Gay.it Forum › Forum › Bisessualità › lettera aperta ai gay d’italia tratta dal messaggero
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anonymous.
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12 Luglio 2020 alle 17:45 #744897
anonymous
PartecipanteLettera aperta ai gay d’Italia
Ho l’impressione che verrebbe considerato politicamente non troppo corretto un invito al mondo gay a fare un bell’esame di coscienza. Ma ciò che più conta in un invito è che sia opportuno, cioè che cada al momento giusto, “upon its hour!”, direbbe Shakespeare.
Perché a sentire continuamente definire come “gay” qualsiasi comportamento omoerotico, fosse anche una semplice amicizia tra due persone, cominci a chiedertelo veramente se la parola “gay” non abbia perso pure quel po’ di rivoluzionario che aveva quarantanni fa e non sia invece diventata sinonimo di angustia e limitatezza mentale culturale e sociale. E ci sarebbe veramente da domandarsi se essere e ritenersi gay oggi non incarni piuttosto un’ideologia totalizzante e se a partire da questo fumoso concetto di identità sessuale non si sia costruito tutto un universo fondato su un avvilente, patetico sistema di valori che pretende di interpretare istericamente il mondo in chiave di noi/loro, sia che la parola venga usata dai gay sia che venga usata dai non gay.
“Sono gay!” si sente ad ogni passo questa sorta di miagolio che ti si mette nel cervello. Ma poi, basta che parli con uno di questi fortunatissimi e scopri che oltre il proprio naso non sa guardare. Gli domandi chi è Peter Thatchell e non lo sa o ti dice che è uno stilista; gli chiedi perché partecipa al gay pride e ti risponde che vuole essere libero di amare chi vuole, neanche gli fosse impedito; gli domandi perché partecipa alla marcia mascherato in quel modo e ti spiega che “gay è allegro”.
Ce ne fosse uno che ti dica: per commemorare i tragici fatti di Stonewall, quando nel 1969 a New York la polizia entrò in un bar del Greenwich Village e massacrò dei poveri travestiti. A quel pestaggio, come alcuni sanno, seguirono lunghi e violentissimi scontri tra omosessuali (sostenuti dalla popolazione locale) e forze dell’ordine. Quello fu l’inizio della “liberazione”, e di un mutato atteggiamento dello Stato americano, che almeno a parole mostrò un volto meno omofobo.
Quello fu anche l’inizio dei gay pride, perché la macchina organizzativa della prima marcia, tenutasi un anno dopo, cominciò a essere oliata (se non imburrata) proprio in quei giorni. Detto ciò – e aggiungiamoci anche l’ignoranza di tanti commentatori italiani non gay, che parlano dei gay pride come di pagliacciate – nessuna persona di buon senso oggi saprebbe negare che la cosiddetta visione che i gay propongono della vita, ammesso che ne propongano una, non va molto al di là della conquista di una nuova colalizione di gay lesbiche bisessuali e transgender (GLBT) e di un sempre ultimissimo vello d’oro: un trofeo che la maggioranza non gay è felicissima – guarda caso – di concedere.
E quali sono questi trofei che i gay portano a casa? Provengono da opera di proselitismo. Vedono due cow boy che fanno sesso di nascosto e sono gay; vedono un calciatore che consola un amico e sono entrambi ovviamente gay; vedono Dustin Hoffman che istrionicamente bacia un amico sulla labbra ed è gay; esce l’ultimo film di Filiberti o di Ozpetek sulla famiglia e diventa un film gay pure se gli autori dicono il contrario. Inoltre, organizzano una cena e trovi solo gay, frequentano solo spiagge gay, vedono solo film dichiaratamente gay, hanno i loro festival gay, creano strade gay, organizzano campionati di calcio gay.
Quello che tuttavia non si capisce è perché, se tu lotti per il diritto sacrosanto di curare il tuo partner quando si ammala, per l’eredità, per le tasse e tutte queste cose importanti, vuoi anche per forza che il nero sia nero e il bianco sia bianco? Che ogni maschio che provi un minimo di interesse per un altro maschio, o una donna che provi lo stesso per un’altra donna, si dichiarino gay – una parola tra l’altro bruttissima, che nel suono ha ben poco di virile ma che fa ugualmente scappare tutti.
