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ada100
PartecipanteSono d’accordo con l’ultimo commento che parla del fattore numerico: i gay sono una minoranza, anche piuttosto piccola (se consideriamo solo i gay “totali” — i bisessuali in genere se riescono preferiscono far famiglia con una donna, almeno questo è ciò che ho sempre osservato anche nella pratica clinica).
Secondo alcuni dati americani recenti, gli omosessuali sarebbero meno del 5% della popolazione negli USA (meno quindi di quanto stimato da negli anni ’40 da Alfred Kinsey, che proponeva il 10%)
E’ evidente che questo ci rende molto più difficile trovare una persona adatta a noi.
Il calo del desiderio è un altro aspetto che mi piacerebbe capire meglio. Ho sempre osservato un calo del desiderio più marcato tra i gay (maschi, almeno) che tra gli etero. Credo che i maschi gay diano una tale importanza al sesso che, quando cala, vivono il calo come una tragedia. Ma potrebbero esserci sotto altri fattori. Sarei curioso di avere l’opinione di altri su questo.
ada100
Partecipante..Fare riferimenti precisi a culture remote come quella greca antica credo sia piuttosto difficile, così come non credo sia possibile parlare genericamente di una “famiglia cristiana” (pensate ci sia continuità tra il… che ne so, medioevo e oggi, nella concezione della famiglia e nel modo in cui si vive in società? il medioevo cristiano è più simile al giappone buddista-shinto medioevale che all’italia del 2013, e la grecia antica era una società remota i cui valori sono totalmente lontani dai nostri)
Guardiamo le cose in modo più terra-terra (ma usando bene il cervello).
Chi vuole avere un partner e magari anche dei figli, perché lo vuole?
Perché desidera affetto, compagnia, in un modo che difficilmente le amicizie riescono a dare. Ho conosciuto e conosco molte famiglie serene (eterosessuali, ahimé). E quando sento qualche amico gay dire che in realtà sono solo un mito e che nessun matrimonio funziona, francamente provo pena per chi lo dice: sta solo autoconvincendosi che tutti sono sfortunati per sentirsi meno sfortunato. E’ evidente che, a fronte di molti matrimoni che non funzionano, ce ne sono tanti altri che invece funzionano abbastanza bene.
Nella mia esperienza personale le relazioni mi hanno sempre portato quell’affetto e quella compagnia, anche quando erano problematiche, e hanno migliorato la mia vita.
Il fatto che sia così difficile averne è causa di molte sofferenze psicologiche per molti di noi. Analizzare i motivi di queste difficoltà può aiutarci a fare chiarezza.
Prima lo facciamo seriamente, prima forse riusciremo, nel limite del possibile, a migliorare un po’ la situazione.
ada100
PartecipanteCerto, tu metti l’accento completamente sui fattori esogeni, l’omofobia, la repressione psicologica e le terribili conseguenze che questi fattori possono avere.
Il motivo per cui li ho messi un po’ meno in luce nel precedente post è solo perché li ritengo talmente evidenti che non c’è nemmeno bisogno di spiegarli a lungo.
E’ evidentissimo che finché noi gay non ci sentiremo completamente accettati e non li saremo anche dal punto di vista giuridico, avremo molte più difficoltà nelle relazioni tra di noi.
D’altronde, io parlavo di promiscuità e durata breve delle relazioni tra uomini, ma è evidente anche senza analisi statistiche che anche tra le donne omosessuali c’è maggior promiscuità e i rapporti durano meno che nell’ambiente eterosessuale. E non si può dire che in generale la psicologia femminile tenda al sesso facile quanto quella maschile. E’ chiaro che i fattori sociali giocano un ruolo importante.
Ma nelle relazioni tra uomini il tasso di promiscuità è davvero troppo alto, e stento a credere che non ci sia di mezzo anche la natura dei maschi, indipendentemente che siano etero o gay. In un ambiente tutto di uomini il livello della fedeltà temo sia destinato a rimanere basso indipendentemente dalle condizioni sociali. Me lo confermano anche gli amici di paesi nordeuropei. Sono stato in Svezia diverse volte, conosco molti uomini gay svedesi, e so che i loro problemi non sono dissimili dai nostri. Ho abitato diversi anni in Inghilterra, che è anni luce avanti rispetto all’Italia in fatto di diritti, e posso assicurare che l’ambiente gay maschile è identico all’Italia, con relazioni brevi e molti “one-night stands” (guardatevi la versione inglese di “Queer as Folk” per farvi un’idea, rispecchia perfettamente la realtà).
Che la soluzione siano le “coppie aperte” ho molti dubbi. Tutte le “coppie aperte” che ho conosciuto sono fallite nel giro di poco, perché la gelosia è un fenomeno umano e nessuno è felice di pensare che il proprio fidanzato fa sesso in giro con altri.
Tuttavia c’è molto spazio per migliorare, senza dubbio. Noto ad esempio che i miei amici o conoscenti che hanno un livello culturale molto alto tendono ad avere rapporti più lunghi e stabili. Ma diversi di loro hanno comunque sofferto del classico calo del desiderio con conseguente morte della relazione, un fenomeno che non so spiegarmi bene, che non è stato molto studiato e che sembra davvero essere uno dei problemi principali nelle relazioni gay. Sicuramente deriva in parte dal fatto che i maschi gay, abituati a poter fare sesso con molti partner, quando si trovano a farlo ripetutamente con uno solo si annoiano facilmente. E, abituati a dare al sesso un ruolo importantissimo (perché, per ragioni sociali, fino a poco tempo fa avevano solo quello), lo mettono quasi al primo posto tra le priorità. Ma non è tutto, credo ci sia sotto dell’altro.
