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mallory
Partecipante@M.ETTORE wrote:
@Mallory wrote:
Personalmente, da quando mi sono riconosciuto nella mia natura bisessuale, ho potuto ampliare il mio ventaglio di conoscenze, trovando maggior disponibilità al confronto e allo scambio con persone che spaziano i al di fuori dell’orientamento strettamente etero.
Perchè buon gusto e buon senso? perchè fra queste persone ho ritrovato vivo, fiorente e soprattutto sentito lo spirito comunitario che attribuivo oramai solo al passato.
mah secondo me non è questione di sesso. Lo spirito del tempo ti spinge verso scelte individualiste dove non c’è spazio per spirito comunitario o di partecipazione.
Certo l’essere bisex favorisce la possibiltà di trovare comunanza di sentimenti, vicinanza di spiriti non solo nell’altro sesso ma anche, certamente di modo diverso, anche nel proprio sesso.
Quando questo avviene…è bellissimo! sembra impossibile trovare qualcuno che viva, che senta le tue stesse emozioni. A me in questo periodo succede con maschietti, ma questo non esclude nulla, nel passato ho provato emozioni analoghe per persone dell’altro sesso.
Si, certamente non è tutto così definibile e circoscrivibile come si vorrebbe…ma da quello che dici scaturisce un messaggio molto stimolante di non mollare nella ricerca di aperta condivisione…è un bellissimo augurio per tutti !
mallory
Partecipante@ingxx wrote:
Che vuoi che ti si dica Mal…. Forse hai trovato qualcuno che fa uscire le tue qualità che sono meravigliose loro stesse….. solo che nel marasma della vita non vengono messe alla luce.
Bèh, Ing…sei molto lusinghiero, ma ti confesso che è proprio lo stimolo esercitato dalla condivisione con gli altri che a sua volta fa emergere le nostre qualità…certo, la vita e i franchi tiratori che la affollano, non facilitano questo, ma sono fiducioso che a nulla valgano i detrattori quando a scaldarci sono il cuore e la passione.
mallory
Partecipante@Romanone wrote:
Caro Mal, capisco il concetto. Io però non intendevo dire che certi confini siano definiti tanto dalla razionalità castrante, ma dal nostro stesso sperimentare, dal vissuto che ci porta in modo assolutamente naturale a cercare poi una certa stabilità nelle persone che amiamo e con cui vogliamo fare tutto il resto del cammino.
Io ho avuto modo di lasciarmi vivere alle emozioni senza frenarmi ,se non per buon gusto e buon senso, a volte anche tradendo e facendo cose di cui oggi non vado orgoglioso. Ma, dopo tanto sperimentare, ho cominciato ad avvertire l’esigenza di qualcosa di stabile, di affidabile sempre, di non fatuo.E’ un’esigenza e non un’imposizione dettata dal raziocinio.
Ma tu che sei un voluttuoso…hai sicuramente molta più propensione di me
a questo “libertinaggio” 🙂Condivido l’ultima frase di Almadell sulla necessità, ma la rielaboro a modo mio: non come necessità di libertinaggio, ma possibilmente di amare il maschile ed il femminile.Mi suona meglio così.
Ciao dolcezza
Romano
Certo, comprendo e partecipo di questa qualità interiorizzante sibnificativa di essere meta di un percorso che ti ha condotto in ogni dove per cedere poi il testimone secondo “l’esigenza dettata dal raziocinio”.
Io subisco una sorta di processo inverso…ero molto più “raccolto” in gioventù, ora vivo più secondo la modalità che ho già descritto, ma non è tanto questo il punto…è piuttosto nella valenza che attribuisco alla stabilità…tutto quanto ciò di cui siamo circondati è profondamente mutevole,…come dicono i tibetani, impermanente…lo sono anche le nostre emozioni…ciò che può acquistare stabilità è qualcosa di più profondo in noi stessi…un centro…ricordi Battiato? …cerco un centro di gravità permanente…qualunque variabilità esterna non influisce sulla stabilità del nostro centro…le emozioni allora possono essere vissute, quelle “positive” totalmente , senza riserva fino a consumarle fino in fondo per poi essere lasciate scorrere via senza alcun attaccamento residuo…quelle “negative” possono esser affrontate con meno condizionamento paralizzante dovuto alla paura ovvero con più distacco.
Ma come sempre il segreto della comunicazione e dello scambio fra esseri umani sta nella diversità che ci caratterizza gli uni dagli altri, rendendoci, ognuno, un pezzo unico facente parte di un “unicum”, un puzzel nel quale ogni individualità è connessa e complementare alle altre e viceversa…ecco perchè a me capita spesso, pur pensando con presupposti diversi da un’altra persona, di trovarmi in accordo con essa…nel senso che, secondo i presupposti di quella persona, mi trovo concorde…secondo i miei ovviamente no…ma questo non infirma minimamente la possibilità di coesistenza delle due correnti di pensiero.
Buon vento prode Nettuno, è sempre un piacere !
Mal
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