Per quale ragione a un grande calciatore o a un attore famoso, baciati dal talento, devi dire: ti conviene fare outing? Per gongolarti nella tua idea che il mondo è fatto a scacchi? Se permetti, quello ti risponde con una pernacchia. Spiegami, caro gay, perché una persona famosa, che ha un ego grande come il cielo, deve farsi marcare come un bue o sentirsi dire da te, che vivi nel ghetto, che deve liberarsi.
La questione che voglio sollevare è la seguente: i gay sono una minoranza, volenti o nolenti, e come tale vengono inevitabilmente percepiti dalla maggioranza delle persone, mentre c’è tutto un mondo di omosessuali e bisessuali (che supera in numero quello dei gay dichiarati) a cui le cose, per quanto li riguarda, stanno bene come stanno: preferiscono non etichettarsi e stare con i più, per una svariata serie di ragioni, non ultimo il fatto che per tanti appunto la sessualità non è mai qualcosa di precisamente definito.
I gay, coloro che dicono: “sono gay”, cioè “sono liberato”, questo non l’accettano e se uno non si dichiara, se non fa outing, se non lo dice a sua madre o a suo padre o ai suoi colleghi o a scuola, diventa “un velato”, oppure uno che “non ha risolto la sua sessualità”, che soffre perché non può esprimersi liberamente eccetera. I gay si sforzino pure di ottenere quanto più possono in termini di diritti – anche se in Italia, un paese di non grandi tradizioni in battaglie civili, la vedo dura. Ma rispettino chi nel ghetto non vuole stare perché ha capito che il mondo fuori è più vario e quindi più ricco e interessante.
I migliori film, diciamo così, “gay”, furono prodotti a Hollywood quando di omosessualità non si poteva parlare e veniva perciò raccontata tra le righe, con immagini davvero indimenticabili: ad esempio un certo sguardo tra due uomini o tra due donne, come avveniva anche, in quegli stessi film, per un uomo e una donna non sposati, che non si potevano mostrare a letto insieme perché il codice Hays sulla censura lo vietava.
Non sto dicendo di tornare al passato o di abolire gli spettacoli di drag queen, che sono i miei preferiti (una della più famose drag bitanniche è un uomo sposato con figli che conduce una normale vita eterosessuale) ma non chiamiamo liberazione ciò che non lo è, perché se sei costretto a metterti sulla fronte l’etichetta gay vuol dire che tanto libero non sei. Nei lager nazisti gli omosessuali avevano una stella rosa cucita sulla casacca, così che tutti potessero riconoscerli. Sarebbe forse il caso di dire che l’outing dovrebbero farlo i gay: uscire dal ghetto e ritornare un po’ più anonimi e divertirsi veramente di più in mezzo a persone che non hanno etichette.
Valerio Larena
Roma 10 luglio 201012 Luglio 2020 alle 17:50 #954364anonymous
PartecipanteL’esame di coscienza del gay
Caro Valerio (permettimi di chiamarti caro visto che noi gay usiamo spesso appellativi del genere) da quello che hai scritto si legge chiaramente, tra le righe ovviamente, che forse, tu fai parte proprio di quella categoria che preferisce non ghettizzarsi, che non ha detto a nessuno della propria omosessualità nascondendosi dietro il solito alibi di essere una persona discreta e riservata o peggio ancora di avere genitori vecchi e ammalati ai quali dichiarando la propria omosessualità li porterebbe subito verso il cammino eterno.
La ghettizzazione avveniva per merito (sic!) di altri, gli ebrei, nei lager nazisti non si ghettizzavano da soli, cosi come gli omosessuali non si attaccavano il triangolo rosa sul petto (era un triangolo, la stella, gialla, era per gli ebrei). Il concetto e il vero significato del termine stesso va ben oltre l’andare solo alle spiagge gay o frequentare solo gay. Queste sono scelte personali non imposte da nessuno, uno si ghettizza SOLO quando si vuole ghettizzare e vuole sentirsi ghettizzato, uno che va nelle spiagge gay lo fa perché VUOLE.
