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PartecipanteCaro “Disperato (anzi EX!)”, il tuo ultimo intervento è una delle cose più importanti che siano comparse su un forum del genere, e non posso che complimentarmi per la capacità di esprimere con autenticità quello che hai dentro.
E’ la dimostrazione di quanto superficialmente si affronti il tema della personalità sessuale, mascherando in genere con la libertà di espressione degli impulsi e degli orientamenti una forte repressione di emozioni e sentimenti, capaci di sconvolgere qualunque equilibrio psicologico, ben più dell’accettazione di omosessualità e della sua eventuale esternazione.
Molti sono del tutto incapaci di fare una sincera introspezione e pensano che la fonte di tutti i loro problemi sia l’essere gay (più o meno repressi) e non, viceversa, che il loro essere gay sia motivato da problemi che non sono disposti ad affrontare.
Il caso di “Disperato (anzi EX!)”, nel quale tanti, in qualche modo, si possono identificare, mette in evidenza il ruolo dei genitori nella formazione di una corretta identità di genere.
Difficilmente un bambino che assiste al maltrattamento della madre può desiderare di identificarsi col padre, per il quale finisce per maturare un profondo odio, trovando abominevoli molti tratti, atteggiamenti ed esibizioni di virilità, e rifiutandoli in sé come un male e una colpa.
Il bambino può quindi manifestare la sua protesta imitando certi comportamenti della madre, aggravando il distacco dal padre, che avverte il rifiuto del figlio e lo rifiuta a sua volta, emarginandolo come “diverso” da sé.
Vediamo dunque che il baricentro della questione suscitata da “Disperato (anzi EX!)” si sposta dall’attrazione per il suo amico a quella del rapporto con il padre, e al suo desiderio di amore, intimità e comprensione da parte di “rappresentanti” del proprio sesso che possano aiutarlo ad essere se stesso, ad essere un “uomo”.
E’ molto difficile che la sua famiglia possa essere disposta ad accettare di mettersi in discussione.
La madre ha accettato il suo ruolo di moglie sottomessa, forse amando effettivamente il marito, o forse cercando solo di mantenere una facciata di rispettabilità agli occhi della società.
Il padre si sentirà legittimato nel suo comportamento da quest’accettazione e continuerà nell’ostentazione del proprio ruolo di padrone.
Il fatto che “Disperato (anzi EX!)”, che ha passato tutta la vita tra l’incudine e il martello, sia riuscito a mantenere comunque un proprio equilibrio ed autocontrollo è comunque un buon indizio di salute psicologica, che non potrà che migliorare nel momento in cui si distaccherà dalla famiglia.
Questo distacco, prima avviene e meglio è.
“Disperato (anzi EX!)” ha bisogno di accettare, profondamente, che essere uomini non significa essere come suo padre, e dunque avere nei confronti del genitore più compassione che odio, rendendosi conto di come in fondo anche lui è frutto del suo ambiente che con le sue pressioni lo ha portato ad una visione distorta della virilità, come ostentazione di brutalità più che di forza interiore, di sopraffazione più che di unione, di asservimento più che di amore.
Il padre, non si creda, coverà dentro di sé colpa e frustrazione per non riuscire ad essere diverso da quello che è, e per questo va compreso (ma non giustificato).
No, caro “Disperato (anzi EX!)”, essere diversi da tuo padre non significa essere “gay”, ma essere uomini capaci di aprire il proprio mondo interiore e le proprie buone qualità alle persone che sono importanti nella propria vita.
Significa lasciarsi amare per quello che si è ed amare gli altri per quello che sono.
Significa non sentirsi “deboli” sentendosi “buoni”.
Il mio appoggio lo avrai sempre, incondizionatamente.pulp-
Partecipante@disperato (anzi EX!) wrote:
ho attraversato un brutto periodo ma adesso va tutto bene, problemi riguardo la mia sessualità non ho più… ne ho altri che riguarda l’aspetto femiliare, il rapporto padre-figlio che non penso interessi a nessuno.. ed è tra l’altro una cosa molto intima
Interessa eccome! E’ proprio nel rapporto con i genitori che va rintracciata la maggior parte dei problemi relativi all’identità sessuale. I genitori tendono infatti ad avere nei confronti dei figli sentimenti ambivalenti: tipicamente si creano rivalità tra elementi dello stesso sesso e attrazione tra quelli di sesso opposto, che in particolare nel bambino possono determinare forti impulsi di odio e amore (da cui i celebrati complessi di Edipo e di Elettra) con conseguenti gravi sensi di colpa. Se il rapporto di coppia madre-padre è problematico, questi sentimenti possono venire esasperati determinando sui figli delle pressioni fortissime, tali da indurli a un condizionamento della propria personalità, fino alla negazione della stessa identità di genere. Ad esempio, una madre infuriata che trasmette al figlio il messaggio: “Non essere come tuo padre!”, può determinare nel bambino un rifiuto degli elementi rappresentativi del genere maschile in modo da garantirne la “diversità” e compiacere la madre. Questo oltretutto può innescare un conflitto anche grave col padre, che percepisce il figlio come estraneo e alleato della madre, determinando nel bambino una grave insicurezza, non solo affettiva. Se il conflitto non viene in qualche modo risolto, nell’individuo si cronicizza il bisogno di punti di riferimento del proprio sesso, del loro appoggio, della loro fiducia, della loro intimità. E’ facile che questi desideri possano diventare di attrazione omosessuale anche molto forte, nell’età in cui alla sessualità di identificazione si aggiunge quella di riproduzione.
