Risposte nei forum create
-
AutorePost
-
22 Gennaio 2018 alle 21:34 in risposta a: Padre Avondios ( Ioan Dimitrie Bica ) il nostro mitooooooooo #998485
giovannimaximovich
PartecipanteConcordo con fratello Uomo Saggio in questo appello a nostro comune Amico, cerchiamo stare calmi tutti d’ora in poi. Agitarsi fa male alla salute e tutti hanno scheletri ne l’armadio che da ulteriore riagitarsi di acque potrebbero venire fuori con nuovi grandi dispiaceri per tutti.
21 Gennaio 2018 alle 23:01 in risposta a: Padre Avondios ( Ioan Dimitrie Bica ) il nostro mitooooooooo #998484giovannimaximovich
PartecipanteIn seguito a accuse indegne rivolte a Padre Avondios da personaggi invidiosi (forse ex frequentatori del Lazzaretto) rivolgiamo a Avondios nostri attestati di stima per tutta l’opera fatta in questi anni a favore degli emarginati bisognosi e di senza casa.
Caro Avondios popolo Cristiano di Milano è con te!
😉
19 Gennaio 2018 alle 18:34 in risposta a: Padre Avondios ( Ioan Dimitrie Bica ) il nostro mitooooooooo #998483giovannimaximovich
PartecipanteMESSAGGIO DI NATALE DI SUA SANTITÀ IL PATRIARCA KIRILL DI MOSCA E DI TUTTA LA RUS’
Messaggio di Natale del Patriarca Kirill di Mosca e di tutta la Rus’ agli arcipastori, pastori, diaconi, monaci e a tutti i fedeli figli della Chiesa Ortodossa Russa.
Amati nel Signore, sacratissimi arcipastori, reverendi presbiteri e diaconi, monaci e monache amati da Dio, fratelli e sorelle!
Ora la Santa Chiesa celebra il luminoso e gioioso mistero della nascita, dalla Purissima Vergine Maria, del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.
Il Creatore, amando la sua creazione, si è manifestato nella carne, si è fatto uomo simile a noi in tutto fuorché nel peccato (cfr 1 Tim 3:16, Eb 4,15). Il bambino giace nella mangiatoia di Betlemme. Lo ha fatto per salvare il mondo dal declino spirituale e morale, per liberare gli esseri umani dalla paura della morte. Il Creatore ci offre il dono più grande di tutti: il suo amore divino, la pienezza della vita. In Cristo, diventiamo capaci di trovare la speranza, di vincere la paura, di raggiungere la santità e l’immortalità.
Egli viene nel nostro mondo tormentato dal peccato, per confermare, con la sua nascita, vita, sofferenza, morte in croce e gloriosa risurrezione, una nuova legge, un comandamento nuovo – il comandamento dell’amore. “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13:34), – il Signore ha rivolto queste parole ai suoi discepoli, e attraverso di loro al mondo: a coloro che vivevano a quel tempo, a chi vive ora, e a coloro che vivranno dopo di noi, fino alla fine dei tempi.
Ogni persona è chiamata a rispondere a questo comandamento nelle sue azioni. Proprio come Cristo ci ha mostrato la vera misericordia, la sua illimitata accondiscendenza per i nostri difetti, così anche noi dobbiamo essere persone misericordiose e accondiscendenti. È bene prestare attenzione non solo ai nostri familiari e vicini, anche se c’è bisogno di prendersi cura di loro in primo luogo (cfr 1 Tim 5:8), non solo ai nostri amici e a chi ha le nostre stesse idee, ma anche a chi non ha ancora raggiunto l’unità con Dio. Noi siamo chiamati a imitare l’amore del Salvatore, a pregare per quelli che ci maltrattano e ci opprimono (cfr. Mt 5:44), ad avere sempre nei nostri pensieri il bene di tutte le persone, della Patria e della Chiesa. Ognuno di noi, compiendo opere buone, può cambiare in meglio, almeno in piccola misura, la realtà circostante. Solo allora saremo più forti insieme. L’iniquità infatti non è in grado di vincere l’amore, così come le tenebre non sono in grado di assorbire la luce della vera vita (cfr Gv 1:5).