Devo convenire con te che forse sarebbe ora di fare un bell’esame di coscienza e (BIP) il politically correct, ma l’esame di coscienza lo si dovrebbe fare solo per riuscire a comprendere fino in fondo l’importanza della ormai latitante compattezza che, ahimè, diventa sempre più sottile all’interno della comunità LGBT. In Italia ci sono tantissimi gay, dichiarati e non, che votano verso destra e questo per me è assolutamente inaccettabile, non a caso quest’anno, nelle 4 misere sigle che hanno voluto per forza organizzare il pride di Roma, ce n’era una di cui il sottotitolo dice: Gay e lesbiche di centro destra!! Riesci a comprendere la gravità della cosa? Con quale coraggio certi individui creano questi gruppi? E’ vero, siamo in un paese libero ma allora la domanda sorge spontanea: come fanno a pretendere dei diritti da politicanti che nemmeno vogliono parlare di certe cose? E’ come nuotare con la zavorra attaccata ai piedi. La sinistra dal canto suo almeno ci prova a parlarne, senza approfondire più di tanto ma almeno ci prova, poi per colpa di quella massa catto-comunista che sembra essere il gruppo più potente ritira tutto come se niente fosse ed anche questa è una cosa gravissima. Dopotutto, questa sinistra non ha tempo per certe cose, no, lei è troppo occupata a seguire la cronaca rosa del cavaliere.
Ho abbozzato un sorriso quando ho letto che la maggioranza di gay velati e bsx sta bene nel suo guscio protettivo di anonimato. Hai mai fatto quattro chiacchiere con un gay non dichiarato non ipocrita? Io ne conosco a decine che si taglierebbero un dito pur di essere liberi di poterlo dire a casa, al lavoro o agli amici. Apro e chiudo parentesi, la bisessualità per me è la fermata prima di “gay city”. Non ho mai conosciuto un bsx che lascia a casa il compagno per andare a fare sesso con una donna, viceversa ce ne sono milioni. A questo riguardo posso riportare una frase che mi ha particolarmente colpito, ascoltata in un bellissimo film dei primi anni 80’ girato ed ambientato, guarda caso, proprio a New York. Il protagonista in una scena urla al suo interlocutore: “Come fai ad essere fiero di te stesso andando a letto con una donna sapendo che preferiresti stare con un uomo? Come fai a farti rispettare dal mondo se non hai il coraggio di rispettare te stesso? Questo è un film che i gay dovrebbero conoscere a memoria.
Come tu ben sai, la rivolta della comunità a New York è stata una rivolta pesantissima per la città che è stata messa a ferro e fuoco per 3 giorni consecutivi, è stata una rivolta violenta e non credo che la redazione avrebbe pubblicato qualche frase che facesse riferimento e magari istigasse il ripetersi di un tale evento. Questo è stato, un evento, perché dopo quella rivolta la comunità internazionale ha cominciato a riconoscere i gay. Visto che hai nominato lo Stonewall saprai anche che tutta la rivolta è partita grazie ad un travestito che ha reagito ad un poliziotto. Dovremmo ringraziarli i travestiti e invece cosa si fa? Si spara a zero affermando cose alquanto pesanti. La cosa grave è che a fare certe affermazioni spesso sono gay o lesbiche, se lo dice un etero o un “velato” (preferisco il termine represso a velato) non m’importa perché loro non sono nulla nella nostra comunità ma quello che mi fa ribollire il sangue è che lo dicono gay e lesbiche. I travestiti cosi come le transessuali devono essere liberi di vestirsi come gli pare, posso contestare alcuni atteggiamenti delle trans che spesso sono “esagerate” ma perché condannare il gay che va alla parata con pantaloncino corto e perizoma di fuori a petto nudo? Tu non sei mai stato ad un pride per questo forse parli cosi, fa un caldo atroce perché viene fatto sempre in estate. Prova ad immaginare a stare sotto il sole nelle ore più calde e poi camminare dietro i carri. Non tutti vanno alla parata “mascherati” ma perché, per alcuni, si condanna sempre tutta la categoria, questa cosa ha un nome, si chiama qualunquismo.