Chiarito, per quanto sommariamente, questo aspetto, l’omosessualità non è una malattia da cui si guarisce, o un incidente che si può superare, ma un aspetto della propria personalità, che in genere coesiste tranquillamente, e spesso inconsciamente, con l’eterosessualità, ma a volte esige espressione fino a condizionare totalmente gli interessi sessuali e la vita dell’individuo. Se questo avviene, è del tutto inutile cercare di negarlo a se stessi per ragioni di opportunismo sociale, credenze religiose, principi morali e quant’altro. Se c’è un bisogno va in qualche modo soddisfatto, anche se questa soddisfazione può avvenire in molti modi, dopo aver rintracciato le effettive cause del bisogno.
Tornando alla questione suscitata da “disperato (anzi EX!)”, il fatto che l’essersi confrontato con altre persone con problemi simili ai suoi abbia alleviato il suo senso di emarginazione e sofferenza, distraendolo dall’interesse per il suo amico e forse sostituendolo con quello per altri interlocutori, non significa che il “pericolo gay” sia stato archiviato e che lui possa continuare a fare la sua vita normalmente, magari accentuando atteggiamenti omofobi di facciata per dissipare ogni dubbio all’interno dell’ambiente retrivo in cui vive. La sofferenza che ha provato deve dargli una forte motivazione a cambiare comunque la propria situazione (analizzando in particolare il rapporto col padre e cercando di conquistarsi una propria indipendenza), anche rendendosi conto che i suoi problemi potrebbero essere comuni a molti suoi amici e familiari, primo fra tutti quell’amico “speciale”, che forse si aspettava un appoggio e qualche ammissione in più, almeno nell’intimità del dialogo a quattr’occhi. E’ importante rompere, o comunque incrinare col dubbio, la crosta dell’ipocrisia che soffoca la libertà di espressione di ciascun individuo. Ognuno può fare la sua parte, rinunciando alle menzogne di comodo (come la negazione assoluta di aver mai avuto impulsi omosessuali) e guadagnandosi il rispetto non solo della collettività, ma anche e soprattutto di se stesso.pulp-
PartecipanteIl consiglio che si può dare a TiAmoPatatonzo è quello di non temere di perdere l’amico solo perché sta attraversando una fase di coinvolgimento passionale. Sono fasi che durano per un certo periodo, in cui è bene evitare qualunque presa di posizione perché ci si sente trascurati: è comprensibile che si detesti la responsabile di questa situazione, ma la manifestazione di antipatia nei suoi confronti può avere solo l’effetto di allontanare, a volte irrimediabilmente, l’amico. E’ bene dunque sforzarsi di trovare aspetti positivi in questa ragazza e cercare di fare amicizia anche con lei, parlandone bene il più possibile in presenza dell’amico, appoggiandolo nelle sue scelte e dando prova di essere sincero nelle proprie intenzioni.
Mi sembra di capire però che, nonostante dica di essere consapevole di poterlo avere solo come amico, in realtà speri in un legame che vada al di là della semplice amicizia. In questo caso sarebbe opportuno che TiAmoPatatonzo rivolgesse le proprie attenzioni anche ad altri, evitando di concentrarsi troppo su un rapporto che invece dev’essere libero e disinteressato, per evitare conflitti e malessere che potrebbero minarlo fino ad estinguerlo.
Pazienza per ora, dunque, TiAmoPatatonzo: l’amico non lo perderai se gli saprai offrire la sicurezza della tua amicizia sempre e comunque.
Col passare del tempo questi rapporti possono cementarsi e diventare bellissimi e gratificanti pure senza sesso (anche se non si può mai dire…).
Però, certo, è meglio guardarsi intorno e trovare maggiori possibilità di esprimere completamente i propri sentimenti, anche solo per alleggerire quest’amicizia dalle pressioni, purtroppo inevitabili in un rapporto sbilanciato. Ma attenzione: il geloso potrebbe diventare lui 😉pulp-
PartecipanteScusate, ma nel mio intervento di poco fa è comparso solo il nick “Ospite”.
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