non credo alla versione riportata.
Ero fuori itralia, ma conosco sia Graziella che Elena e non le vedo prorio come “aggredenti” di persone. Mi pare invece più ovvia la negazione del palco istituzionale alle realtà non allineate. Parlare è diritto di tutt*, lo fanno pure, con diritto e lecitamente, le “pere” di di alcune sezioni locali di strutture gay nazionali palesemente ancorate ai partiti “siamo tutto ma anche ..oltre?”
Il tutto, car* amic*, è la norma.
Se volete essere NORMALI, ben venga.
Ma non chiedete ad altri di essere come voi, e non nchiedete in un pride nazionale le censure. NELLA FORMA MAGARI AVETE PURE RAGIONI, MA NELLA SOSTANZA MAI.
Il fatto di non essere stati in grado di coinvolgere tutte le realtà nella costituzione dell’evento è colpa principalmente delle sedi locali: evidentementre si è persa la lezione di Torino.
Purtroppo duole constatare che il proprio vissuto sia gestito da “affarini” incompetenti, nominati gestori per fama di famiglia o perché amanti di potenti della nazione…
La CENSURA operata su “Facciamo Breccia” è in linea con i tempi. Parla di coloro che pensano di parlare per tutti, a nome di tutti, ma senza mai dirti nulla in faccia; di coloro che strillano allo spillo per strada mentre vengono crocefissi coi chiodi ai pali.