Le esperienze sessuali che un maschio biologico può avere con un etero sono difficilmente dimenticabili.
L’etero è infatti il simulacro della virilità: esclusivamente attivo, rozzo, maschio. Animus puro di cui no dobbiamo essere anima, in senso speculare e junghiano.
L’etero infatti possiede il Fallo simbolico, non soccombendo alla castrazione narcisistica che è all’origine della scelta omosessuale. Chi interagisce sessualmente con un etero deve felicemente abbandonarsi ad un ruolo esclusivamente passivo. Questa passività però non deve essere vista come un limite, ma solo come la condizione del godimento.
Sfortunatamente quella che è difficile realizzare con un etero è un’omoaffettività duratura.
La scelta eterosessuale alla fine tende ad assorbirlo completamente. Ma questa scelta sarà foriera anche di una punizione terribile. Convivere con una donna biologica per il resto dei propri giorni non appagherà mai le sue esigenze più profonde e il desiderio di immortalità sublimato nella discendenza cozzerà duramente con le responsabilità reali della paternità – e magari con l’ingratitudine dei figli, che non penseranno mai di essere stati concepiti per essere il bastone della vecchiaia del genitore, anzi…inconsciamente tenderanno sempre a colpevolizzarli per averli messi al mondo, nel caso non siano felici per un qualche motivo.