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anonymous.
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6 Luglio 2020 alle 8:26 #744831
anonymous
PartecipanteComunicato stampa Arcigay Ottavio Mai “Le preoccupazioni del Card. Poletto”
Come sappiamo, lunedì 28 giugno, il Consiglio Comunale di Torino ha approvato la Delibera con cui si riconoscono le Unioni di coppia basate su vincoli affettivi. La Curia cittadina, poco più di 12 ore dopo, ha subito emanato una nota di commento:“La Delibera comunale sulle unioni di fatto ci lascia molto perplessi e amareggiati anche perché qualcuno l’ha salutata come un traguardo di civiltà da accogliere con orgoglio quasi che la città di Torino debba presentarsi come campione che fa da apripista per una battaglia iniziata da anni e finalizzata ad emarginare passo dopo passo il nucleo essenziale della società qual è la famiglia fondata sul matrimonio.
Già nel Consiglio Permanente del marzo 2007, quando era in discussione in Italia la legalizzazione delle unioni di fatto, i Vescovi italiani avevano dichiarato che «la Chiesa da sempre ha a cuore la famiglia e la sostiene con le sue cure e da sempre chiede che il legislatore la promuova e la difenda». Essa infatti è «una risorsa insostituibile, tutelata dalla stessa Costituzione italiana (artt.29 e 31)». Esprimendo queste valutazioni noi non intendiamo mancare di rispetto a chi sceglie altre forme di legami affettivi, in quanto i diritti individuali della persona sono già ampiamente riconosciuti dall’ordinamento italiano. Ad esempio: nessuna legge impedisce di visitare o accudire il convivente ricoverato.
Non condividiamo la recente delibera comunale in quanto va nella direzione di azioni tendenti a svalutare l’istituto della famiglia. Infatti si enfatizzano vincoli alternativi influendo così su una formazione di mentalità libertaria dove ognuno vorrebbe che ogni sua scelta di vita ottenesse comunque una legittimazione di copertura giuridica. In questo modo il Comune diventa uno strumento di scelte ideologiche. Sarebbe bene, seguendo la Costituzione italiana, che chi ha responsabilità dedicasse il proprio impegno prioritario e le proprie risorse, anche economiche, alla famiglia, quella che con il vincolo matrimoniale garantisce l’unione degli sposi e l’equilibrio affettivo ed educativo dei figli. Siamo un paese in grave crisi demografica e una delle ragioni di questa situazione è certamente l’ annosa carenza legislativa a favore della famiglia sia a livello nazionale che locale. Come Chiesa torinese desideriamo ribadire il massimo rispetto nei confronti
delle persone e delle loro scelte di vita, ma nello stesso tempo, in sintonia con il Magistero del Papa e dei Vescovi italiani, non ci stancheremo di proporre alle giovani generazioni il modello millenario di famiglia che Gesù Cristo ha confermato come il progetto di Dio valido “fin dal principio” (cf Mt 19,8).Con questo intervento desideriamo offrire un contributo alla riflessione di tutti, credenti e non credenti, ricordando che la famiglia non è un valore esclusivamente religioso, ma è radicata nella natura umana ed è pericoloso non sostenerla nella sua stabilità già fin troppo vacillante”. Noi che abbiamo da sempre sostenuto la necessità di politiche di riconoscimento delle unioni di fatto, non possiamo che accogliere molto volentieri l’invito a riflettere espresso dal Cardinale. Solo che vogliamo riflettere a modo nostro.
Fatto salvo il rispetto per la “perplessità” di una parte del clero torinese (che già farebbe bene a non parlare a nome di tutta la Chiesa), non possiamo infatti non notare che Sua Eminenza si rivela molto male informata:
· Il Comune di Torino infatti, sebbene si sia distinto come una delle realtà di
“avanguardia” nel settore dei diritti civili, sul campo delle unioni di fatto, che furono
proposte per la prima volta nel 1989 e rifiutate dalla Sala Rossa, non fa che allinearsi
sulle posizioni di moltissimi altri enti locali, tra i quali i Comuni di Empoli (dal 1993),
Pisa (dal 1996), La Spezia (dal 2006), Bologna (dal 2008), Firenze, Perugia, Pescara,
Tarquinia, Voghera e persino Milano e Padova (dal 2006), dove non vige certo il
dominio delle forze anticlericali. Nella stessa diocesi guidata dal cardinal Poletto, la
città di Cavallermaggiore ha già preceduto Torino da qualche mese.
· Non solo i citati Comuni, ma anche molte Regioni si stanno accorgendo che il
fenomeno delle coppie di fatto merita un’attenzione legislativa: sono state approvate
leggi in tal senso da parte di Calabria (2004), Umbria (2004), Toscana (2004), Emilia
Romagna (2004), Puglia (2006), Liguria (2009). Come si vede, anche qui non esiste
alcun legame tra i governi più o meno ispirati a valori religiosi, e le decisioni prese.