Nella storia della nostra Patria vi sono molti esempi di come il nostro popolo, ponendo la propria fiducia in Dio, abbia superato le difficoltà, uscendo in modo degno dalle prove più difficili.
Molti di questi eventi li abbiamo ricordati l’anno scorso. Abbiamo celebrato il 400° anniversario del superamento del Tempo dei Torbidi, che si è concluso con l’espulsione degli invasori e il ripristino dell’unità nazionale. È stato celebrato anche il 200 ° anniversario della guerra del 1812, durante la quale i nostri antenati combatterono l’invasione delle “dodici lingue” – l’enorme esercito raccolto da Napoleone in tutta l’Europa conquistata.
Il 2013 segnerà la celebrazione del 1025° anniversario del Battesimo della Rus’ sotto il santo grande principe Vladimir. L’adozione della fede ortodossa è stata l’inizio di una nuova era nella vita del nostro popolo. La luce della verità di Cristo, allora rifulsa sulle colline benedette di Kiev, ancora oggi illumina il cuore degli abitanti dei paesi della storica Rus’, guidandoci sul cammino delle buone azioni.
Riassumendo i risultati dello scorso anno, eleviamo grazie a Dio sia per la sua grande e ricca misericordia, sia per il dolore che ci ha permesso di sopportare. Nel corso della sua storia, la Chiesa non ha conosciuto lunghi periodi di prosperità: a tempi di pace e tranquillità sono immancabilmente seguiti momenti di avversità e di prove. Ma in tutte le circostanze, con le parole e con i fatti, la Chiesa ha proclamato la verità di Dio, e la proclama anche oggi, testimoniando che una società basata sui principi del profitto, del permissivismo, della libertà illimitata, della negligenza della verità eterne, del rifiuto dell’autorità, è moralmente malata ed è minacciata da molti pericoli.
Invito tutti con la pazienza data da Dio, anche alla preghiera per la Madre Chiesa, per il popolo di Dio, per la terra natale. Fate sempre memoria della parola dell’apostolo dei gentili: “Vigilate, state saldi nella fede, comportatevi da uomini, siate forti. Tutto si faccia tra voi nella carità” (1 Cor 16:13-14).
Di cuore mi congratulo con voi per la celebrazione di oggi, e in preghiera chiedo per tutti noi forza fisica e spirituale dal Cristo bambino, in modo che ciascuno di noi possa personalmente testimoniare al mondo che ora è nato il nostro Signore, e che Dio è amore (cfr 1 Gv 4:8). Amìn.+ KIRILL, PATRIARCA DI MOSCA E DI TUTTA LA RUS’Natività di Cristo
Anno 2012/2013
Mosca12 Gennaio 2018 alle 15:08 in risposta a: Padre Avondios ( Ioan Dimitrie Bica ) il nostro mitooooooooo #998495giovannimaximovich
PartecipanteAltre risorse utili:
http://www.gayorthodox.com/Baci a tutt* e saluto in Cristo
12 Gennaio 2018 alle 15:01 in risposta a: Padre Avondios ( Ioan Dimitrie Bica ) il nostro mitooooooooo #998494giovannimaximovich
PartecipanteOnore a mitico Padre Avondios!!!

Sito web importante per rifletterci insieme:
http://www.eskimo.com/~nickz/axios.html
8) 😉
12 Gennaio 2018 alle 14:51 in risposta a: Padre Avondios ( Ioan Dimitrie Bica ) il nostro mitooooooooo #998493giovannimaximovich
PartecipanteBasta ipocrisia, la storia dell’Ortodossia Santa è sempre stata piena di Santi Omosessuali come i Martiri Sergio y Bacco: serve una nuova generazione di presbiteri che svecchiano i Patriarcati e questa generazione sta arrivando!Primavera Ortodossa!
12 Gennaio 2018 alle 14:40 in risposta a: Padre Avondios ( Ioan Dimitrie Bica ) il nostro mitooooooooo #998490giovannimaximovich
PartecipanteQuesta bellissima immagine da INCORNICIARE:
http://austereinsomniac.info/blog/2012/6/13/boy-or-girl.html
Due ragazzi si baciano sotto bandiera imperiale czarista molto usata da ortodossi in Moldavia e Russian Federation:gay significa tradizione e ortodossia!!!