Forse sei rimasto un po’ indietro quando affermi che i gay frequentano solo gay, ti sbagli di grosso perché ormai avere un amico gay fa “fico” quindi, spesso, i gay invece frequentano donne eterosessuali che si divertono come matte con i gay. Se fossi etero, frequenteresti sempre e solo etero? Allargheresti la cerchia di amici anche a gay e lesbiche? I miei amici etero di una volta non hanno nemmeno un amico gay a parte me, e sono amici che non hanno mai avuto amici gay. Ora ne hanno uno perché questo si è dichiarato e, scusa l’inciso, ne va fiero di essere libero di parlare con la gente per quello che è e non per quello che gli altri vorrebbero che fosse.
Il fatto che spesso i gay dichiarino presunte omosessualità nel mondo dello spettacolo è perché spessissimo sono cose che nell’ambiente si sanno. Perché l’amico dell’amico magari ci è andato a letto o perché è stato visto in un locale gay in atteggiamenti poco straight. E’ vero, non sempre si rivelano vere ma credimi, se la voce gira qualcosa sotto c’è sempre. Guarda R. Martin, 10 anni fa respinse ogni accusa (come se fosse reato) di essere gay, ora 10 anni dopo lo si vede in spiaggia con il compagno o viene fotografato con i suoi gemelli appena nati (nati con l’utero in affitto della sua domestica) e cosa fa? Si dichiara apertamente gay e dichiara di essere fiero di esserlo. A questi soggetti concedo solo l’attenuante del sexy symbol che deve rimanere macho per accaparrarsi tutte le ragazzine che lo seguono. Si tratta di una tattica commerciale, squallida a mio avviso ma pur sempre comprensibile.
Ne abbiamo a bizzeffe di Peter Tatchell, quello che manca a noi è un Anthony Grey: “This is a very sad moment, We have lost a giant of the gay movement!”, questo è quello che è stato detto alla sua morte e questo è quello che ci manca, un gigante come Anthony o come Harvey che morì per la comunità.
Prima di concludere voglio precisare che questa mia non vuole assolutamente essere un attacco personale nei tuoi confronti, vuole soltanto essere una precisazione alla descrizione che sottilmente hai fatto della comunità gay. Da rappresentante della comunità mi sembrava d’obbligo.
Concludo con una frase che arriva dritta al cuore di Fëdor Dostoevskij che recita:
Il segreto dell’esistenza umana non sta soltanto nel vivere, ma anche nel sapere per che cosa si vive.
Ringrazio, come sempre, la redazione.
Jesse De Santis
(11 luglio 2010)
13 Luglio 2020 alle 10:44 #954365anonymous
PartecipanteValerio Larena avrebbe bisogno di uno psichiatra.
Un gay che non si accetta è omofobo e le sue considerazioni sono piene di luoghi comuni.Bella la risposta di De Santis, anche se durante Stonewall non fu la città ad essere messa a ferro e fuoco (e che era, la discesa dei Lanzichenecchi??) ma i moti furono circoscritti alla zona del Greenwich Village. Inoltre le drag queen si ribellarono, ma ad attaccare la polizia furono gli omosessuali che erano scesi in strada (la prima a lanciare la pietra fu una lesbica di colore).
Comunque lodi al De Santis e grazie!13 Luglio 2020 alle 11:33 #954366anonymous
Partecipantegay di destra wrote:si può essere benissimo gay e di destra
niente affatto trollona masochista
è contronatura per un gay italiano essere destrorso
la destra è nemica della comunità glbt e con o senza almadell continueremo sempre a ribadirlo
kiaro??? -
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