· La delibera del Comune di Torino non intende affatto “svalutare l’istituto della
famiglia”, alla quale non fa alcun cenno, ma soltanto prendere atto dell’altissimo
numero di cittadini convivono secondo forme alternative a quella del matrimonio, e
riconoscere loro i diritti che nessuna istituzione può negare. Per maggior conoscenza del
Cardinale, segnaliamo che, nella nostra Città, ci sono più di 10.000 coppie di fatto
accertate, delle quali 505 sono composte da persone dello stesso sesso, contro le circa
250.000 coppie sposate. Un Comune non può ignorare le scelte del 4% dei suoi cittadini,
e soprattutto non può farlo per rendere omaggio a una parte della Chiesa cattolica.
· Che Torino non abbia alcuna intenzione di svalutare la famiglia, lo dimostrano
gli infiniti provvedimenti concreti che tendono invece a valorizzarla e proteggerla.
Siamo tra i primi nel numero di asili nido, scuole materne, mense scolastiche, scuole
elementari e medie a tempo pieno o prolungato; siamo tra i più avanzati nell’assistenza
sociale alle famiglie in difficoltà; da anni il Comune ha istituito, oltre al tradizionale
sussidio economico, una fitta serie di servizi di “domiciliarità leggera”; da anni
promuove forme di protagonismo della famiglia, quali i “micro-nidi”, le “banche del
tempo”, le solidarietà interfamiliari, le iniziative a basso costo per il tempo libero. Non
ha mai cessato di costruire e ristrutturare case popolari, sia attraverso l’azione ordinaria
dell’ATC, e sia partecipando ad importantissimi progetti di respiro europeo (Urban, The
Gate, Contratti di Quartiere…). La delibera esecrata dal Vescovo, non intende affatto
fare piazza pulita di tutte queste buone pratiche, che sono le risposte vere – non
ideologiche – che una Città può dare alle famiglie.
· Sua Eminenza forse non sa che il dato della “grave crisi demografica” non
riguarda Torino, dove invece, negli ultimi anni, e senz’altro anche grazie alle politiche a
cui abbiamo appena accennato, si sta registrando una tendenza inversa.
· Sua Eminenza forse non sa che negli ospedali, alla faccia dell’assenza di leggi in
materia, è ordinaria esperienza quella di veder negata al convivente, l’assistenza al
proprio compagno malato, e addirittura al corpo del proprio compagno morto.
· Sua Eminenza forse non sa infine cosa dice, quando afferma che la recente
delibera tende ad “una formazione di mentalità libertaria, dove ognuno vorrebbe che
ogni sua scelta di vita ottenesse comunque una legittimazione di copertura giuridica”.
Perché non pensa a quanto il Comune si spenda nel regolamentare la pacifica e sicura
convivenza tra i cittadini, basata su regole democratiche e condivise, e non già sul
capriccio di ciascuno.
Se le preoccupazioni di Sua Eminenza fossero davvero quelle di diffondere i valori del Vangelo, che tutti sappiamo discendere unicamente dal comandamento dell’amore e non dalla semina della zizzannia, userebbe espressioni più caute ed argomentate. E non si affannerebbe come fa da anni, a
contestare una dopo l’altra le azioni del sindaco Chiamparino.
Ma probabilmente le sue perplessità non nascono tanto dall’esame dei singoli atti del Sindaco o
della Giunta di centrosinistra, altrimenti non si sarebbe spinto, come ha fatto alcune volte, in
polemiche che rasentano il grottesco, come quella contro le “notti bianche” o contro le feste di
“Halloween”. Piuttosto avrebbe esercitato imparzialmente il proprio diritto di critica,
stigmatizzando anche tutte le azioni e i programmi di tante forze politiche di altro colore, ben più
lontane dallo spirito evangelico.
Probabilmente i suoi dissapori discendono anche da altro: dal non aver risposto, da parte del
Comune, alle richieste di contributi per la costruzione della nuova chiesa del Santo Volto; dall’aver
interrotto i vecchi sistemi di finanziamento a pioggia alle istituzioni cattoliche; dal non aver accolto
il Papa con gli ossequi che ci si aspettava.
In realtà, monsignor Poletto sembra aver sempre desiderato un sindaco politicamente “cattolico”,
che non faccia di testa sua e si limiti a seguire l’agenda che lui gli vorrebbe dettare.
Non ci possiamo quindi unire semplicisticamente al coro di chi dice che “il vescovo fa il suo
mestiere”, perché in questo caso, è lampante che voglia invece fare il mestiere del Sindaco.
Trascurando l’insegnamento evangelico che recita: “A Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è
di Dio”.
Comitato Provinciale Arcigay “Ottavio Mai” di Torino6 Luglio 2020 alle 10:08 #953763anonymous
PartecipanteSo per certo che, il Cardinale Poletto di Torino non è omofobo! Infatti ha un nipote 40enne omosessuale (…veramente molto facoltoso) che vive a Venezia con il suo giovanissimo compagno Marocchino che ha presentato in famiglia e al Cardinale stesso… 😐
6 Luglio 2020 alle 13:59 #953764anonymous
Partecipante@carson wrote:
So per certo che, il Cardinale Poletto di Torino non è omofobo! Infatti ha un nipote 40enne omosessuale (…veramente molto facoltoso) che vive a Venezia con il suo giovanissimo compagno Marocchino che ha presentato in famiglia e al Cardinale stesso… 😐
il tuo magari è solo un pettegolezzo di poco conto ma cmq siamo sempre alle solite: i gay ricchi possono tutto gli altri si attaccano al tram…
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