12 Gennaio 2018 alle 13:45 in risposta a: Padre Avondios ( Ioan Dimitrie Bica ) il nostro mitooooooooo #998489giovannimaximovich
PartecipanteIn Ortodox Church matrimonio gay c’è SEMPRE stato solo era mascherato sotto rito religioso di “fratellanza” o “sorellanza” e questo rito negli ultimi due secoli è stato in parte nascosto da re reazionari e da regimi comunisti che controllavano Chiese.Ma adesso che noi da Lazzaretto stiamo entrando a Mosca cambieremo tutto da dentro!Avondios Patriarca prima o poi!!!Bacio a chi è già venuto a trovarci dopo questo msg
de la http://it.wikipedia.org/wiki/Adelphopoiesis
Il rito della chiesa ortodossa mediante il quale due persone si univano in una “fratellanza spirituale” era appunto l’adelphopoiesis (‘affratellamento’, slav. pobratimstwo o anche posestrinstwo, ‘assorellamento’). Già nel 1914 Pavel Florenski ha strutturato gli elementi liturgici centrali di questo rito come segue:[3]
I futuri fratelli (o sorelle o fratello e sorella) si posizionano in chiesa davanti all’altare sul quale giacciono la croce e il vangelo; il più anziano dei due sta a destra, il più giovane a sinistra;
Vengono recitate preghiere e litanie che chiedono che i due vengano uniti in amore e che si ricordino degli esempi di amicizia trovati nella storia della chiesa;
I due vengono legati l’uno all’altro con una cintura e pongono le mani sul vangelo; ognuno di loro riceve una candela;
Vengono letti ad alta voce i versi (1 Cor 12,27 – 13,8) (Inno all’amore di S. Paolo) e (Gv 17,18 – 26) (Gesù parla dell’essere uno);
Vengono lette ad alta voce ulteriori preghiere come al punto 2;
Viene letto ad alta voce il Padre Nostro;
I futuri fratelli ricevono i doni consacrati in precedenza offerti nella stessa ciotola;
Vengono condotti intorno all’altare, mentre si tengono per mano e i fedeli cantano il seguente tropario: “Signore, guarda dall’alto dei Cieli e vedi”;
I due si scambiano alcuni baci;
I fedeli: Ecco, quant’è buono, e quant’è piacevole, che fratelli dimorino insieme! (Sal 133,1)
Una delle preghiere che venivano recitata durante questa cerimonia in traduzione italiana farebbe così:
“Nostro Dio onnipotente, Tu che esistevi già prima del tempo e per tutti i secoli esisterai, Tu che ti sei degnato di far visita all’umanità attraverso il grembo della Vergine Maria Madre di Dio, manda il tuo santo angelo su questi tuoi servitori [nome] e [nome], che possano amarsi l’un l’altro così come si sono amati i tuoi santi apostoli Pietro e Paolo, Andrea e Giacobbe, Giovanni e Tommaso, Giacobbe, Filippo, Matteo, Simone, Taddeo, Mattia e i santi martiri Sergio e Bacco come anche Cosma e Damiano: non con amore carnale, ma con la fede e l’amore dello Spirito Santo. Che possano rimanere in questo amore ogni giorno della loro vita. Per Gesù Cristo Nostro Signore. Amen.”4 Gennaio 2018 alle 1:14 in risposta a: Padre Avondios ( Ioan Dimitrie Bica ) il nostro mitooooooooo #998488giovannimaximovich
PartecipanteDal Lazzaretto al Cremlino sta arrivando la Primavera Ortodossa!!! 😆
4 Gennaio 2018 alle 0:35 in risposta a: Padre Avondios ( Ioan Dimitrie Bica ) il nostro mitooooooooo #998487giovannimaximovich
PartecipanteRev Ioan Dimitrie Bica ora è in Mesopotamia dopo essere stato in Libero Stato di Israele (unica nazione medio oriente dove libertà è vera per gay): speriamo che il vento di primavera araba soffia anche verso nord verso quella Russia (ma in realtà ancora URSS) dove persecuzione per gay è normale. Quando entreremo nel Patriarcato lo cambieremo e attraverso esso cambieremo anche la Russia: solo questione di tempo! Ecco in regalo per voi amici gay eterortodossi bellisima voce angelica di Avondios:
Altro che Freddy Mercury 😉
29 Dicembre 2017 alle 2:07 in risposta a: Padre Avondios ( Ioan Dimitrie Bica ) il nostro mitooooooooo #998501giovannimaximovich
PartecipanteEcco il testo tradotto da amico aspirante anche lui diacono della preghiera punk (non proprio canonica ma bellissima) costata due anni di carcere a 3 mitiche componenti del gruppo punk Pussy Riot, che l’hanno cantato sull’altare della meravigliosa cattedrale moscovita di Cristo Salvatore.
