribadite ufficialmente.
Quel che conta è quel che avviene da oggi in poi, secondo me. Genova si assume una responsabilità ma desidera condividerla insieme a tutte le associazioni LGBTQI che si riconoscano nel carattere prevalentemente “sindacale” del nostro associazionismo. AzioneTrans ad esempio non si riconosce né nell’ala “legalista” a tutti i costi, né in quella “movimentista” a tutti i costi. Bisogna sapere leggere la “Politica” ed agire di volta in volta con i metodi più adeguati alla circostanza. Se in Italia l’omosessualità fosse punita di legge, sarei anche favorevole ad una contrapposizione resistente, ad esempio.
Una cosa è certa. Non vogliamo l’ideologizzazione del movimento. Dobbiamo rappresentare gay, lesbiche, trans, queer ecc. che, elezioni hanno dimostrato, non sono tutti della sinistra antagonista.
Noi dovremmo rappresentare i bisogni della gente, non le loro teste pensanti in politica, sebbene non mi sfugga che la collocazione a destra, in Italia, di un gay o di una trans o di una lesbica, comporti un forte conflitto fra interessi personali e generali.
Non siamo apolitici ma apartitici e soprattutto cercheremo di non far pesare le nostre idee politiche, imponendole come un marchio, al pride. Affinché chiunque possa sentirsi parte di esso nelle battaglie che tutti condividiamo: diritti civili, laicità dello Stato.
IMHO
Un saluto.
Mirella Izzo / AzioneTransmirella2005
PartecipanteSpiace leggere tante congetture su poche parole ufficiali sul pride genovese. Le cose scritte da De Giorgi sono tante e proverò a rispondere, come presidente di associazione firmataria del breve documento.
Perché Genova? Perché si è candidata e non mi risultano altre candidature a parte la questione del “pride sempre a Roma” di cui dico dopo.
Perché solo Arcigay? Non risulta. Firmatari sono Arcigay, AzioneTrans, Famiglie Arcobaleno, Agedo, tutte ass.ni nazionali. Speriamo presto se ne aggiungano altre. Non tutte? Forse. Accade già da qualche anno. Non è una novità ma una pur triste realtà.
Perchè si legge questo atto come autoritario e non si sono lette come autoritarie le bagarre dei pride 2007-2008? Perché là furono altre associazioni a “imporre” le loro decisioni (per l’unità del movimento) cambiando in corsa Bologna con Roma per quell’anno e per fare insieme Bologna l’anno successivo per poi vedere Roma anticipare l’anno successivo il proprio Pride rispetto al nazionale, per togliergli visibilità? L’unica differenza che vedo è che negli anni precedenti “le mosse” furono di associazioni romane e quelle vicine a Facciamo Breccia.
Perché si continua con i Pride itineranti e non si fanno sempre a Roma? Perché la storia non si fa solo a Roma, perché è una fola quella secondo la quale il Pride dovrebbe farsi nella capitale con la motivazione secondo la quale le sedi governative e parlamentari sono ubicate là e quindi solo a Roma un Pride è forte. Mi permeto di ricordare a De Giorgi una cosa proprio della Genova “provinciale”. Furono le rivolte genovesi a far cadere il governo più odioso della “prima repubblica”, il governo Tambroni. Una manifestazione a Genova fa cadere il Governo a Roma. Vogliamo parlare del risalto nazionale e internazionale del G8 di Genova? Potrei continuare ma evito. Il Romacentrismo piace ai romani, meno ai gay, alle lesbiche ed alle persone trans che sperano prima o poi di vedere un Nazionale nella propria città e/o regione. I Pride si fanno itineranti in Italia per valide ragioni lunghe da elencare. Intanto l’Italia è il paese dei Comuni/Stato. Molte le città importanti, rispetto ad altri paesi europei. Inoltre i Pride itineranti si sono mostrati utili per varie cose: siamo andati a portare la nostra visibilità ed i nostri contenuti in città difficili come Padova e Verona (anche se quest’ultima fu mezza declassata a Pride collaterale), abbiamo parlato alla gente piuttosto che al Palazzo. Gente del nord, del centro del sud. Ed anche le risorse e la “pubblicità” ha favorito l’espansione territoriale delle aggregazioni LGBT. Non mi piace che si voglia fare il Pride sempre a Roma dove le Associazioni più importanti hanno anche settori commerciali forti. Vedrei un conflitto di interessi fra politica e soldi. Se soldi arrivano, giusto che arrivino in tutta Italia e possibilmente proprio nei territori deboli, dove il movimento ha bisogno di una spinta.
