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anonymous.
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22 Giugno 2017 alle 10:04 #732587
anonymous
PartecipanteAl Gay Pride ho visto sfilare bandiere dell’ulivo, dei Radicali e dei socialisti. Credo che il movimento del Gay Pride non debba legarsi a nessun partito specifico. Intanto perché dovremmo aver imparato la lezione: la sinistra si è tanto fatta portavoce della nostra “battaglia”, ma poi ha partorito un topolino e pure storpio (i DICO) che per giunta è stato insabbiato nelle paludi del parlamento. Non bisogna allearci con un solo o pochi partiti, ne politicizzare il movimento, ma parlare con tutti: sinistra, centro e destra. Prima perché il mondo GLBT non è solo di sinistra come dice il Berlusca, ma è distribuito su tutti gli schieramenti. In fin dei conti siamo cittadini come gli altri, ed accantonato per un attimo il problema sulla nostra sessualità ed i diritti ad essa da riconoscere, io posso condividere o no la politica della sinistra. Gli psicologi inoltri sono propensi ad affermare che la psicologia del gay è più affine alla politica di centro-destra, il che dovrebbe spigare perché al Gay Pride che sfilava sotto le bandiere della sinistra, mancava più della metà del suo rappresentato. In breve se io sono gay ma sono di destra, non posso votare o sostenere la sinistra solo perché più o meno veramente sostiene la causa dei diritti ai gay, perché nella vita di tutti i giorni ritengo che la sinistra proponga soluzioni per risolvere problemi come le tasse, la disoccupazione, la delinquenza, l’economia e via dicendo, in un modo che non condivido; e la mia sessualità occupa solo una parte, anche se importante, minoritaria della mia vita, a meno che non viva solo per il sesso. Ovviamente stesso ragionamento per un gay di sinistra se a sostenere il gay pride fosse stata la destra. Qualcuno può tirare fuori che nel periodo nazi-fascista i gay insieme agli ebrei finivano nei forni. Beh non è che i comunisti facevamo di meglio (in Russia ci impalavano in piazza), e non è che facciano di meglio oggi, visto che nei paesi a matrice comunista se ci si dichiara gay oggi è a rischio la nostra vita, questo perché i diritti in generale sono calpestati. E guarda caso, sono proprio i paesi a matrice politica di centro/destra dove ci si può dichiarare senza pericolo, dove si possono aprire locali e dove in alcuni casi matrimoni ed adozioni sono permessi. Inoltre oggi si sono scoperte verità nascoste: che tra i gerarchi nazisti di gay, e praticanti, ce n’erano parecchi (l’autore di “TOM of Finland” insegna), ed anche per esperienza mia personale: all’epoca dell’università ho avuto rapporti sessuali completi con almeno 5 esponenti di “Forza Nuova” (che culetti!!! ) e chissà con quanti altri visto che persone di destra ne ho conosciute anche sessualmente. Insomma il vecchio detto “chi disprezza compra” è sempre veritiero. Ma rientriamo da queste divagazioni e parliamo di “strategie politiche”. Se ci affidiamo ad un solo o pochi partiti, non avremo mai la maggioranza necessaria per far passare le nostre proposte in parlamento. Anche se ottenessimo l’appoggio completo della maggioranza al governo non sarebbe sufficiente, perché la legge potrebbe passare ed essere approvata, ma per il principio dell’alternanza in democrazia, qualora alle successive elezione la maggioranza che ci ha appoggiato venisse sconfitta, la nuova maggioranza potrebbe annullare la legge (esattamente come l’attuale governo sta facendo con le leggi emanate dal precedente), avremo cosi dei matrimoni, unioni o diritti ad intermittenza. E questo ragionamento vale indipendentemente dai colori politici di chi ci appoggiasse. Ecco perché se vogliamo veramente vedere riconosciuti i nostri diritti dobbiamo portare alla nostra causa una maggioranza che vada dalla sinistra alla destra, solo così avremo la garanzia che non solo i nostri diritti vengano riconosciuti, ma che tale riconoscimento non sia influenzato dai risultati delle varie elezioni che si succederanno. E per fare questo, prima cosa dobbiamo spoliticizzare il nostro movimento; secondo ricompattare il mondo GLBT che è tutto fuorché unito, sia per la politicizzazione seguita, che per le scelte su come manifestare che non sono condivise; terzo combattere per una corretta e scientifica divulgazione su chi sono le persone che appartengono al mondo GLBT: per educare la società in modo tale che i tabù, le avversità, le ostilità ed i pregiudizi (frutti tutti dell’ignoranza) cadano; quarto parlare e coinvolgere tutti gli schieramenti politici. Finché non faremo questo è difficile che possiamo ottenere qualcosa, o quello che avremo sarai il classico “topolino partorito dall’elefante” e per di più con i piedi d’argilla.
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