Santa Maria, Vergine, liberaci da Putin! Liberaci! Liberaci da Putin! Abito nero, spalline dorate, tutti i parrocchiani strisciano e si inchinano, il fantasma della libertà è in paradiso l’orgoglio omosessuale in Siberia in catene.Il capo del KGB è il loro santo principale manda i dimostranti in prigione sotto scorta per non offendere il Santo le donne devono partorire e amare.Santa merda, merda, merda del Signore! Santa merda, merda, merda del Signore! Santa Maria, Vergine, diventa femminista diventa femminista, diventa femminista.La Chiesa loda i dittatori marci la processione di limousine nere dei portatori della croce a scuola incontrerai un insegnante -predicatore va in aula – portagli soldi! Il Patriarca Gundyaev crede in Putin troia, faresti meglio a credere in Dio la cintura della Vergine non sostituisce le manifestazione di massa in protesta, insieme alla nostra Maria Sempre Vergine Santa Maria, Vergine, liberaci da Putin Liberaci! Liberaci Putin!
27 Dicembre 2017 alle 22:02 in risposta a: Padre Avondios ( Ioan Dimitrie Bica ) il nostro mitooooooooo #998503giovannimaximovich
Partecipante@soledamore wrote:
Grazie per bella citazione da youtube.Bellissima predica del Padre per Pasqua ma anche l’ultima che ha fatto e in generale quando dice alle donne di non “mettersi la terra in faccia” cè da morire da ridere!La Matropolia del vecchio tedesco è roba del passato,il futuro è Mosca che cambieremo una volta entrati in comunione.
27 Dicembre 2017 alle 21:46 in risposta a: Padre Avondios ( Ioan Dimitrie Bica ) il nostro mitooooooooo #998502giovannimaximovich
Partecipante@soledamore wrote:
L’intervista a Ioan Dmitrie Bica, alias padre Avondios, risale al 2007. Nel frattempo sono successe altre cose, come questo atto di diffida nei confronti dello stesso padre Avondios, a tutela di monsignor Mapelli, a sua volta gay dichiarato, ex insegnante di religione cattolica che confessò al cardinal Martini il suo orientamento e che venne poi licenziato.
Dopo il licenziamento deve essere entrato nella Chiesa Cristiana Antica, di rito ortodosso (ma attenzione, si tratta della Chiesa Ortodossa Autonoma dell’Europa Occidentale e delle Americhe) e ed è da vescovo di questa chiesa ad essere messo in stato di fermo dalla polizia italiana e da quella vaticana dopo la partecipazione al pride di Roma del 2008.
Ciao Soledamore:senza fallo non cè orgasmo?Vero! 😆 😉
Tante cose succedono si,ma la sostanza no cambia e sai bene.
A 2007 Avondios non era ancora Milano,adesso ha preso in mano la situazione e tutto sta cambiando meravigliosamente.Vecchio episcopo tedesco con idee antiquate è messo a riposo e Avondios sta realizzando nuova unità con Patriarcato di Mosca che per colpa del tedesco legato a vecchie idee antiche era stata rotta da decenni.In questo modo inizieremo a influenzare al cambiamento anche i vecchi Patriarchi a cominciare da Mosca ancora legati a vecchie mentalità come il tedesco che cera qui da noi.Prossimo passo fondamentale tornare in comunione anche con Padre Mapelli,altro mitico Pastore su cui andrebbe aperto discussione a parte.
