Le applicazioni social dedicate alla comunità gay hanno cambiato il nostro modo di essere. Grindr, si sa, è stata la prima app gay per i nostri smartphone, essendo stata lanciata per iPhone il 25 marzo 2009. Ci ha consentito di conoscere persone interessanti, di fare tanto buon sesso ed in certi casi di iniziare anche una relazione positiva, ma, lo sappiamo bene, ci ha procurato anche moltissime delusioni. Ma non è questo ciò di cui vogliamo parlare, bensì di un problema riscontrabile semplicemente andando una sera in una discoteca gay d’Italia: la dipendenza da Grindr. Quante volte abbiamo visto amici o semplici frequentatori fissarsi sul proprio cellulare per vedere “chi è online” e chattare con quel ragazzo anziché approcciarlo offrendogli una bevuta o scambiando solo due chiacchiere? O quante volte a cena con amici ti rendi conto che nessuno sta parlando perché, oltre a Facebook, tutti gli altri stanno ossessivamente guardando chi è il ragazzo più vicino e come sia possibile che quel tipo muscoloso a 350 metri il tuo amico non lo abbia mai contattato?
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