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11 Gennaio 2015 alle 12:21 in risposta a: Vittorino Andreoli : La Chiesa non escluda i preti gay! #846456
theguitarist
Partecipante@Anonymous wrote:
Il fatto che Avvenire abbia pubblicato questo articolo di Andreoli è ottima scelta, un gesto di coraggio da parte loro che va riconosciuto. Però non possiamo dimenticare che nella chiesa cattolica romana è purtroppo il magistero che decide il lecito e l’illecito, ma aprire lo spazio del dibattito è sempre una impresa lodevolissima. L’articolo di Marco Politi (giornalista e autore di ‘io prete gay’), comparso su Repubblica di giovedì 8 gennaio, mette già in luce le prime voci di un dibattito che si presenterà certamente caldo.
E’ solo una facciata. Se perfino Andreoli che è ateo è andato ben oltre la morbidezza nel non opporsi alla politica del Vaticano vuol dire che tanto libero di scrivere non è…
10 Gennaio 2015 alle 19:05 in risposta a: Vittorino Andreoli : La Chiesa non escluda i preti gay! #846446theguitarist
Partecipante@bgpv83 wrote:
Quanto dicevo prima non significa però che l’omosessualità possa ridursi a qualcosa di irrilevante. E faccio un esempio. Fino al 1992 il regolamento che normava il Servizio militare di leva, allora obbligatorio, prevedeva l’esclusione dell’omosessuale come persona non idonea al servizio stesso. Questo comma decadde, e ricordo che ci fu una commissione – incaricata di rivedere la faccenda – a cui anch’io partecipai. L’esclusione non poteva più essere motivata su quella base, ma avrebbe potuto essere argomentata in forza delle caratteristiche che sono richieste per quel dato servizio. Appare infatti del tutto legittimo che una forza armata cui sono demandati determinati compiti, scelga – specie oggi che il servizio è volontario – gli aspiranti che lasciano prevedere di saper realizzare, al meglio e senza fatica, il compito richiesto.
Su un piano forse fin troppo pragmatico taluno arriva a dire che un ragionamento simile potrebbe valere anche nelle scelte che la Chiesa deve fare circa il proprio personale. Chi le impedisce infatti di riscontrare che determinate caratteristiche mettono l’aspirante al sacerdozio in particolare difficoltà, e per questo di decidere che l’omosessuale non verrà ammesso? Su una simile base, molto concreta e operativa, avviene in fondo per ogni ricerca di personale, e persino nella selezione dei grandi cervelli da indirizzare ai vari campi del sapere. C’è chi ha una propensione straordinaria per il mondo del digitale, e chi invece fatica moltissimo anche solo avvicinarvisi. Va da sé che il secondo non lo manderei mai in una Sillicon Valley.
Voglio dire che non mi scandalizzo se un’organizzazione, come in fondo è la Chiesa, decide di escludere dal sacerdozio ministeriale l’omosessuale. Date le mie convinzioni, potrei scandalizzarmi se lo ritenesse un malato, ma non certo se essa si dà dei criteri per la selezione del proprio personale.Anche se questo lascia, a mio avviso, aperta la questione sul perché debbano essere per forza escluse oggi dalla vita sacerdotale le persone di orientamento omosessuale.
Riconosco che è un argomento difficile, almeno per me, e – ripeto – ho rispetto per la Chiesa, che in questo campo fa valere un criterio di somma prudenza. Benché qui continuiamo a tenerci lontani da quell’esercizio anomalo della sessualità esercitata senza consenso, e magari su un incapace, e che la legge stessa punisce comunque come abuso e violenza, sia che si tratti di omosessualità che di eterosessualità.
Da Andreoli non me l’aspettavo proprio… s’è comportato non poco da ignavo!
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