Da via San Gregorio come dicevamo domenica sta per partire “primavera ortodossa” che cambierà le cose in tutto est Europa.Dateci fede!Siamo sempre aperai dalle 10 alle 20 da lunedi al venerdi . Venerdi seara alle 21 santa messa e domenica alle 10 di mattina27 Dicembre 2017 alle 15:24 in risposta a: Padre Avondios ( Ioan Dimitrie Bica ) il nostro mitooooooooo #998499giovannimaximovich
PartecipanteIoan Dimitrie Bica ( a Milano noto meglio come Padre Avondios ) è un’persona straordinaria nonostante le persecuzioni che ha subito e sta portando adesso grandissimi cambiamenti nella Chiesa Ortodossa qui a Milano e non solo!Prima di lui a Chiesa San Nicola e Ambrogio cera un vecchio episcopo tedesco con idee antiche e sorpassate ma ora cè Avondios!Spero che anche nella Chiesa Romana incominciano a avere persone come Lui!Preghiamo la Santa Matrona di Mosca perchè anche il cosidetto “papa” (che poi Pietro a Roma non c’è mai stato o c’è stato per uno mese!)dia libertà ai presbiteri gay!
27 Dicembre 2017 alle 14:28 in risposta a: Padre Avondios ( Ioan Dimitrie Bica ) il nostro mitooooooooo #998497giovannimaximovich
PartecipanteMITICO AVONDIOS !!! 😀 😀 😀
Storie. Un difficile «coming out» nell’Europa dell’est
«Io, prete e gay in fuga dalla Romania»
di Cinzia Gubbini (il manifesto, 18.06.2006)
Dimitri Bica è arrivato a maggio in Italia per chiedere asilo politico. Era padre superiore di un monastero rumeno e ha pubblicamente dichiarato di essere omosessuale. «Nel mio paese mi perseguitano»
Il suo passato è racchiuso in un borsone di tela nero. E per quanto riguarda il suo futuro, beh, per ora non va molto più in là dei prossimi tre mesi estivi: animatore in un villaggio turistico a Pescara. Tutto è sospeso, finché la Commissione per il riconoscimento dello status di rifugiato di Crotone non valuterà la sua storia. Dimitri Bica aspetta, ma intanto progetta. Ha un’idea fissa in testa: continuare qui in Italia la battaglia che ha dovuto abbandonare in Romania.
A vederlo in faccia, Dimitri, non si direbbe proprio che è un ex prete ortodosso. Alto, atletico, capello curatissimo e sguardo profondo. A testimoniare la sua fede ancora salda, l’inseparabile croce al collo. Eppure di lui è stato detto che è il satana e l’anticristo. Dimitri, è il primo prete rumeno ad aver dichiarato pubblicamente di essere gay. Lo ha fatto nel 2002 dai microfoni di una tv nazionale, quando aveva già abbandonato le vesti da un anno, terremotando il sistema dei media che per un po’ di tempo se lo sono conteso. Primo caso pubblico e «piccante» di «coming out» in una società, quella rumena, che ancora oggi vive l’omosessualità come un tabù insuperabile, come un pericoloso veleno che può infettare lo status della famiglia tradizionale. La Chiesa ortodossa nella guerra contro gli omosessuali è in prima fila. Per questo ci tiene a precisare che non è tanto corretto dire che Dimitri è il primo prete ortodosso dei paesi del sud-est europeo ad aver dichiarato le sue preferenze sessuali. In fondo, prete non era più. Ma c’è poco da fare: è proprio il suo passato ad aver reso la sua storia così famosa in Romania, e ad aver spaccato l’opinione pubblica. E d’altronde, la sua decisione di uscire dal seno della Chiesa nasce proprio da un casus belli politico legato ai diritti degli omosessuali.
