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21 Novembre 2016 alle 13:16 in risposta a: Quando a scuola è il piccolo gay ad essere pestato. #752313
indy_
PartecipanteMontana, questo è un altro discorso, che rientra nel diritto e nella difesa della privacy. E nessuno può interferire con le decisioni e la sensibilità della vittima. Però come posizione generale non si può nemmeno permettere a impuniti di fare violenze o anche solo danni godendo di una sorta di rete di protezione. E alla società di restare indifferente a vedere espressione e crescita dell’omofobia anche perché di episodi di quel genere se ne parlerà poco o niente.
Certo, rimane una contraddizione di fondo, due esigenze difficili da tenere insieme. Forse solo chi ha dietro le spalle (tornando agli adolescenti pestati) una famiglia emancipata, che non considera l’omosessualità una vergogna, e colta, capace quindi di parlare nelle sedi appropriate con forza, proprietà e congnizione di causa, può permettersi di reagire. Triste, anzi insopportabile, ma è così.
[A me, se mi avessero pestato, da ragazzo, mio padre avrebbe dato il resto].21 Novembre 2016 alle 12:55 in risposta a: Quando a scuola è il piccolo gay ad essere pestato. #752311indy_
PartecipanteScusate, SYoung ha posto un problema (apparentemente) semplice semplice, che tuttavia come tutte le cose semplici e chiare va all’osso del problema, e morde. E che si può riassumere così: c’è una censura sull’omosessualità; l’omosessualità è quella cosa di cui, per la mentalità etero dominante, si tende a non parlare, si tende a far finta che non esiste; della quale meno si parla meglio è. Ne possiamo tutti fare esperienza quotidiana. E omofobia non è necessariamente solo ostilità, dileggio, attacchi nei confronti di omosessuali, è anche questa negazione sottile che riduce al silenzio.
Montana, non è questione di «visibilità»: in effetti, della visibilità a me, come persona, e come gay, non me ne importa niente. E’ questione di equità. Un ragazzo gay è discriminato anche quando è pestato, anche quando sanguina – meglio non parlarne troppo. A questo non mi sento di consentire. Solo reagendo ai soprusi e alle violenze, solo diventando ‘attori’ della propria condizione (e questo vale per tutte le minoranze), si riesce a respingere indietro le violenze, spesso vigliacche, di gente che se ne approfitta perché conta sull’omertà e sulla non-reazione di chi è aggredito. Non lo dico (solo) io, lo ho spesso ricordato anche Piergiorgio Paterlini.
Anakreon, hai distinto con acume tutte le determinazioni che rendono un evento più (o meno) capace di suscitare eco, attenzione, eventualmente consenso, oltre che di movere affectus. Ma hai dimenticato il dato fondamentale – l’omosessualità, in sé, e l’omofobia, in sé, come sua ombra negativa. E’ solo o principalmente sull’omosessualità che scattano non solo interdetti, violenze, ma la peggiore negazione: la rete del silenzio, o del ‘se ne parli il meno possibile’. E’ questo il cuore del problema.
Rivas, certo che la legge dell’audience è quella che dici tu. Tuttavia, se ci rifletti bene, anche di Versace si è parlato relativamente poco o comunque molto meno che della Contessa Augusta (per lo stesso discorso che ho fatto sopra). Ma proprio per questo io sono d’accordo con te che se (passando al positivo) Dolce e Gabbana si esponessero pubblicamente e con forza per i Pacs, questo smuoverebbe qualcosa. Ne sono sicuro.
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