Che significa esattamente l’affermazione, anche se dubitativa “sono sbagliato io?”
Caro S, qui siamo al cuore di una domanda che non può rimandare che a te stesso. Non c’è risposta, e non ci potrebbe essere nemmeno a volerla a tutti i costi. Il vuoto di risposte appoggia su varie questioni, tento di esprimertene alcune.
Il soggetto( io tu loro voi ecc) non ha una consistenza data una volta per tutte, non è una cosa, non è un dato stabile offerto all’esistenza definitivamente, la soggettività è sempre un essere altrove provenendo da altrove, un’oscillazione inafferrabile che si realizza solo in un progetto.
Questo può accadere soltanto quando si smette di vivere in maniera inautentica, allo sbando in un mare di chiacchere dove l’individualità si perde come nelle mode dell’ultimo momento. Il progetto è un essere da sempre in oscillazione, senza riferimenti interni di adeguatezza o errore. E’ vivere sentendo di essere parte di un Tutto avvolgente sul quale aprirsi. Frasi come “il si dice, si fa, si pensa, ci si infratta”, non hanno come attori nessuna individualità autentica ma solo delle marionette guidate da un pessimo senso comune. Perché si infrattano dunque? E perché cercano un terzo che li possa salvare dal reciproco anonimato? Credo di aver già risposto. Lo fanno perché nessuno di loro è abbastanza autentico, oltre quindi la categoria di buono/cattivo, da poter riconoscere l’altro davanti a sé senza bisogno della fantasia realizzata di un terzo. Nemmeno credo che sia questo il loro progetto, se no avresti ricordato qualcosa di più del loro penare in un bosco. l’unica cosa data una volta per tutte è il loro culetto, ma a ben guardare anche quello si può progettare in una palestra. Ti auguro un’esistenza senza giustezze ed errori, ma con l’unica certezza che ogni progetto è destinato a restare infinito e vitale. Gioia a te V