Dimitri lascia il convento
«E’ successo nel 2001», racconta Dimitri, che fino a pochi giorni fa era a Roma per cercare un lavoro. «Da diverso tempo attraversavo una crisi personale. Ma a convincermi che non potevo continuare a fare il prete è stata una busta. Era grande, gialla e arrivava dal Patriarcato». Quella busta conteneva un serie di fogli accompagnati da una lettera in cui il Patriarcato chiedeva ai sacerdoti di raccogliere firme tra i fedeli contro la «legge 200» che era in discussione in parlamento. La legge, poi approvata tra infuocate polemiche, doveva abolire l’articolo 200 del codice penale che prevedeva ancora il carcere per il reato di sodomia. Riformarlo era tra le condizioni necessarie perché la Romania avesse le carte in regola per candidarsi all’ingresso nell’Unione europea. «Ecco, raccogliere le firme tra i miei parrocchiani mi sembrava proprio troppo. Non ce la facevo. E poi mi sembrava assurdo e ingiusto che la Chiesa facesse politica in modo così sfacciato. Per che cosa? Per mandare in galera chi ha una relazione omosessuale? I gay non sono forse figli di Dio?».
All’epoca Dimitri, seppur giovane, è un prete in carriera: padre superiore del monastero Poiana Marului, nella provincia di Caras. E’ un giovane sacerdote dinamico, in quegli anni fa anche costruire una chiesa la cui foto appare in alcuni giornali rumeni che hanno parlato della sua storia. «Diciamo che l’ho costruita con le mie mani», dice ancora orgoglioso. Comunque, decide di abbandonare la sua esperienza spirituale, e va dal vescovo a rassegnare le sue dimissioni. «Ma non ho spiegato le vere ragioni per cui me ne volevo andare. La situazione era difficile». Il vescovo gli dice che probabilmente è stanco, gli consiglia di prendersi qualche settimana di riposo, di andare dalla madre a schiarirsi le idee. Lui lo fa, e si schiarisce le idee tanto bene da decidere che in monastero non ha più intenzione di tornare e che, anzi, deve fare qualcosa di più per denunciare l’atteggiamento della Chiesa.
Scoppia lo scandalo
Così, decide di montare un caso mediatico. Trova un contatto con la giornalista della tv nazionale Madalin Ionescu, che conduce la trasmissione «Miezul Problemei» («Il Punto sul problema») e lancia la bomba. Non soltanto dichiara di essere gay, ma annuncia di avere un’audiocassetta in cui un giovane seminarista racconta di essere stato violentato da un vicario episcopale. «La Chiesa ortodossa è ipocrita – denuncia in quella trasmissione Dimitri – perché devo tacere? Sono molti i preti omosessuali, mentre le alte sfere conducono un’ingiusta battaglia contro i gay». L’audiocassetta non viene mandata in onda, ma la conduttrice si fa garante del fatto che esiste, e che è in suo possesso. Apriti cielo. Dalle pagine del quotidiano rumeno Jurnalul il portavoce del Patriarcato, Costantin Stoica dice a chiare lettere che Dimitri Bica «è passibile di un’accusa per calunnia». E sul problema dell’omosessualità non va per il sottile: «Dal punto di vista della Chiesa ortodossa, l’omosessualità è un peccato».
Per l’ex prete inizia un calvario. Lui denuncia la Chiesa di averlo perseguitato, anche se non può fare accuse precise: nessuno gli mandato lettere di minacce firmate. Ma di telefonate anonime, quelle tante: «Mi dicevano di stare attento dove mettevo i piedi, e di guardarmi alle spalle. I miei amici mi riferivano che alcuni sacerdoti, durante le prediche, dicevano che io ero pagato dall’Unione europea per mettere in crisi i valori della società rumena».
«Rinchiuso in un monastero»
Per questo decide di venire in Italia. In quei mesi c’è la sanatoria della Bossi-Fini, lui riesce a ottenere un permesso di soggiorno e per un po’ lavora in un supermercato vicino a Brescia. Ma non ha perso tutti i contati con la sua Chiesa, e nel 2004 il vescovo gli manda a dire che se vuole può tornare, provare a rimettersi sulla retta via. Lui decide di provare. «Non lo avessi mai fatto. Per tre mesi mi hanno spedito in un convento in montagna. Dovevo solo pregare, pregare, per lavare le mie colpe. Potevo mangiare solo una volta al giorno, e niente carne e niente uova. Stavo malissimo. Dicevano che dovevo guarire, e che con la preghiera sarei guarito. Io lo facevo, ma non succedeva niente».