Perché non costruire “tutti insieme, nessuno escluso” il Pride? Si è fatto l’anno scorso, ma quando le cose si fanno tutti insieme poi bisogna rispettare gli accordi e non stare dentro il Pride con “una faccia” e con l’altra “stare dentro la contestazione “militare” dell’occupazione del palco. Lo devo dire a De Giorgi che oggi è pressocché impossibile il “tutti insieme, nessuno escluso”? Che già non è accaduto l’anno scorso? Pensi che ovunque fosse stato fatto il Pride, non sarebbe accaduta la stessa cosa dell’anno scorso? Chi vuole il Pride sempre a Roma, chi itinerante…? Contiamoci. La maggioranza vuol anche dire qualcosa o niente più? Roma avrà l’Europride 2011 e ne siamo felici. Un po’ di visibilità al movimento genovese guasta? Guasta forse perché qui le Ass.ni non hanno circuiti commerciali? Perché le ass.ni locali sono di puro volontariato? Perché non ce la faremo ad accollarci tale impegno? Beh, se così fosse, aiutateci invece di criticarci, anzi di ignorarci per criticare Arcigay. Come sempre il Comitato Promotore è delle associazioni sul territorio in primis… ed anche questa è democrazia partecipata e diffusa nel territorio.
E poi, perché non aspettare il documento del Comitato GenovaPride prima di iniziare con le analisi politiche? Magari noi “provinciali” sorprenderemo voi “metropolitani” con programma e metodo democratico di costruzione del Pride.
Sai perfettamente inoltre che le diatribe ci sarebbero state in ogni caso. Se il Pride deve diventare la medaglia d’oro sulla divisa, allora non serve più, è deleterio. Per noi invece avere il Pride sarà occasione per farci conoscere meglio, dare voce ai nostri diritti negati con “lo stile genovese” (chissà che non funzioni. Gli altri stili non hanno dato grandi risultati, come tu stesso dici, coi governi precedenti) e magari far ascoltare anche la voce di una città che si propone. Se poi questo dovesse dar fastidio alle “capitali gay”, Roma in testa, significa che è altrove la voglia di protagonismo a tutti i costi. Credo non sarà così, anzi lo spero. In fin dei conti hai saputo enumerare bene (anche se non completamente) perché Genova è città ideale per un Pride. Auspico che dopo il primo documento (imminente) del comitato GenovaPride, cambierai idea e darai il tuo convinto sostegno all’iniziativa firmata anche da altre Ass.ni, non solo da Arcigay, associazione con la quale, mi sembra, tu stia preparando una polemica pregiudiziale. Queste sono tutte opinioni personali mie. Il Comitato Pride nel suo insieme si farà sentire presto. Siamo piccoli qui e vogliamo fare le cose bene e ci vuole un po’ di tempo. Questo per chiarire che non parlo a nome del GenovaPride ma di AzioneTrans che pure è una delle Ass.ni firmatarie e che aderisce anche territorialmente con Crisalide.
Mirella Izzo
presidente Crisalide Genova / AzioneTrans Nazionalemirella2005
Partecipante@transorgasmo wrote:
una domanda alle trans 😳 ma le trans operate riescono a provare l’orgasmo vero e proprio?
Certo che si! Si calcola che una percentuale pari all’80% delle operate riesce a raggiungere l’orgasmo. Una percentuale paragonabile a quella delle donne nate tali.
Anche le trans non operate ma sotto terapia ormonale (quindi aspermatiche e prive di erezione) raggiungono l’orgasmo con la terapia ormonale.
Certo è che l’inversione ormonale provoca dei cambiamenti nel tipo di orgasmo che si prova. Almeno, posso dirlo in testimonianza diretta, per chi non è operata, ma in terapia ormonale da anni.
Per quanto riguarda l’orgasmo delle operate, invece, mi baso su centinaia di testimonianze raccolte ed anche sulla letteratura medica nei “follow up” eseguiti a distanza di un anno dall’intervento.
Spero di averti dato una risposta esaustiva.
Ciao
Mirella Izzo -
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