Su quest’ultimo punto mi piacerebbe riuscire a raccogliere un po’ di dati in modo da capire meglio quale possa esserne l’origine. E’ un problema arcinoto anche tra le coppie eterosessuali, ma sicuramente meno grave (detto nel gergo della strada: tutti i miei amici etero che sono in coppia mi dicono che fanno sesso senza troppi problemi con la loro compagna, mentre la totalità dei miei amici gay che hanno avuto relazioni medio-lunghe mi hanno raccontato di aver smesso di far sesso dopo un po’).
I punti critici sono tanti, e sarebbe meglio tirarli fuori. Vedo invece che il dibattito in questo senso è zero. Comprensibilmente, forse, perché oggi la priorità è conquistare diritti, e dire che le coppie gay hanno problemi potrebbe indebolire la “causa”. Ma almeno tra di noi conviene che ne parliamo di più.
ada100
PartecipanteTi posso consigliare ad esempio il volume “Omosessuali Moderni”, uscito pochi anni fa presso l’editore Il Mulino.
I dati che il testo cita mi sembrano però non del tutto corretti, perché vengono indicati come “relazioni durature” rapporti che durano da… un paio d’anni (quindi rapporti piuttosto brevi). Usando questi parametri sembra che una parte consistente dei gay in Italia abbia relazioni stabili, mentre invece, come notiamo tutti, la stragrande maggioranza o è single o ha relazioni di breve durata.
Purtroppo il “politicamente corretto” oggi impone di dire che i rapporti gay vanno molto bene, quando invece sappiamo tutti che i problemi sono davvero tanti.
ada100
PartecipanteQuella che proponi è una riflessione estremamente importante.
Premetto: sono gay e psicologo, quindi sono coinvolto in prima persona nel tema, ma ho anche un certo distacco legato alla mia professione.
Perché è così difficile per i gay avere relazioni?
Ti do una mia risposta, che si basa sui miei studi di psicologia e sull’esperienza personale mia e dei miei amici (che al 90% sono gay).
In psicologia si distinguono sempre fattori esogeni (= esterni: società, cultura, storia) ed endogeni (= biologia), e li suddivido così per chiarezza.
– Fattori esogeni: l’omofobia che è tuttora forte nella società tende a opprimere le persone omosessuali (anche se spesso non se ne rendono conto), e a limitare al solo sesso (l’unica dimensione solo biologica, non sociale) le loro relazioni. Per fortuna questa forza va diminuendo sempre di più con il passare del tempo. Se verranno approvati i matrimoni gay anche in Italia, è probabile che ciò aiuti le coppie gay a diventare più stabili.
– Fattori endogeni: sono difficili da investigare, ma qualcosa si può dire con molta semplicità. Ad esempio, gli omosessuali maschi, in quanto maschi (non in quanto gay) tendono a essere promiscui (esattamente come i maschi eterosessuali). In un ambiente di soli maschi è inevitabile che il sesso predomini e che il livello di promiscuità sia alto. Le infedeltà sono, immagino, una delle cause principali che portano le relazioni gay a durare poco e a essere difficoltose.
Anche il calo del desiderio sessuale, inevitabile in ogni coppia gay o etero, viene vissuto dalle coppie gay in modo molto più drammatico (di solito quando si smette di far sesso bene ci si lascia – ho visto decine di esempi): anche questo è legato al fatto che il nostro (quello gay maschile) è un ambiente di soli uomini. A me è parso di notare, con le mie esperienze e quelle dei miei amici e pazienti, che nelle coppie gay il calo del desiderio sia molto più marcato che nelle coppie etero.
A me sembra di notare anche che gli uomini gay abbiano meno bisogno di un partner che completi la loro psicologia. Vedo gli amici maschi eterosessuali: hanno spesso un legame quasi di dipendenza materna dalla propria compagna (e viceversa, paterna per la compagna), anche quando sono uomini maturi mentalmente (non “bambinoni”), mentre io non cerco qualcuno che abbia un ruolo genitoriale nei miei confronti, mi sento molto indipendente e completo. Questo può secondo me rendere più difficile un rapporto di coppia.
I figli: i gay non producono figli. I figli possono contribuire a unire la coppia, ma possono anche produrre un effetto contrario. Certamente, in una coppia già serena i figli portano un afflato di vita che unisce la coppia e la rende più forte. A me è sempre mancata molto la dimensione genitoriale. L’adozione potrebbe essere un’alternativa, probabilmente aiuterebbe le coppie gay a sentire che stanno vivendo un progetto che va al di là del solo “me e te”.
Purtroppo, anche nei paesi dove il matrimonio gay è stato introdotto da tempo non si sono prodotte magiche trasformazioni dell’ambiente omosessuale. L’Olanda, che ha le unioni gay da più di un decennio, ha tuttora un ambiente omosessuale molto promiscuo e negli ultimi anni ha visto un calo sensibile delle nuove unioni.
E’ un campo molto difficile, nel quale è difficile dare valutazioni. Certamente la vita di noi omosessuali non è facile nemmeno oggi, è una situazione che condividiamo tutti.
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