D’altronde l’esperienza ecclesiastica di Dimitri è cominciata proprio così: è diventato prete perché gli avevano spiegato che la sua attrazione per lo stesso sesso era una malattia dell’anima, che poteva essere curata solo grazie alla preghiera. «Avevo quindici anni – ricorda oggi – e mi ero iscritto al liceo artistico di Timisoara. Volevo diventare un pittore. Ma mi accorgevo che non ero come tutti gli altri: le donne non mi interessavano. Invece, mi piacevano i ragazzi. Così, andai a confessarmi da un prete – continua – e lui mi consigliò di entrare in seminario. Così sono diventato un sacerdote».
Dopo l’esperienza della «clausura», per Dimitri è chiaro che la sua casa non è la Chiesa ortodossa, e che nella vita vuole lottare per il riconoscimento dei diritti degli omosessuali. «Io faccio parte della giovane generazione rumena che vuole cambiare il proprio paese. Che vuole vivere in democrazia e nel rispetto di tutti», spiega oggi.
Continua a frequentare le trasmissioni tv, dalla rivista Switch lancia al governo e al parlamento la proposta di approvare i Pacs anche in Romania. Ma continua anche a battere sull’«ipocrisia della Chiesa». Questa volta entra in rotta di collisione niente meno che con i monaci ortodossi greci che vivono nel «sacro» monte Athos, quello dove le donne non possono mettere piede dall’XI secolo. «Durante il mio periodo di riavvicinamento alla Chiesa – racconta Bica – andammo in pellegrinaggio al monte Athos. Lì ho visto delle cose molto strane. Per esempio: dei giovani che, chiaramente, non erano pellegrini. Erano vestiti molto alla moda, giravano in auto, secondo me erano omosessuali. Per la verità molta gente, durante il pellegrinaggio, me lo ha confermato. Ma sono solo mie supposizioni. Dunque, quando sono tornato, durante una trasmissione televisiva ho soltanto chiesto: che ci facevano quei giovani al monte Athos?». Apriti cielo due. Sono di nuovo polemiche e polemiche sui giornali. Su alcuni Forum internet, ad esempio lo Schitul Darvari si leggono interventi inquietanti, tipo: «Sono convinto che questo Dimitri è pagato per fare del male alla Chies ortodossa» e un altro «Forse dovremmo passare a qualcosa di pratico». La Romania comincia ad essere davvero troppo piccola per uno come lui: «Hanno iniziato a chiudermi tutte le porte in faccia. Impossibile trovare un lavoro, persino come cameriere in una pizzeria. Avevo lo stigma di essere sodomita». Non è difficile crederlo se si pensa, che proprio a inizio giugno, il Gay Pride ha sfilato per le strade di Bucarest. Risultato: 50 arresti e 50 feriti, con gruppi di preti ortodossi che lanciavano uova marce.
«Corto circuito» con Pizzo Calabro
Per Dimitri, insomma, si mette male. Fino a che, girando su internet non entra in contatto con un italiano, che decide di dargli una mano. L’ex prete è convinto che si sia trattato di «un segno del cielo». L’italiano è Francesco De Maria Feroleto, assessore alle Pari Opportunità di Pizzo Calabro. Nel suo comune Feroleto ha fatto approvare le unioni civili, valide anche per persone dello stesso sesso «prima di Zapatero», come ama ricordare. «Ho incontrato Dimitri su internet – racconta l’assessore – parlava della sua storia, dice va di temere per la sua vita. Che aveva paura di uscire, anche in compagnia. Così gli ho detto che, se riusciva ad arrivare in Italia, gli avrei dato una mano. E’ arrivato il 5 maggio e io l’ho aiutato a mettersi in contato con la questura e con la Commissione per lo status di rifugiato di Crotone». Ora Dimitri spera di poter ricevere almeno un permesso di soggiorno per protezione umanitaria: «Vorrei poter vivere qui, libero. Libero soprattutto di poter continuare la mia battaglia. Ho tante idee in testa: per esempio organizzare un Gay Pride di tutti gli omosessuali dei paesi dell’est in Italia. Magari a Roma». Chissà che ne pensa papa Ratzinger.Mercoledì, 21 giugno 2006
-
AutorePost