Sono capitato qui per caso e sono rimasto sorpreso dalla risposta di Rivas, che condivido pienamente. Io ho vissuto una storia analoga, clandestinità, il mio migliore amico (meno equivoco del tuo, che secondo me fa un pò il furbetto…) di cui ero perso, qualche contatto poco chiaro, chat, siti, un locale (esperienza terrificante a Milano).
Beh, tutto si è sistemato quando ho ammesso che ero gay, quando ho iniziato a non vergognarmi di avere vicino un ragazzo e ho iniziato a cercare qualcuno nei posti normali (ad esempio al lavoro, dove poi ho trovato un meraviglioso e anche bellissimo ragazzo).
Secondo me si confonde essere dichiarati con sbandierare ai 4 venti di essere gay. Essere dichiarati vuol dire non nascondere di esserlo, non richiede di mettere in piazza che si è gay ad ogni occasione di conversazione.
E’ vero quanto dice Rivas: c’è un velo sottile di tristezza che poi si dissolve, da quel momento in poi inizi a vivere con serenità e gioia quello che viene dalle relazioni. Anche capire che magari hai davanti qualcuno più confuso di te, o qualcuno che indipendentemente dall’essere gay è da lasciar stare (vedi bisex altalenanti a 30 anni, amici che appena hanno voglia ti toccano-appena gli passa non ti toccherebbero mai e simili), sono persone che non potranno darti molto.
Cambia strada, guardati intorno, ci sono un sacco di ragazzi normali gay in giro. Io il mio l’ho trovato al lavoro, e ora ci convivo da più di un anno senza problemi.
Tra l’altro, tu hai vent’anni, io ho iniziato a vivere l’essere gay a 30: posso garantirti che il mondo gay non è molto “tenero” con un 30-enne alle prime armi 🙂 anche se di bell’aspetto fai sempre la figura dello sfigato o del povero illuso.
Infatti è vero che molti gay hanno una visione pessimistica della possibilità di avere delle storie positive, è la visione di chi è triste per partito preso, di molti ragazzi che si spacciano per “gente di mondo”, disillusi e “tanto è così che vanno le cose cocco”. Beh, di solito sono sfigati e basta, lascia perdere 🙂
In bocca al lupo !